Supermercati, in arrivo nuovi accordi
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Part-time spezzettati e turni da otto ore con meno di 15 minuti di pausa. È questa la fotografia che emerge da diversi supermercati dell’Alto Adige, dove le condizioni lavorative - pur con alcuni segnali di miglioramento sul piano contrattuale - restano poco attrattive.
In molti punti vendita del capoluogo altoatesino, ad esempio, i dipendenti sono impiegati con formule di part-time verticale su tre giorni oppure con turni distribuiti tra mattina, pomeriggio e sera, intervallati da lunghe pause centrali. Una modalità organizzativa che, di fatto, estende la presenza lavorativa sull’intera giornata. Non mancano casi in cui, su turni di otto ore, la pausa pranzo si riduce a 10 o 15 minuti, ben lontana da quella che comunemente si considera una pausa adeguata. D’altronde, la legislazione lo permette. -
I due accordi
Il contesto contrattuale è quello della grande distribuzione legata a Federdistribuzione, dove proprio in questi mesi potrebbe chiudersi una trattativa aperta da anni con Aspiag (Despar) per un contratto integrativo aziendale. Un accordo già presente a livello territoriale che i sindacati puntano ora a estendere su scala nazionale. “Questo porterebbe a migliori condizioni di lavoro per tutti i dipendenti di Aspiag in Italia”, spiega a SALTO Sarah Spagnuolo, sindacalista di Filcams/Cgil di Bolzano.
Un altro passo avanti inoltre verrà compiuto nelle prossime settimane con il raggiungimento di un contratto integrativo nazionale per i dipendenti della catena Lidl. “Anche in questo caso verranno migliorate alcune condizioni rispetto al contratto collettivo - sottolinea Spagnuolo - ad esempio la regolamentazione del part-time, delle pause e, più in generale, dell’equilibrio tra vita e lavoro”. Proprio a inizio anno ha aperto a Bolzano il secondo punto vendita Lidl, nella zona di Prati di Gries, subentrando a Mpreis, inaugurato nel 2021 e chiuso la scorsa primavera. -
I nodi irrisolti
Tuttavia, se gli accordi rappresentano segnali positivi, restano diffuse le criticità. Tra queste spicca il cosiddetto “part-time spezzato”. “Se per un full-time una pausa di un’ora può risultare sostenibile, per chi lavora quattro o cinque ore al giorno trovarsi con due ore di interruzione significa, di fatto, impegnare l’intera giornata per lavorare” dice ancora Spagnuolo. “Spesso si tratta di part-time involontario. È il caso di alcune realtà della grande distribuzione, come Esselunga, che nelle offerte di lavoro indicano contratti da almeno 24 ore settimanali distribuite su tre giorni, con turni da otto ore concentrati anche il sabato e la domenica”, precisa.
Il tema diventa particolarmente sensibile per chi rientra dalla maternità. “Alle volte vengono assegnati turni pomeridiani o di chiusura del negozio, difficili da conciliare con gli orari delle scuole dell’infanzia”, evidenzia Spagnuolo. In Alto Adige, nel settore commercio (quindi non solo in quello dei supermercati), si registra infatti un tasso molto elevato di dimissioni entro un anno dalla nascita di un figlio. “Stiamo parlato del 70-80% di donne che lasciano la posizione entro l’anno del neonato. Questo anche perché l’Inps garantisce la Naspi ai genitori che decidono di dimettersi volontariamente entro un anno dalla nascita del figlio perché non riescono a trovare un equilibrio con il lavoro”, dice ancora Spagnuolo.
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Sul piano normativo, le questioni delle pause brevi e degli orari dei turni restano nodi aperti. “La normativa non stabilisce, ad esempio, un’ora obbligatoria di pausa pranzo”, osserva la sindacalista. “I lavoratori firmano clausole di flessibilità ed elasticità che consentono all’azienda di modificare l’orario, trasformando turni teoricamente brevi in giornate di fatto estese. I casi più frequenti - prosegue Spagnuolo - restano quindi quelli dei part-time ‘fittizi’”.
Secondo la sindacalista il settore diventa sempre meno attrattivo, soprattutto per i giovani. “Si lavora sei giorni su sette, con turni non garantiti, anche la domenica e nei festivi. Non c'è equilibrio con la vita privata. A livello locale - conclude Spagnuolo - i supermercati presenti sono così tanti che due contratti integrativi non basteranno a migliorare le condizioni di centinaia di lavoratori”.
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Im Gnaden-losen -P r e i s -…
Im Gnaden-losen -P r e i s - r e n n e n- um die Kunden, bei dem -s i e- sich in den Medien dauernd -n e u t r a l i s i e r e n-, werden die Lieferanten aber auch die Mitarbeiter ausgequetscht ... ...!!!
Molto interessante. La…
Molto interessante. La contrattazione in Sudtirolo è migliorativa e si cerca di estenderne i risultati anche alle filiali di ASPIAG in Italia. Se questo non depone a favore dell’incentivazione della contrattazione territoriale, non so cos’altro possa farlo. Mi sembra abbastanza ovvio che la carenza di manodopera favorisca la negoziazione di condizioni di lavoro di qualità. È vero: la corsa al prezzo più basso penalizza anche le persone che vi lavorano e l’ecologia.
Das wäre also eine Umkehrung…
Das wäre also eine Umkehrung des Prinzips (nämlich dass zunächst nationale Kollektivverträge abgeschlossen wurden, bevor man mit den Verhandlungen zu den territorialen Abkommen begonnen hat). Wie wir ja wissen, erwiesen sich die nationalen Verhandlungen oft über Jahre hinweg als sehr zäh und die ausgehandelten Ergebnisse entsprachen nicht immer den Bedürfnissen der Bediensteten. Irgendwie waren die Arbeitnehmer und Arbeitnehmerinnen dadurch ein wenig die Gelackmeierten. Aber dieses Beispiel zeigt, dass es auch anders geht. Wenn 2 Platzhirsche im Handelssektor den umgekehrten Weg gehen, entsteht plötzlich Konkurrenz (in diesem Fall um die Arbeitnehmer und Arbeitnehmerinnen) und belebt daher das Geschäft im Bereich der Kollektivverträge und Zusatzabkommen. Ich meine, wenn 2 so große Handelsketten deutlich bessere Vertragsbedingungen für die Bediensteten bieten, so werden die anderen Handelsbetriebe und Handelsketten unweigerlich nachziehen müssen... Also momentan ist es, so wie ich verstanden habe, nur auf 2 große Handelsbetriebe, die vornehmlich im Lebensmittelsektor aktiv sind, beschränkt (aber sie verkaufen teils auch andere Waren, z.B. Kosmetika, Drogerieprodukte, gängiges Autozubehör, Küchenuntensilien usw.). Angehende Bedienstete haben also eine konkrete Wahlmöglichkeit wo sie vorzugsweise beschäftigt werden möchten.
Was aber auch zu Bedenken ist, kleine Handelsunternehmen werden sich oft schwer tun bei den Bedingungen, die die größten Handelsketten haben, mitzuhalten, vor allem in finanzieller Hinsicht. Kleinere Handelsunternehmen haben jedoch den Trumpf der persönlichen Beziehung zu den Bediensteten in der Hand, was auch nicht zu unterschätzen ist... (wer ist schon gerne nur eine Nummer?)