L'Italia campione d'Europa
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In Italia, su un totale di 160 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti trattati, vengono riciclati ben 137 Mt, illustra il Rapporto 2025 „Il riciclo in Italia“, curato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile. Impressionante: l’Italia riesce a riciclare niente di meno che l’85,6% dei rifiuti gestiti, a fronte di una media UE del 41,2%. La Germania ricicla appena il 42%. Per l’economia circolare in senso stretto è significativo il tasso di utilizzo circolare, cioè il recupero di materia, che nel 2024 in Italia si è attesstato al 21,6%, a fronte di una media UE di soli 12,2% di materie riciclate e riutilizzate come tali. La Germania si ferma al 15%, la Spagna al 7,4%.
Guardando il recupero degli imballaggi si registra un tasso di riciclo effettivo del 76,7% nel 2024, in crescita dal 2023. L’Italia in questo riguardo di nuovo supera ampiamente gli obiettivi europei fissati per il 2025 sul 65%, e anche quelli del 2030 fissati sul 70%. In generale, i target di legge per il recupero di materiale sono in Italia ampiamente superati per tutti i tipi di imballaggi, inclusi quelli di plastica.
L’industria del riciclo per l’Italia è quindi particolarmente strategico, non solo dal punto di vista ambientale per il risparmio di risorse, di emissioni, di discariche e di inceneritori, ma per la competitività della manifattura italiana che importa la quasi totalità delle materie prime vergini che impiega e cosí risparmia costi enormi.
Il Rapporto 2025 „Il riciclo in Italia“ segnala però anche due problemi nel settore del riciclo. Da una parte la crisi nel riciclo delle plastiche, dall’altra parte la difficoltà a riciclare i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche (RAEE), che sarebbero una miniera di materia prima preziosa. Data la crescente difficoltà di approvvigionarsi di queste materie prime – pensiamo ai metalli delle terre rare – è costoso e rischioso sprecare tanta materia, con tassi di raccolta che si aggirano sul 30% e quindi con quantità insufficienti per allestire grandi impianti per il riciclo avanzato.
Per inquadrare bene l’importanza del settore vale la pena ricordare due dati generali sul consumo di materiali. L’Italia nel 2024, per far funzionare le sue industrie, i suoi servizi e le costruzioni ha impiegato qualcosa come 480 milioni di tonnellate di materia, dal rame all’alluminio, dalla carta alla plastica, dal cemento al legname. Oltre il 46% di queste materie viene dall’importazione. In un‘economia trasformatrice, ma priva o quasi di materie prime, questa è una forza, ma in momenti di incertezza geopolitica potrebbe diventare anche una debolezza.
Il mondo nel 2023, stando al Global Resource Outlook der UN, ha superato per la prima volta la soglia di 100 miliardi di tonnellate di materia, tendenza in crescita, mentre secondo il Circularity Gap Report la quota di materiali secondari, recuparati dal riciclo, è sceso dal 9,1% (2018) al 7,2% (2023). Ogni persona in media consuma per anno 11,8 tonnellate di materiali, ma i cittadini dei paesi industrializzati ne consumano 6 volte quanto quegli dei paesi del Sud. Un aspetto fondamentalmente incompatibile con criteri seri di sostenibilità. Quindi, non solo urge la transizione energetica, ma anche quella del materiale, riciclandolo. L’Italia, pur trovandosi fra i paesi all’avanguardia, ha ancora tanta strada da fare verso un’economia circolare.
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