Palladio a Palla!

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SALTO: Come è nato il vostro gruppo?
Francesca Remigi: Abbiamo cominciato a suonare insieme nell’estate del 2021, quando io e il nostro vibrafonista Paolo Peruzzi siamo tornati in Italia da Boston, dove entrambi lavoravamo per il Berklee College of Music. Rientrati a casa ci siamo trovati a Verona per una suonata coinvolgendo anche Luca Zennaro, che oggi è il chitarrista della band. Ci siamo subito iscritti al Conad Jazz Contest, e proprio per questa occasione abbiamo scelto il nome che ancora ci accompagna.
In breve direi che il tutto è nato in maniera molto spontanea dalla voglia di fare musica insieme, e ancora di più dalla sfida di costruire un repertorio condiviso dedicato a un organico insolito, perché chitarra, vibrafono e batteria non costituiscono esattamente la formazione canonica quando si tratta di gruppi jazz. In ogni brano dobbiamo trovare soluzioni alternative per sopperire all’assenza di un basso, risultato che spesso otteniamo sconfinando nell’elettronica.
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(c) gogoducks
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Il vostro primo album, Palladio a Palla!, è un omaggio alle ville progettate da uno dei più celebri artisti del Cinquecento. Da dove è arrivata l’idea di prendere ispirazione dall’architettura nella composizione musicale?
Il punto di partenza è stato il legame territoriale con il Veneto, assieme alla mole di materiale su Andrea Palladio messo a disposizione da Paolo grazie a suo zio, che lavora come architetto. In aggiunta, altri elementi che ci hanno spinto a indagare la dicotomia musica-architettura sono i trattati che altri musicisti hanno scritto sull’argomento, come ad esempio gli studi di Iannis Xenakis o del jazzista berlinese Christopher Dell, solo per citarne alcuni. Abbiamo letto molti di questi testi e ci è sembrato che il discorso sul Palladio si riconnettesse perfettamente al concetto di traduzione matematico-geometrica per cui i parametri architettonici diventano musica.
Quindi, secondo il vostro processo creativo, come si traduce l’architettura in suono?
La scrittura per noi è una parte di progettazione molto razionale, ma allo stesso tempo è anche molto di più. Per il nostro primo album abbiamo selezionato nove ville palladiane, studiandone le metrature per estrapolarne una serie di sequenze numeriche che in seguito abbiamo convertito in intervalli e metriche; su queste misure abbiamo costruito le nostre composizioni. Alcuni brani hanno una discendenza puramente matematica, altri invece derivano da un lavoro più intimo, legato alle esperienze emozionali che abbiamo vissuto visitando in prima persona i capolavori del Palladio.
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Grazie al video mapping, i concerti dei GOGODUCKS sono caratterizzati da una componente visiva di grande impatto, anch’essa legata alla dimensione architettonica. In cosa consiste questa tecnica?
Sergio Zacco: In sostanza il video mapping permette di proiettare contenuti video su una superficie irregolare, seguendone il profilo geometrico e mostrandola per così dire sotto un’altra luce, trasformata nella forma, nello scopo e nel ruolo. Non si tratta della mera trasposizione di un contenuto sull’equivalente di una tela bianca, quanto piuttosto di creare un connubio perfetto tra le immagini proiettate e la configurazione formale del supporto.
Durante un concerto di presentazione del disco abbiamo avuto l’occasione di utilizzare il video mapping sulla facciata del Ninfeo a Villa Barbaro, ed è stato magnifico. In quel caso è bastato un sopralluogo per farci innamorare dell’arco centrale della struttura, e abbiamo capito subito che il video avrebbe dovuto dare l’impressione che ci fosse qualcosa a muoversi al suo interno.
La parte visiva è generativa.
Perciò, nell’ambito dei vostri live show, qual è il punto di contatto fra la componente uditiva e quella del visivo?
La parte visiva è generativa. Significa che, al contrario di un filmato che ha un inizio e una fine ben precisi, i video di cui mi occupo vengono generati in tempo reale grazie a svariati algoritmi e input, tra cui l'audio prodotto dai musicisti e altri parametri che controllo dal vivo. Inoltre, come lo è la musica, anche i contenuti visuali sono ispirati ai concetti matematici, geometrici e di simmetria utilizzati nelle architetture palladiane.
In altre parole, più che rappresentare qualcosa di concreto e ben definito i video che realizzo sono pure suggestioni estetiche poste ad accompagnare la performance musicale, che deve in ogni caso rimanere il fulcro dei concerti live.