Dal primo all'8 giugno 1946
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Breve sommario delle puntate precedenti
Quando è passato da poco un anno dalla fine della guerra, la situazione in Alto Adige è ancora confusa e piena di contraddizioni sul piano politico, mentre faticano assai a rimarginarsi le ferite morali e materiali inferte dal conflitto e dalle dittature che l’hanno partorito.
A Bolzano soprattutto il vecchio centro porta ancora i segni dei bombardamenti alleati, ma i muri delle case non sembrano meno precari dell’assetto istituzionale che la Provincia dovrà assumere nel futuro.
In realtà i quattro ministri degli esteri delle potenze vincitrici, URSS, USA, Francia e Inghilterra, una decisione che pareva definitiva sul confine nord dell’Italia l’avevano già presa e comunicata a metà del mese di settembre, dopo una delle periodiche riunioni destinate a preparare i termini della Conferenza di pace. Avevano stabilito che il confine del Brennero sarebbe rimasto a segnare lo spazio tra Italia e Austria, così come si era stabilito nel 1919. Una decisione che non aveva per nulla infiacchito i tentativi di rimettere in discussione l’intero assetto della regione portate avanti in parallelo dal rinato governo di Vienna e dai sudtirolesi. Una pressione esercitata vari livelli, con le grandi manifestazioni di popolo svoltesi in Alto Adige e nel Tirolo del Nord con i contatti diplomatici, le petizioni, la predisposizione di materiali e documenti. Uno sforzo che parve ottenere qualche risultato nella primavera del 1946, quando i rappresentanti alleati fecero capire di essere disposti a riconsiderare la questione ammettendo l’esame di una proposta austriaca per quelle che furono definite “minori rettifiche di confine”. Si trattava, in buona sostanza, nella parte nord-orientale della provincia, con la Val Pusteria considerata essenziale per i collegamenti ferroviari fra il Tirolo e Vienna. Alla fine del mese di maggio del 1946 il Ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber presenta il suo progetto alla riunione dei sostituti dei ministri degli esteri. La posizione italiana, totalmente contraria, viene sostenuta dall’ambasciatore Nicolò Carandini. Vienna prevede che passi all’Austria quasi un terzo del territorio altoatesino con alcune decine di migliaia di abitanti; tutta la Pusteria e l’alta valle d’Isarco sino al Brennero. La questione viene rinviata all’esame dei ministri per la riunione già convocata a fine giugno. Le perplessità sulla mossa di Gruber crescono tuttavia sia tra gli alleati che a Bolzano e Roma. In Italia tutta l’attenzione è però concentrata di ultimi giorni di campagna elettorale in vista del voto per la Costituente e il Referendum Repubblica-Monarchia.
Foto: Wikimedia -
Da sabato 1 a domenica 8 giugno 1946
1 giugno. Bolzano. Un documento firmato da Erich Amonn per la SVP e da Ludwig Ratschiller per il Partito Socialista Sudtirolese (SPS) chiede che la voce della minoranza venga ascoltata dai rappresentanti delle potenze vincitrici. I sudtirolesi vogliono il diritto all’autodecisione.
2 giugno. Bressanone S.Andrea. Due giovani muoiono mentre manipolavano una bomba d’aereo inesplosa per ricavarne l’esplosivo.
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Bassa Atesina “repubblicana”
2 giugno. In Italia si vota per il referendum monarchia repubblica e per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente. Gli italiani scelgono il regime repubblicano con 12.718.641 voti pari al 54,27%. Dopo qualche polemico contrato e alcune tensioni il re Umberto di Savoia lascia l’Italia.
Il voto per la Costituente premia la DC che ottiene il 35,2% dei voti. Seguono il PSI con il 20,7% e il PCI con 18,9%.
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In provincia di Bolzano, territorio considerato come “conteso” dagli Alleati non si vota, come del resto nella Venezia Giulia e in Istria.
C'è però un’eccezione costituita da quella parte di Alto Adige, il cosiddetto “Mandamento di Egna”, o Bassa Atesina che dir si voglia, assegnata nel 1927 da Mussolini a Trento quando fu creata la Provincia di Bolzano. La divisione è ancora in vigore e nei comuni di questo territorio si vota. La SVP nei giorni precedenti ha invitato i suoi seguaci a astenersi o a deporre nell’urna una scheda bianca.
Risalire all’esito della votazione nei comuni del territorio che va da Bronzolo a Salorno non è facile. Le statistiche ufficiali ignorano, chissà perché, queste località. Occorre affidarsi alla stampa di Trento (Liberazione Nazionale, quotidiano del CLN) visto che anche l’Alto Adige di Bolzano non ne parla.
Ed ecco alcuni risultati. Per il referendum il voto ricalca quello di tutto il Trentino. Netta prevalenza della scelta repubblicana a Termeno con 87 voti contro i 26 monarchici. Così anche a Bronzolo con 484 voti per la repubblica e 57 per la monarchia, A Egna 542 per la repubblica e 164 per la monarchia. A Magrè 221 voti repubblicani e 77 monarchici.
Per quel che riguarda invece il voto per la Costituente a Egna la DC, con 412 voti, “doppia” i socialisti con 212. Staccati i comunisti con 22 voti e i laici con 18. Meno pesante il distacco a Salorno dove la DC prende 435 voti ma i socialisti la seguono dappresso con 352. La proporzione si inverte addirittura a Bronzolo con i 328 voti dei socialisti e i 202 dei democristiani.
I dati vanno presi con beneficio di inventario. La SVP ha chiesto ai suoi seguaci di astenersi e molti lo fanno. A Egna votano in 721; due anni dopo, alle politiche del 1948 i votanti saranno 1595, il doppio e 866 di questi voti andranno alla SVP. Stessa cosa, più o meno a Salorno con 1650 votanti nel 1948 contro i 1001 del 1946 e oltre seicento voti alla SVP.
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3 giugno. Bolzano. Il Dolomiten accusa il giornale Alto Adige di falso. Avrebbe inventato di sana pianta un telegramma spedito dall’organizzazione antinazista sudtirolese Andreas Hofer Bund agli Alleati e nel quale veniva criticata duramente la proposta austriaca delle minori rettifiche di confine.
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All’ombra del big Ben
4 e 5 giugno. Londra. Alla Camera dei Comuni si apre un ampio dibattito sulla politica estera, tra i temi toccati c'è anche quello del confine del Brennero e questa volta a prendere la parola sono alcuni tra i maggiori esponenti politici del Regno Unito.
La perorazione più appassionata a favore di un ritorno dell’Alto Adige all’Austria arriva da uno dei grandi protagonisti della storia mondiale del 900: Winston Churchill. Da sempre impegnato a sostenere la causa dei sudtirolesi il vincitore del secondo conflitto mondiale imposta la sua perorazione sul primato dei diritti morali i popoli a scegliere il proprio destino.
Non posso dire - afferma - di essere rimasto soddisfatto apprendendo dalla stampa che una tra le prime questioni risolte con decisione unanime a Parigi è stata quella di confermare l’assegnazione del Tirolo austriaco l’Italia. L’opinione di molti uomini liberali in diversi paesi che quella decisione fu una delle peggiori assunte con il trattato del Trianon, che a sua volta non rimane certo come un modello di saggezza negli annali europei. Non voglio certo nascondere il fatto che a suo tempo Hitler e Mussolini, dopo aver analizzato l’intera questione, decisero di confermare quella decisione, ma non vi è dubbio che quei due figuri oggi non abbiano più voce in capitolo. La frase che io stesso ho contribuito a far inserire nella Carta Atlantica, e che vieta il trasferimento di territori contro la volontà delle rispettive popolazioni, si è dimostrata, in molti casi, del tutto inapplicabile e comunque non riguardante i territori nemici. Mi sembra d’altronde che non vi sia in tutta l’Europa un caso come quello del Tirolo austriaco nel quale la Carta Atlantica e la successiva Carta delle Nazioni Unite possano meglio adattarsi ad un popolo che vive in una realtà così ben definita e che oggi è oggetto del generale riassetto postbellico. Perché mai negare agli abitanti di questa terra ricca di montagne di bellezze, la terra del patriota Hofer, il diritto di decidere del proprio destino? Perché non dare loro il diritto di decidere il proprio destino con un plebiscito sotto il controllo delle Grandi Potenze? Lasciate che opponga questa domanda: non è illogico applicare due criteri diversi dal punto di vista etnico per Trieste e la Venezia Giulia da un lato per il Sudtirolo dall’altro? Il governo sovietico ovviamente è disposto a ignorare il fattore etnico in ambedue i casi. Capovolgiamo il ragionamento: non vi è alcuna ragione per la quale il Governo non dovrebbe esprimersi a favore di una restituzione del Sudtirolo all’Austria. Abbiamo sostenuto, assieme agli altri Alleati, il principio dell’indipendenza dell’Austria, considerata questa come l’Austria prima dell’Anschluss, ma questo non vuol dire che ad essa non possa andare ad aggiungersi il Sudtirolo se questa dovesse essere la volontà della popolazione di quella terra.[...] tutti i principi liberali che noi proclamiamo e sosteniamo - e l’applicazione di questi principi liberali è la speranza fondamentale per l’Europa- sarebbero smentiti se il Sudtirolo venisse assegnato all’Italia contro la volontà dei suoi abitanti".
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A Churchill risponde, in chiusura di dibattito, il primo ministro Clement Attlee, l’uomo che, a poche ore dalla fine vittoriosa dalla guerra, lo ha costretto, in seguito alla vittoria elettorale dei laburisti, a lasciare il numero 10 di Downing Street. Anche in questo caso, come era avvenuto nel dibattito ai Lord s’del febbraio precedente, il rappresentante del governo inglese si guarda bene dall’esprimere una posizione netta a favore dell’uno dall’altra parte.
Tra le questioni sollevate - dice Attlee - c'è anche quella del Sudtirolo, messa in rapporto con la questione di Trieste. Parlando in termini generali, è vero, in effetti, che dovrebbe essere adottata una linea che permette alle popolazioni di autogovernarsi, ma è altrettanto vero che, in un teatro complicato come quello europeo, raggiungere questo scopo rappresenta toccare la perfezione. Allora quando si ha a che fare con questioni di tipo etnico, occorre tenere nel debito conto anche considerazioni di tipo economico. Occorre aver memoria del fatto che alcune delle linee tracciate, io credo con le migliori intenzioni, all’indomani della prima guerra mondiale erano etnicamente perfette ma economicamente assurde. In tutte queste situazioni occorre, io credo, un bilanciamento delle varie considerazioni".
4 giugno. Bolzano. In una città parzialmente distrutta dai bombardamenti il problema della casa è drammatico. Ci sono sfollati che dormono nelle baracche dell’ex campo di concentramento, altri in rifugi di fortuna. E le case esistenti sono sempre più care. Gli inquilini delle case popolari e Semirurali protestano per gli aumenti dei canoni. Per le case dell’INCIS l’aumento - precisano le autorità - sarà del 130 per cento. Anche mangiare può essere difficile. La Commissione Provinciale prezzi impone un calmiere con l’adozione di menù a prezzo fisso nei ristoranti altoatesini.
4 e 5 giugno. Londra. All’indomani del dibattito sull’Alto Adige alla Camera dei Comuni, l’ambasciatore italiano Nicolò Carandini, l’uomo che avrà un ruolo determinante nella composizione dell’Accordo Degasperi Gruber, incontra i rappresentanti austriaci, l’ambasciatore a Londra Schmid e il Ministro Gruber. Dai contatti emerge un quadro che contraddice almeno in parte quanto detto nella riunione dei Sostituti del 30 maggio. Gruber conferma che l’Austria continuerà a chiedere il ritorno dell’Alto Adige nel seno della madrepatria.
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7 giugno. Londra, Riunione dei sostituti del Ministri (Jebb Gran bretagna, Dunn USA, Gusev URSS e Couve de Murvilles Francia). Si discute a lungo delle richieste austriache.
7 giugno. Londra. Carandini incontra anche il Ministro inglese Ernest Bevin e così ne scrive in un telegramma a De Gasperi.
Circa Alto Adige è evidente in lui (Bevin NdR.) effetto crescente pressione opinione pubblica inglese e preoccupazione rafforzare baluardo austriaco con soluzione che nel contempo soddisfi morale Austria e la inclini gravitare in futuro verso Italia e Mediterraneo anziché verso Europa Centrale. Avendogli obiettato errore commesso includendo trattato di pace italiano rivendicazioni Austria che gli sono assolutamente estranee mi ha dichiarato essersi impegnato a minori rettifiche e di essere favorevole a soddisfare nell’eventualità Austria entro questi limiti. Egli sa che Russia è favorevole rispetto statu quo ma personalmente considererebbe atto lungimirante saviezza politica nostra accettazione compromesso che dovrebbe evidentemente concretarsi nella concessione Pusteria. Circa atteggiamento americano gli risulta favorevole a simile soluzione. A parte complessa motivazione suo atteggiamento e pur rendendosi conto nostre ragioni, ha concluso affermando che praticamente gli riesce difficile fondare su criteri etnici nostra difesa Trieste e prescinderne rovesciando argomentazione in Alto Adige. Segnalo alla E.V. gravità di questa propaganda che va consolidandosi e che ogni valido argomento sembra impari a controbattere. Mi adopero in sede politica per suscitare ogni possibile influenza nostro favore. In questa compromessa situazione fattore americano potrebbe assumere valore decisivo quando passasse nei nostri riguardi dalla flessione sistematica su formula conciliativa ad una ferma presa di posizione
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