Economia | La legge

Lex Twenty, chi guadagna e chi perde?

Così un emendamento ridisegna gli equilibri del commercio in città. Il gruppo Aspiag ottiene 4.000 mq di superfici commerciali e ci farà un negozio di sport grazie ai Podini. Il Twenty perderà 1.700 mq. Sanatoria di fatto per il Centrum di Tosolini.
Interspar
Foto: Tamás Józsa
  • Mettere d’accordo tre litiganti – e chiudere una delle partite urbanistico-commerciali più pesanti degli ultimi quindici anni – non era cosa semplice. Anche perché uno dei tre, il gruppo Podini, grazie al Twenty stava beneficiando da molti anni di un grande vantaggio costruito su atti amministrativi che la giustizia amministrativa ha poi giudicato in parte illegittimi. Eppure, tra ripartizione economia e uffici legislativi della Provincia, è riuscito un piccolo capolavoro di ingegneria burocratica che mette al riparo Palazzo Widmann dai risarcimenti milionari che avrebbe dovuto dare al gruppo Tosolini, e, soprattutto ad Aspiag/Despar. Se quello iniziale fu un pasticcio normativo tra i più pasticciati di sempre che premiava incomprensibilmente uno degli attori del mercato, ora si distribuiscono pani, pesci, concessioni e licenze in modo che nessuno abbia più da ridire. Comprese le associazioni di categoria.

     

    “Non cambia minimamente” l’impianto già approvato nei mesi scorsi.

     

    La terza commissione legislativa del Consiglio provinciale ha dato ieri (23 marzo) il primo via libera all’emendamento inserito nel disegno di legge sulle variazioni di bilancio, che contiene anche le modifiche alla cosiddetta “lex Twenty”. Formalmente si tratta di una correzione tecnica. Nella sostanza, come conferma il presidente Arno Kompatscher, “non cambia minimamente” l’impianto già approvato nei mesi scorsi. “Anche stavolta abbiamo coinvolto Hds/Unione e Confesercenti. E abbiamo avuto un nulla osta anche da parte loro”. Così il Landeshauptmann.
    “Due anni fa, appena insediato - racconta l’assessore Marco Galateo - ho iniziato subito a lavorare su questo fascicolo che era aperto dal 2012. Ascoltato il mercato insieme ai tecnici della provincia e le aziende coinvolte abbiamo trovato una formula di soluzione condivisa che metteva fine a richieste di risarcimento a danno della provincia per potenzialmente circa mezzo miliardo di euro. Al bilancio di dicembre abbiamo ricevuto anche il plauso dell’opposizione per la trasparenza nella gestione di tutta la questione (dichiarazione microfono di Kollensberger). Abbiamo difeso la norma a Roma in sede ministeriale, perché sembrava che venisse impugnata. Ora finalmente è passata in commissione e siamo molto convinti che passi anche in aula con le modifiche richieste dal ministero per porre finalmente fine ad un annosa questione creata 15 anni fa dal pd in comune e provincia.”

    La norma, dunque, va a ridisegnare gli equilibri tra i grandi operatori del commercio bolzanino. Per il consigliere di opposizione Paul Köllensperger si tratta invece di “un’altra norma ad hoc: manca solo il numero di telefono dei protagonisti”. E su questo non c'è alcun dubbio.

  • Foto: Google Street View
  • Ma che cosa fa, in concreto, questo emendamento?

    Detto nel modo più semplice possibile: la norma consente, all’interno delle zone produttive, di trasformare una parte delle superfici oggi utilizzate per attività limitate – ad esempio il commercio di beni ingombranti, l’unico normalmente consentito in quelle aree – in vero commercio al dettaglio. Il passaggio è tecnico, da destinazione “f” a destinazione “c”, ma l’effetto è molto concreto: non si costruiscono nuovi metri quadrati, ma si cambia il loro valore economico.

    Questa trasformazione può avvenire solo in contesti molto specifici: strutture già esistenti, inserite in complessi commerciali in zona produttiva, e solo una volta. In più, la norma introduce anche un meccanismo di “accorpamento”, cioè la possibilità di concentrare superfici commerciali già esistenti nello stesso immobile come avviene per il Centrum di via Galvani (Tosolini) o in immobili contigui (come avverrà per Aspiag/Despar)

    Il risultato è che, aumentando di poco (relativamente) la superficie complessiva, si possono spostare, trasformare e redistribuire metri quadrati commerciali tra diversi operatori. Ed è proprio qui che, secondo Köllensperger, sta il punto politico della vicenda: il passaggio da produttivo a commerciale “aumenta il valore” delle superfici e finisce per tradursi in una compensazione per chi aveva titolo a far valere pretese pesantissime contro Provincia e Comune.

  • Il cuore dell'operazione

    Il cuore dell’operazione riguarda il riequilibrio tra il Twenty e Aspiag. I numeri, forniti dalla direttrice di ripartizione Manuela Defant, sono chiari: il gruppo Aspiag potrà ottenere 3.930 metri quadrati aggiuntivi di superficie commerciale, mentre il Twenty dovrà ridurre le proprie superfici di 1.590 metri quadrati, con un termine di 18 mesi per adeguarsi. Gli spazi per Aspiag potranno essere collocati in immobili contigui alla grande struttura di vendita esistente, cioè nell’area dell’Interspar di via Buozzi (l’edificio in questione dovrebbe essere quello nella foto, ndr). Non quindi nuovi centri commerciali, né espansioni corpose: la logica è quella di un intervento che redistribuisce superfici già esistenti modificando la destinazione d’uso.

    Ma dove sta il vero elemento risarcitorio? Secondo quanto si è potuto apprendere, le superfici accanto all’Interspar saranno acquistate dal gruppo Podini e cedute gratuitamente al gruppo Despar che avrà quindi 4.000 mq di superfice commerciale al dettaglio, con un valore molto più alto rispetto a quello odierno. E Aspiag le utilizzerà per un nuovo grande punto vendita, probabilmente nel settore sportivo, affidato ad una grande catena, tenendo inalterata la zona logistica di via Buozzi che nei piani originari avrebbe dovuto ospitare il nuovo centro commerciale da 50.000 mq. Allo stesso tempo, il Twenty dovrà ridurre una parte della propria superficie commerciale, verosimilmente intervenendo sulle attività meno performanti o in scadenza.

     

    Aspiag cresce, il Twenty si ridimensiona senza essere messo in discussione e il Centrum viene regolarizzato.

     

    Se il capitolo Aspiag è la vera novità che sposta un po' gli equilibri, quella del Centrum è una sorta di sanatoria di fatto. Ed è anche il passaggio più delicato. “Questa norma consente al Centrum di regolare alcune situazioni”, dice Defant. Ma soprattutto aggiunge: “Di fatto la norma consentirebbe al Centrum di continuare a fare quello che sta facendo oggi”. I numeri sono altrettanto chiari: la norma consentirebbe formalmente circa 3.050 metri quadrati di superficie commerciale, ma di questi 2.750 metri sono già oggi utilizzati in quella forma.

    Un passaggio che si intreccia direttamente con una recente sentenza del TAR, che aveva dato ragione al Comune di Bolzano ritenendo ancora una volta illegittime le autorizzazioni commerciali del Centrum. In linea teorica, quella decisione imporrebbe all’amministrazione Corrarati di intervenire. In pratica, però, il nuovo quadro normativo potrebbe modificare radicalmente lo scenario. Se il ricorso del Centrum contro la sentenza del TAR dovesse proseguire, come pare, e nel frattempo la legge entrasse in vigore, è plausibile che la nuova disciplina finisca per annullare gli effetti della sentenza e che il Consiglio di Stato possa definire cessata la materia del contendere. Ma questo, almeno per ora, resta uno scenario ipotetico.

    Il quadro complessivo, qindi, è quello di una redistribuzione: Aspiag cresce, il Twenty si ridimensiona senza essere messo in discussione e il Centrum viene regolarizzato. Con “soli” 2.600 mq di “commercio al dettaglio” in più rispetto a quelli attuali - sommando e sottraendo le varie superfici - la Provincia risolve una grana decennale, legittima i due centri commerciali (Twenty e Centrum) e disinnesca la ventilata costruzione del terzo da parte del gruppo Despar. Se tutto funzionerà davvero, lo si capirà presto. Se non funzionerà, la partita tornerà lì dove è sempre stata: davanti ai giudici.