CasaPound, chiesti due mesi
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Due mesi di reclusione. È questa la richiesta avanzata dalla Procura nell’ultima udienza del processo che vede imputato Domenico Dilillo, un uomo legato all’ambiente di CasaPound, accusato di minacce aggravate per un commento pubblicato sui social. I fatti risalgono al 10 febbraio 2021, data in cui SALTO pubblicò un’intervista dal titolo “E allora le foibe?” allo storico triestino Piero Purich riguardo alla retorica e i miti che accompagnano il Giorno del Ricordo. L’intervista scatenò la reazione dell’esponente di destra, che, con lo pseudonimo Domenico Barletta, commentò il post dell’articolo direttamente sulla pagina Facebook di SALTO: “Fate veramente vomitare. Infangare e sminuire il martirio di migliaia di vostri connazionali solo per mera ottusità ideologica è veramente da infami. Poi non vi lamentate se a qualcuno saltano i denti”. L’allora caporedattrice di SALTO, la giornalista Lisa Maria Gasser, sporse denuncia, percependo il commento come una minaccia rivolta alla redazione.
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A pochi giorni di distanza, il pomeriggio del 23 febbraio 2021, una dozzina di uomini non identificati (e con mascherina anti-Covid) si presentò senza preavviso nella sede della redazione di SALTO. Come si legge nella denuncia dell’allora caporedattrice, il gruppo le consegnò un libro di Arrigo Petacco, “L’Esodo: La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia”, dichiarando che la redazione avrebbe dovuto usarlo per “imparare la vera storia delle foibe”, dopo aver scritto “molte sciocchezze e falsità” sul tema. L’episodio fu interpretato dalla denunciante, rappresentata dall’avvocata Francesca de Angeli, come un gesto dallo scopo chiaramente intimidatorio e dimostrativo.
Secondo l’atto di citazione a giudizio, la minaccia sarebbe aggravata dall’appartenenza dell’imputato ad ambienti riconducibili alla “formazione neofascista CasaPound”, elemento che – secondo l’accusa – rafforzerebbe la carica intimidatoria del messaggio. La circostanza aggravante si applica quando la minaccia risulta potenziata dall’influenza o dall’immagine di gruppi organizzati capaci di esercitare pressione o timore.
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La difesa: “Il fatto non sussiste”
Gli avvocati di Dilillo, Miki Eritale e Federico Fava, hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito perché “il fatto non sussite”. Nella loro arringa difensiva i due avvocati hanno sottolineato come l’espressione “saltano i denti” non costituirebbe una minaccia rivolta a persone determinate ma sarebbe una critica rozza e iperbolica su un tema che, afferma l’avvocata Fava in aula, “ha sempre diviso e continua a dividere”. Secondo l’accusa anche l’irruzione nella sede di SALTO di alcuni uomini di CasaPound non andrebbe letta come un atto minaccioso, perché non sarebbe chiaro a chi sia rivolta la minaccia, se a Purich, alla giornalista autrice dell’intervista oppure alla caporedattrice. In aula la difesa ha anche contestato la posizione dello storico Purich, definendola “concettualmente sbagliata e contraddetta dalle fonti”.
Nelle precedenti udienze, la difesa aveva contestato che CasaPound possa essere considerata una struttura assimilabile a una “organizzazione segreta” o intimidatoria. Per confutare l’aggravante, la difesa ha chiamato a testimoniare Maurizio Puglisi Ghizzi, già consigliere comunale e candidato sindaco di CasaPound – attualmente eletto per la Lega nel consiglio di quartiere di Don Bosco – il quale ha dichiarato di conoscere personalmente l’imputato e di avere condiviso con lui attività commemorative nel Comitato 10 Febbraio – come la fiaccolata cui prese parte anche l’assessore provinciale di FdI Marco Galateo. Il testimone ha inoltre definito gli eccidi delle foibe un “genocidio della popolazione italiana”.
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La sentenza è prevista per l'11 marzo, data in cui la giudice Barbara Knoll deciderà se li messaggio online costituisse una minaccia reale e non mera enfasi polemica. In caso di condanna di Dilillo, i legali di SALTO – come soggetto collettivo ritenuto parte lesa – valuteranno un’eventuale causa civile per il risarcimento danni. Quest’ultima udienza si è svolta a ridosso del corteo a favore della cd. “remigrazione”, che il prossimo sabato (28 febbraio) porterà l’estrema destra a scendere nelle piazze del capoluogo altoatesino. La manifestazione è stata organizzata dal comitato altoatesino “Remigrazione e Riconquista”, di cui fanno parte diversi esponenti di CasaPound, compreso Maurizio Puglisi Ghizzi.
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