Bronzolo l’ha vista arrivare

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La saletta a fianco della stazione di Bronzolo sembra troppo piccola per farci entrare tutti, eppure c’è abbastanza spazio per accogliere i tanti – cittadini e addetti ai lavori – presenti all’inaugurazione del nuovo infopoint del BBT. Un evento a lungo atteso dagli abitanti del piccolo centro della Bassa Atesina, che da oltre vent’anni sentono parlare della “circonvallazione di Bolzano”, ovvero il cosiddetto “lotto 2” delle tratte d’accesso sud al Tunnel di Base del Brennero (BBT). Il progetto prevede una galleria ferroviaria di 13 chilometri da Prato Isarco a Bronzolo, con due finestre costruttive (rispettivamente a Cardano presso la Mila e a Pineta di Laives) nonché la connessione di 4,3 chilometri fra tunnel e linea storica a Bronzolo, dove è previsto l’ingresso sud. Quando la circonvallazione sarà completata vi transiteranno tutti i treni merci, mentre quelli passeggeri – anche internazionali – continueranno a fermarsi alla stazione di Bolzano, che potrà finalmente essere rinnovata.
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Dieci anni di ritardo
Siamo nel lontano 2015: rispondendo a un’interrogazione di Hans Heiss (Verdi), Arno Kompatscher spiegò all'epoca che “il progetto preliminare della circonvallazione di Bolzano (Cardano - Bronzolo) è stato approvato nel 2003. I costi attuali ammontano a 990 milioni di euro. La costruzione dovrebbe iniziare nel 2020. L'entrata in funzione della linea è prevista per il 2025” secondo i tempi “fissati nel 2010 in sede di approvazione del BBT”.
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Perforare la montagna trasformerà per anni una parte di Bronzolo in un vasto cantiere. Ma ad ascoltare le parole delle autorità presenti, dalla Provincia a RFI, il tema dell’imbocco del tunnel posto a sud del centro abitato sembra un innominato elefante nella stanza, il convitato di pietra della cerimonia d’inaugurazione. Nonostante alle spalle del Landeshauptmann Arno Kompatscher e del suo vice (e assessore provinciale alla mobilità) Daniel Alfreider campeggi una grande mappa con l’intero tracciato della galleria, disegnato oramai vent'anni fa.
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“Era sempre chiaro che sarebbe arrivato qualcosa, ora speriamo in un dialogo che metta sul tavolo un concetto per l'area sud di Bronzolo” auspica la vicesindaca Margot Pizzini rivolgendosi ai vertici della Provincia (e del suo partito, la SVP). “C’è molta disinformazione” sostiene dal canto suo Alfreider, “i cantieri si spostano perché vengono ostacolati, ma è meglio lavorare e ottimizzare”. “Si possono apportare modifiche di dettaglio, anche sostanziali” rassicura Kompatscher, “ma ormai si è deciso per quest’uscita e questo lotto, va tutto progettato e finanziato e così sarà, coinvolgendo tutti. Questa sarà la nuova mobilità e sarà più sostenibile”.
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“Non si sa ancora niente”
Le timide rassicurazioni non convincono però un gruppo di abitanti giunto all’evento per esprimere le proprie preoccupazioni: “Dite che molte persone vogliono impedire i lavori, ma le persone vanno informate, e finora non abbiamo ricevuto informazioni. Serve creare l’Akzeptanz tra la popolazione” spiega Bruna Corteletti Bertinazzo rivolgendosi direttamente a Kompatscher. A generare allarmi è anche la notizia della demolizione di un piccolo condominio a sud del paese, circolata come un pettegolezzo ma tutt’altro che una voce di paese. Lo conferma un’inquilina del condominio a rischio, che per ottenere qualche info in più s’avvicina più volte a Martin Ausserdorfer, presidente dell’Osservatorio del BBT.
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“L'amministratore del nostro condominio è stato interpellato dal BBT e ha partecipato a una riunione in Comune”, spiega la donna a SALTO, “ma ora non sanno dirci nulla e anzi, per due anni dicono che non sapremo alcunché. Ma preferisco sapere se casa mia – acquistata con un mutuo trentennale – verrà demolita oppure no, anziché non sapere. Vogliamo certezze, altrimenti non è più vita così”. Tra i cittadini preoccupati si aggira anche l’assessore provinciale ai lavori pubblici ed ex sindaco di Laives Christian Bianchi, a sua volta intento ad assicurare la propria vicinanza alla popolazione di Bronzolo.
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Il condominio è stato realizzato nel 2008, mentre altre case in cooperativa sono state costruite poco più a nord nel 2015. Ma l’inserimento del tracciato del lotto 2 come variante al Piano urbanistico comunale (Puc) di Bronzolo risale già alla Giunta Durnwalder, ovvero alla delibera della Giunta provinciale numero 4786 del 22 dicembre 2003, che modificò d'ufficio i Piani urbanistici di Campo Trens, Fortezza, Rio Pusteria, Naz-Sciaves, Varna, Bressanone, Velturno, Funes, Chiusa, Laion, Ponte Gardena, Castelrotto, Fiè, Cornedo, Bolzano, Laives e, appunto, Bronzolo. Comune che ha poi inserito tempestivamente la tratta di competenza nel Puc, prima della costruzione delle case.
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Di fronte a un fatto compiuto
“Non dovevano costruire le case lì” si lascia sfuggire a denti stretti Martin Ausserdorfer, secondo cui andrà prima concluso il progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte) per poi procedere con un appalto integrato (con l’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione) e infine “il dibattito pubblico così come previsto alla legge”. Tutto secondo copione, non fosse che i tempi di progettazione non si conoscono ancora.
“Non dovevano costruire le case lì”
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“La gente non solo sembra essere poco informata, ma non ha ancora capito la portata di questo intervento” sottolinea il geometra Stefano Andreolli, che abita nelle case in cooperativa, “abbiamo in mano solo due linee su una grande e bellissima ortofoto, ma come certezze siamo nel limbo più totale”. “La ‘Bassa’ ha poco a che vedere con la Val d'Isarco, Bronzolo passerà dall'essere zona di passaggio a innesto del tunnel, forse provvisorio. Dico forse perché si dice che tutto sarà predisposto in modo da consentire in futuro la prosecuzione delle gallerie in direzione sud direttamente all'interno della montagna e – una volta che anche il lotto di costruzione della Bassa Atesina sarà ultimato – i treni non lasceranno più la linea a Bronzolo ma proseguiranno direttamente in galleria, declassando l’uscita di Bronzolo ad uno "snodo di servizio”. Ma i fondi per quel lotto non sono ancora stanziati e forse mai lo saranno. La paura è di trovarsi di fronte a un fatto compiuto”, spiega il geometra.
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I timori riguardano anche “la gestione dell'enorme mole di materiale e degli operai. Poi c’è l’ora del Garda, il vento che soffia per sette mesi l’anno da sud verso nord – e soffierà sull’enorme quantità di materiale di risulta proveniente dallo scavo del tunnel”. Altre priorità sono il coinvolgimento della popolazione “reale e non di facciata, ascoltando i cittadini e consentendo loro di farsi ascoltare dal tunnel” nonché le opere compensative: “Mi auguro che le future amministrazioni ragionino in modo elastico, in termini di sicurezza (come ad esempio il Piano delle zone di pericolo) o di valorizzazione del paese”, conclude Andreolli.
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La stazione che (non) ti aspetti
Infine, altro tema caldo è cosa ne sarà dei binari dismessi a sud di Bronzolo, il cosiddetto “parco ferroviario” di 30 ettari in prossimità della progettata uscita del tunnel. In risposta a una recente interrogazione del Team K, l’assessore Daniel Alfreider ha affermato che “i binari dovrebbero restare in loco, in modo da poter essere utilizzati in futuro per il trasporto merci su rotaia, se necessario. Le possibilità sono svariate e vanno dall'uso come binari di raccordo, di passaggio o addirittura come stazione di carico (Verladebahnhof) regionale”.
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Sebbene attualmente non vi siano piani concreti per l'utilizzo dei binari “è importante non smantellarli”, dice Alfreider. Il timore sempre più concreto è che i servizi ferroviari anche di manutenzione finora svolti a Bolzano vengano un giorno trasferiti qui, con l’aggiunta di un interporto che attirerebbe il traffico pesante. E così, oltre al danno d’un cantiere impattante, anche la beffa di un disagio destinato a essere permanente.
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Gern mindestens 5…
Gern mindestens 5 Schuhnummern größer wie es die LANSCHAFTLICHEN-EINGRIFFE + die Finanzen erlauben würden!!!