“No a manifesti ideologici”

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La recente bozza delle nuove linee guida per la scuola dell'infanzia e la scuola primaria proposta dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha suscitato un ampio dibattito nazionale, che si è riverberato anche in Alto Adige. In una recente intervista a SALTO, lo storico Andrea Di Michele ha evidenziato come queste direttive rischino di accentuare le differenze tra i modelli scolastici altoatesini, con le scuole italiane sempre più orientate verso una visione nazionalista, mentre quelle tedesche e ladine mantengono un’impostazione sudtirolese. Tra le voci critiche c’è anche quella di Stefano Barbacetto, segretario provinciale della Flc/Cgil, che, intervistato da SALTO, ha analizzato l’impatto di queste nuove direttive nel contesto locale. “Come Provincia abbiamo una relativa autonomia. Le indicazioni vengono elaborate dagli organi della Provincia autonoma tenendo conto di quelle ministeriali; quindi, l'effetto ci sarà, ma in modo indiretto e più diluito nel tempo”, spiega Barbacetto. In partica, in Alto Adige le indicazioni nazionali devono essere armonizzate con quelle provinciali, che variano per le tre intendenze scolastiche, data la particolare autonomia scolastica della provincia. Dopo l’approvazione del Consiglio scolastico provinciale e del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, vengono ufficializzate con delibera della Giunta provinciale. Questo significa che eventuali modifiche imposte dal Ministero devono essere integrate nel quadro normativo provinciale, rispettando le esigenze delle diverse intendenze scolastiche.
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Se questo adattamento può mitigare in parte l’impatto delle linee guida nazionali, ciò non significa che esse non saranno applicate. “La libertà d’insegnamento è un principio costituzionale, e le linee guida restano indicazioni, ma non per questo irrilevanti: l’esame di Stato potrebbe seguirle, e quindi gli insegnanti devono tenerne conto nel bilanciare la propria autonomia didattica”, aggiunge Barbacetto. Come ha sottolineato anche Di Michele, i libri di testo e i materiali scolastici potrebbero inoltre adeguarsi a questa impostazione, influenzando così l'insegnamento.
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Storia dell'Occidente ed identità
Le linee guida pongono l'accento sulla storia dell’Occidente e promuovono un insegnamento centrato sulla “dimensione nazionale italiana” nella scuola primaria, con l’obiettivo di rafforzare “l'identità degli studenti”. Inoltre, privilegiano un approccio narrativo rispetto alla didattica critica e propongono di concentrarsi sulla storia europea e atlantica. “Ciò che colpisce — osserva Barbacetto — è il tipo di accento che si vuole dare a queste materie, in contrasto con l’approccio adottato in passato. La storia può essere osservata da molteplici prospettive: locale, nazionale, universale. L'ideale sarebbe integrare questi livelli, adattandoli alle diverse realtà scolastiche — dalla scuola elementare al liceo classico. Tuttavia, sembra che si voglia tornare a un'impostazione didattica superata, tipica della scuola di un tempo, che privilegia la storia nazionale come unico modello di civiltà, un approccio ormai anacronistico”.
“Sembra che si voglia tornare a un'impostazione didattica superata, che privilegia la storia nazionale come unico modello di civiltà”
Sull’impostazione narrativa della storia alle elementari, Barbacetto aggiunge: “Nei programmi attuali ci sono già spunti critici adatti all’età: mia figlia, in quarta elementare, studia l'antico Egitto non solo attraverso la figura del faraone, ma analizzando le diverse classi sociali. Questo aiuta a sviluppare un pensiero più autonomo e profondo. Se invece ci limitassimo a raccontare storie senza fornire strumenti di analisi, contribuiremmo poco alla crescita intellettuale dei bambini”.
Riguardo alla scelta di privilegiare la storia occidentale e atlantica, Barbacetto precisa: “Non c’è nulla di male nello studiare la tradizione occidentale. Il problema nasce quando questa viene presentata come un manifesto ideologico, anziché come un oggetto di studio da affrontare con spirito critico. L’Occidente esiste, ma non esaurisce l’umanità intera”. Questo è ancor più rilevante nel contesto attuale: “Viviamo in un mondo globalizzato, e l’Alto Adige ne è un esempio evidente. Se insegniamo solo la storia nazionale italiana a uno studente pakistano che vive a Vipiteno, rischiamo di proporgli una narrazione in cui non si riconosce, che non riflette il territorio in cui vive”.
“Non c’è nulla di male nello studiare la tradizione occidentale. Il problema nasce quando questa viene presentata come un manifesto ideologico”
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Tre scuole a tre velocità
Come ha spiegato Di Michele, l’applicazione di queste indicazioni potrebbe accentuare le differenze tra le scuole altoatesine: “Se le scuole italiane diventano “italianissime” mentre quelle tedesche e ladine restano sudtirolesi, i giovani verranno educati all’italianità da una parte e alla storia e identità dell’Alto Adige dall’altra, creando un divario enorme tra le comunità”.
Anche Barbacetto solleva perplessità: “L'idea di identità come qualcosa di costruibile a piacimento è complessa, soprattutto in ambito pedagogico. In un territorio caratterizzato da minoranze e migrazioni, bisogna essere cauti. La scuola, come afferma la Costituzione, è aperta a tutti, e questo è un principio fondamentale. D'altronde, uno dei punti di forza della cultura occidentale è proprio il senso critico: la capacità di analizzare il passato con uno sguardo retrospettivo. La vera storia non è quella che costruisce miti, ma quella che li smonta, come fecero gli storici nel Medioevo con la donazione di Costantino. Questo è stato possibile perché la storia non era solo narrazione, ma analisi delle fonti”.
Parallelamente al dibattito sulle linee guida, il vicepresidente e assessore alla scuola italiana Marco Galateo ha diffuso una nota indirizzata ai dirigenti scolastici in merito all’uso di simboli grafici come l’asterisco (*) e lo schwa (ə) nelle comunicazioni ufficiali riprendendo la nota ministeriale del 21-03-2025 a firma del Ministro Valditara. È così emersa una netta contrarietà verso l'utilizzo di questi strumenti, che l’assessore definisce come forzature prive di “fondamento normativo” e “imposte ideologicamente”. In particolare, Galateo afferma che l'asterisco e la schwa sarebbero un tentativo di “imporre la cultura woke o gender”, che a suo avviso esula dai principi democratici, “nel momento stesso in cui vogliono obbligare all’accettazione dei loro criteri di correttezza”. A supporto di questa posizione, l'assessore invoca la difesa della lingua italiana come un “frutto della cultura di un popolo”, opponendosi all'uso di questi simboli in atti pubblici e sottolineando che l’unico risultato di tale impegno sarebbe il “depauperamento e l’alterazione della lingua italiana”.
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