Società | La tragedia

In Alto Adige la precarietà uccide

Bah Yahya, 31 anni, è morto a Castelrotto cercando di scaldarsi. Una tragedia che racconta la condizione di molti lavoratori del turismo.
protesta overtourism Siusi
Foto: ANSA
  • Nel ricco Alto Adige si muore di freddo e di precarietà. L’ultima vittima di questo fenomeno è Bah Yahya, 31 anni, gambiano, morto il 23 gennaio a Castelrotto per un’intossicazione da monossido di carbonio causata da un braciere con cui si stava scaldando. Yahya era stato invitato da un amico a trascorrere un paio di notti in uno scantinato di Castelrotto, senza riscaldamento, in una casa su tre piani di proprietà di un imprenditore del posto, abitata da lavoratori migranti. Secondo fonti di SALTO, la casa sarebbe abitata da oltre dieci persone, con due famiglie che vivono in maniera più stabile ed altri che ci vivono per periodi più brevi. Tutti lavoratori di origine straniera, per lo più impiegati negli alberghi della zona, ma anche alcuni che lavorano a Bolzano. La Procura di Bolzano non ha disposto l’autopsia sul corpo di Yahia, non ritenendo che la vicenda abbia risvolti penali. 

  • Bah Yahya: Bah Yahya, 31 anni, originario del Gambia, viveva in Alto Adige da un paio d'anni e lavorava come stagionale. Foto: Bozen Solidale
  • “Yahya era un lavoratore stagionale, uno dei tanti costretti a girare tra le varie località turistiche alla ricerca di un lavoro per non perdere il permesso di soggiorno e cercare di costruirsi una vita migliore”, racconta in un post l’associazione Bozen Solidale, a cui Yahya si era rivolto anni fa, al suo arrivo a Bolzano, per ricevere assistenza. “Due settimane fa ci aveva contattato per la richiesta di domicilio”. La sua storia assomiglia a quella di tante persone arrivate in Alto Adige per cercare fortuna e ritrovatesi ai margini della società. Di queste, alcune sono arrivate a Castelrotto quando nel 2015 era stata aperta la Casa di accoglienza per persone richiedenti asilo Casa Anna, gestita dalla Diocesi e riconvertita poi in struttura per anziani. Dopo poco si sono stabilite nella zona, noto hot spot turistico in Alto Adige. “Questi lavoratori sono tutti ben integrati a Castelrotto”, racconta Wolfgang Penn, impegnato nella chiesa e per la Diocesi, residente a Castelrotto. “Alcuni si sono stabiliti qui, hanno una famiglia, portano i bambini a scuola, fanno parte della comunità a tutti gli effetti, molti sono impiegati nel turismo”. 

  • La raccolta fondi per riportare la salma in Gambia

    Dopo averlo aiutato a cercare di costruire una vita migliore, l’associazione Bozen Soldiale ha deciso di aprire una raccolta fondi per contribuire al rimpatrio della salma, attraverso bonifico al seguente conto corrente: IT77N0808111610000306006043 Intestato a Bozen Solidale – Causale “Per Yahya”. 

  • La stabile precarietà dei lavoratori stagionali

    “Purtroppo, pur di prendere lavoro, spesso chi lavora nel settore alberghiero deve accettare condizioni disumane”, spiega Kleva Gjoni, segretaria organizzativa Filcams/Lhfd. “I loro alloggi sono spesso camere piccolissime, dove dormono anche in quattro, in cinque. Appena il lavoratore ha un contratto stagionale con una scadenza di quattro mesi, se al datore di lavoro questo lavoratore non piace, per un motivo o per l’altro, non solo viene licenziato ma viene anche mandato via dall’alloggio e lasciato in balia, senza una dimora. Abbiamo avuto casi di datori di lavoro che cambiano addirittura le serrature per andare a buttargli fuori le valigie”.

  • Kleva Gjoni: “È evidente che non si può continuare a crescere all’infinito, bisogna mettere un limite" Foto: Privat
  • I problemi in questo ambiente spesso non si risolvono nemmeno con contratti più stabili. “Sentiamo tantissimi lavoratori – soprattutto chi arriva dal resto d’Italia o dall’estero – che, dopo anni di sacrifici erano finalmente riusciti a ottenere un contratto a tempo indeterminato ma che sono costretti a rinunciare perché l’affitto costa troppo. Lasciano un lavoro stabile per tornare alla stagionalità, semplicemente perché lì viene offerto anche vitto e alloggio. È questo il vero paradosso”, prosegue la sindacalista. “Spesso sembra un cane che si morde la coda: senza casa è difficile trovare lavoro, senza lavoro è difficile ottenere o mantenere il permesso di soggiorno. È un sistema che, nel suo complesso, andrebbe rivisto”.

    La precarietà strutturale del settore è ancor più grave se si considera che ormai la stagionalità in Alto Adige sta andando scomparendo. “Sono pochissimi i posti dove si chiude per alcuni mesi, dove c'è un’effettiva stagionalità”. Secondo Gjoni la soluzione è mettere un freno al turismo di massa: “È evidente che non si può continuare a crescere all’infinito, bisogna mettere un limite. Capisco che il profitto sia centrale, ma ogni struttura dovrebbe avere un limite nella capacità di accoglienza. Più un albergo si ingrandisce, più aumenta il fabbisogno di personale, e a un certo punto ci si deve chiedere: dove alloggiano queste persone? Lo abbiamo visto anche in luoghi come il Passo Sella: turismo mordi e fuggi, selfie, grandi numeri, mentre i lavoratori che tengono in piedi il sistema vengono spinti al limite”.