“La cabinovia non sarà pronta”
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“Salvo miracoli”, la cabinovia Socrepes di Cortina non sarà pronta per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 6 febbraio. Lo racconta, nell’edizione in edicola oggi, il Corriere delle Alpi, parlando di una decisione da “buon padre di famiglia”. Se si dovesse compiere un miracolo di minore entità – sempre secondo il quotidiano bellunese – l’azienda Graffer di Sergio Lima, che non ha mai costruito una cabinovia prima di questa, potrebbe completare i lavori in tempo per il Super G femminile del 12 febbraio. A mettere ancora più ansia al commissario per le opere olimpiche Fabio Massimo Saldini è la notizia che della vicenda si stia occupando il New York Times. Sarà dunque un’ultima settimana da respiri lunghi e profondi, con il diaframma ben aperto.
Se gli dèi non daranno un “aiutino”, invece, secondo il Corriere delle Alpi, la cabinovia inizierà a girare in sicurezza per le Paralimpiadi (inaugurazione fissata il 6 marzo). Tutto questo per un’opera olimpica giudicata da molti inutile ma assegnata, dopo la gara andata deserta, con negoziazione privata, adducendo come motivazione l’urgenza proprio per finire prima dei giochi. E allo stesso tempo va aggiunto che nell’ambiente molti addetti ai lavori ritengono che per fare le cose per bene, mettendo realmente la sicurezza dei fruitori al primo posto, nemmeno la scadenza delle Paralimpiadi sarebbe sufficiente. Ma forse si tratta di “porta sfiga”, come li chiamerebbe il governatore Luca Zaia, il cui ente, la Regione Veneto, sembra non sia ancora espresso sull’immunità di frana.
Tutto questo per un’opera olimpica giudicata da molti inutile
Secondo il Corriere delle Alpi, i ritardi sarebbero legati in particolare a problemi sulle cabine prodotte dall’azienda turca Anadolu Teleferik, che avrebbero manifestato malfunzionamenti nella chiusura automatica delle porte. A questo si aggiunge lo slittamento dell’impalmatura della fune, inizialmente prevista il 23 gennaio e poi rinviata di alcuni giorni, oltre a una lunga sequenza di operazioni tecniche ancora da completare: tiraggio delle funi, regolazioni di anticollisione, test di frenatura, forza di serraggio, controlli su sensori, convogliatori, cinghie, pressione delle gomme. Operazioni che, ricorda il giornale, come apparve già chiaro qualche settimana fa (in questo articolo) normalmente richiedono circa un mese e che devono seguire procedure rigidamente normate. Il maltempo degli ultimi giorni avrebbe inoltre rallentato la movimentazione in cantiere.
Resta da capire come si possano ipotizzare miracoli per il 6 o 12 febbraio se le procedure di collaudo e sicurezza durano almeno un mese, ma forse il pizzico di ottimismo è dovuto al fatto che Pietro Marturano, capo della “sezione impianti a fune” dell’Agenzia nazionale Ansfisa che deve dare il via libera, da qualche giorno si aggira nei cantieri fra Apollonio e Socrepes. L’uomo di fiducia del ministro Matteo Salvini (nonché buon amico di Sergio Lima della Graffer) tiene al fatto che la propria agenzia non sia d’intralcio.
Al momento, visto che Simico non si è mai degnata di rispondere a SALTO da luglio 2025, non resta che dare per buono il “salvo miracoli”. Senza accadimenti soprannaturali, dunque, ad un certo punto, forse, la società che si occupa delle opere olimpiche sarà chiamata a dare delle spiegazioni. sulle proprie scelte e su tutte le spese effettuate con soldi pubblici. Magari non per forza ai giornalisti.
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