Ambiente | Land

L'inquinamento scende, ma non troppo

Qualità dell’aria 2025 in Sudtirolo, NO₂ e polveri sottili stabilmente in calo, ma il benzo(a)pirene torna a crescere. I dati della Provincia: “Meno ossidi di azoto nonostante più traffico. Ma i prossimi limiti UE ci metteranno alla prova.”
Qualità dell'aria, centraline, inquinamento
Foto: USP/Bruccoleri
  • Biossido di azoto e polveri sottili restano sostanzialmente sugli stessi livelli del 2024. Ma sul benzo(a)pirene – sostanza cancerogena legata soprattutto alla combustione incompleta della legna – la Provincia vede rosso: dopo il “primo” rispetto del valore obiettivo registrato nel 2024, nel 2025 il limite è stato nuovamente superato. È quanto emerso oggi, 5 marzo, alla conferenza stampa dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, convocata dopo un tavolo tecnico sulla qualità dell’aria con Comuni e amministratori. Un vertice che ha visto anche la presenza, tra gli altri, del presidente di A22 Carlo Costa e del sindaco di Bolzano Claudio Corrarati

  • L’assessore provinciale all’ambiente Peter Brunner: “La situazione relativa alle polveri sottili e agli ossidi di azoto in Alto Adige è stabile, con una tendenza a calare. Tuttavia, alla luce della nuova direttiva UE sulla qualità dell'aria, dobbiamo intensificare i nostri sforzi. Continueremo anche a sensibilizzare la popolazione sul corretto utilizzo del riscaldamento a legna”. Foto: USP/Bruccoleri
  • L’assessore provinciale all’ambiente, natura e clima Peter Brunner ha fotografato una realtà che in Alto Adige ormai si ripete da anni: “Da molti anni ormai la situazione relativa alle polveri sottili e agli ossidi di azoto in Alto Adige è stabile con tendenza in calo”. Il problema, però, è ciò che arriva: la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che punta a valori limite annuali più severi (NO₂, PM10 e PM2.5) e che dovrà essere recepita in Italia entro il 2026. “Dobbiamo intensificare i nostri sforzi”, ha insistito Brunner, “c'è ancora molto da fare. L’obiettivo è il dimezzamento dei valori entro il 2030, abbiamo l’impegno di dare di tutto per migliorare la qualità dell’aria per i nostri concittadini”. E sul benzo(a)pirene: “C’era stato un calo, eravamo riusciti a trattenerlo. Quest’anno no, perciò ci sarà una campagna di sensibilizzazione”.

  • NO₂ & PM2.5

    Sul biossido di azoto (NO₂) – inquinante tipicamente legato al traffico, in particolare ai diesel – il direttore del Laboratorio provinciale analisi aria e radioprotezione Luca Verdi ha ribadito che i dati 2025 non mostrano peggioramenti: “Nonostante l’aumento del volume di traffico negli ultimi anni, le concentrazioni di biossido di azoto nel 2025 sono all’incirca pari ai valori dell’anno precedente. Nella maggior parte delle stazioni di misurazione sono leggermente inferiori”. A fare da “ammortizzatore” sarebbe soprattutto il rinnovo del parco auto: “L’Alto Adige conta un parco auto complessivo di circa 340.000 veicoli. Ogni anno vengono immatricolate circa 10.000-15.000 nuove automobili. Attualmente il 40 per cento del parco auto totale è costituito da motori Euro 6”, con emissioni molto inferiori rispetto ai modelli più vecchi. Ma “la sfida nei prossimi anni coi limiti del 2030 sarà difficile”: se, in alcune aree, i valori sarebbero già vicini o addirittura sotto i limiti futuri, nelle zone più trafficate c'è ancora margine di miglioramento.

  • Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi aria e radioprotezione.: “Nonostante l'aumento del volume di traffico negli ultimi anni, le concentrazioni di biossido di azoto nel 2025 saranno all'incirca pari ai valori dell'anno precedente. Nella maggior parte delle stazioni di misurazione sono leggermente inferiori”. Foto: USP/Bruccoleri
  • Non solo centraline “classiche”. Verdi ha poi ricordato anche l’utilità dei campionatori passivi per leggere gli “hotspot” urbani: punti dove le strade sono strette, chiuse tra edifici e con poca ventilazione. Strumenti che non danno l’andamento orario, ma medie su circa 10-14 giorni, utili per capire dove l’aria ristagna e dove il futuro target sarà più difficile da raggiungere. Per le polveri sottili il quadro è, anche qui, “stabile”. Il PM10 risulta ampiamente sotto il limite attuale e – secondo quanto illustrato – in molti casi anche sotto le soglie future. Più complesso il discorso sul PM2.5, la frazione più fine e più critica dal punto di vista sanitario perché penetra più in profondità nei polmoni: “Non sarà facilissimo andare sotto i nuovi limiti”.

  • Il nodo di Laces

    Il punto dolente è il benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico che si forma soprattutto con la combustione incompleta del legno. Dopo un 2024 chiuso “a filo” sotto il valore obiettivo, nel 2025 la Provincia registra di nuovo un superamento. Il direttore dell’Ufficio provinciale Aria e rumore Georg Pichler ha indicato una dinamica tipica delle aree di fondovalle e rurali, ovvero l’uso di stufe e caminetti, e spesso inversioni termiche che trattengono gli inquinanti: “Nel 2025 è stato nuovamente registrato un superamento del valore limite di benzo(a)pirene nella stazione di misurazione di Laces”, ha spiegato, definendo Laces un punto rappresentativo per le località di fondovalle. Anche Verdi collega l’aumento a un mix di fattori, tra meteorologia e pratiche di combustione non sempre corrette. In ogni caso il contributo principale non sarebbe il traffico, ma il riscaldamento domestico.

  • “Riscaldare con la legna… ma bene”

    La risposta della Provincia passa da informazione e controlli “soft”. E' stato così avviato il progetto “Riscaldare con la legna… ma bene!”, finanziato con fondi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e destinato a durare fino a fine 2027. “Insieme alla categoria professionale degli spazzacamini, sensibilizziamo le persone sul modo corretto di accendere il fuoco a legna”, ha sottolineato Georg Pichler, direttore dell’Ufficio provinciale Aria e rumore: legna secca, ceppi grandi sotto e piccoli sopra, accensione dall’alto, aria completamente aperta e manutenzione regolare.

    Foto: USP/Bruccoleri
  • L’assessore Brunner infine ha sottolineato l’importanza dei contributi per sostituire impianti a legna, il potenziamento del teleriscaldamento – che, ha rivendicato, avrebbe già fatto scendere il PM10 in città – e la partita più difficile: ridurre il traffico privato e spingere su trasporto pubblico e mobilità elettrica. “Il rinnovo tecnologico fa la differenza”, conclude, con la promessa di una transizione verso bus “zero emissioni” e la rivendicazione – sempre secondo l’assessore – di tariffe di ricarica tra le più convenienti in Europa per le auto elettriche, che sono il 16% del parco auto in Sudtirolo, dato in costante aumento.