Unibz, Urzì sconfessa Galateo
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Sulla nomina dei membri del Consiglio dell'unibz e sulla possibile futura presidenza dell’ateneo, dentro Fratelli d’Italia è scoppiato un cortocircuito. Da un lato il vicepresidente della Provincia Marco Galateo rivendica un “passaggio epocale” e parla di “muro” finalmente abbattuto; dall’altro il deputato e coordinatore regionale Alessandro Urzì descrive la stessa vicenda come un caso grave, un potenziale “precedente” che rischia di trasformarsi in uno “scippo agli italiani” del diritto di scegliersi i propri rappresentanti. Il contesto è l’odierna nomina da parte della Giunta provinciale dei quattro componenti di competenza della Provincia nel Consiglio dell’Università – l’organo di vertice dell’ateneo – indicando Irene Cennamo, Karl Zeller, Federico Giudiceandrea e André Comploi. In base allo statuto, la Provincia nomina quattro membri su sette e deve garantire la presenza dei tre gruppi linguistici. Ed è proprio attorno alla “regia” politica delle nomine che Galateo e Urzì si mettono pubblicamente in rotta di collisione.
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La versione di Galateo
Nel suo comunicato, Galateo parla di una svolta storica, non soltanto per la composizione del Consiglio, ma per l’orizzonte di una presidenza italiana. “Dopo quasi trent’anni dalla nascita dell’Università di Bolzano, si compie un passaggio epocale per il gruppo linguistico italiano: per la prima volta entrano due italiani nel Consiglio dell’Università, aprendo anche alla possibilità concreta che l’Ateneo possa avere il suo primo presidente italiano”. Il vicepresidente provinciale poi insiste: “Si rompe ancora un po' quel muro che per troppi anni ha diviso la società altoatesina in compartimenti stagni. Non si tratta di una rivendicazione identitaria, ma di un percorso sostanziale verso una convivenza più matura, fondata sul riconoscimento reciproco e sulla partecipazione piena di tutte le componenti linguistiche di questa terra. Da questo confronto – prosegue ancora Galateo – sono emersi due principi chiave. Il primo: Federico Giudiceandrea rappresenta il miglior profilo per quel ruolo, per esperienza, visione e competenze maturate nel mondo dell’impresa e della ricerca, anche come ex presidente di Confindustria”.
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Nello statuto dell’Università è aggiunto anche un comitato che coinvolga i tre intendenti scolastici, “rafforzando il legame tra scuola, formazione e università”. Il primo coordinatore di questo nuovo organismo sarà, annuncia Galateo, il sovrintendente Vincenzo Gullotta. L’assessore alla scuola e cultura italiana rivendica che sia maturata (o debba maturare) una prassi in cui il gruppo italiano indica i propri profili, “come avviene per il gruppo tedesco”: “Per una convivenza autentica e matura è fondamentale che, come avviene per il gruppo tedesco, siano gli italiani a indicare i propri profili, su cui poi va costruito un accordo politico. Un metodo che ha permesso di arrivare a una svolta storica”. “Proprio per questo Fratelli d’Italia ha chiesto la convocazione di un comitato di coalizione sulla questione delle nomine, su richiesta del coordinatore regionale Alessandro Urzì”, conclude Galateo.
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E quella di Urzì
A strettissimo giro arriva la contro-narrazione di Urzì. Non è un semplice distinguo: il deputato ribalta l’impostazione di Galateo e denuncia un rischio strutturale per l’autonomia, perché – nella sua ricostruzione – la componente italiana non avrebbe scelto davvero. “Università, di storico oggi rischia di esserci lo scippo agli Italiani dell’autonomia di scelta sui propri rappresentanti…”, titola la nota di Urzì, che chiarisce il punto da cui parte il suo attacco: se “passa il principio che una maggioranza come quella del gruppo linguistico tedesco possa scegliersi gli italiani al posto degli italiani”, si incrina un fondamento dell’autonomia.
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Il deputato parla apertamente di “due pesi e due misure” e richiama un precedente politico nazionale (la polemica sulla possibile nomina a sottosegretario per le autonomie di Roland Griessmair) per sostenere che in Alto Adige si sia applicata la logica opposta. E punta il dito sul Presidente della Provincia: “Il presidente Kompatscher, va rilevato, non ha ritenuto l’obiezione meritevole di adeguato approfondimento” ed “è un episodio grave, che se diventasse metodo prevederebbe la sottrazione al gruppo linguistico italiano della possibilità di scelta sui propri rappresentanti”. Il voto a favore degli italiani in Giunta provinciale è servito solo “a sottrarre tecnicamente al Presidente Kompatscher l’arbitrio di avere instaurato un precedente vincolante”. Per questo, conclude Urzì, “al futuro presidente Giudiceandrea i migliori auguri per il suo strategico lavoro (ha tutte le competenze e le qualità) ma l’avere posto il tema non ha mai riguardato la sua persona ma un metodo sbagliato e arrogante messo in atto da altri, non lui”. Dove Galateo parla di metodo “che ha permesso di arrivare a una svolta storica”, Urzì vede una forzatura già consumata e potenzialmente pericolosa per il futuro, in cui la componente italiana si troverebbe espropriata della propria decisione.
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