Il servizio di Cartabianca su CasaPound
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Nel servizio andato in onda martedì a “È sempre Cartabianca”, il giornalista Marco Sales accende i riflettori su uno dei simboli più longevi di CasaPound: il palazzo di via Napoleone III a Roma, occupato dal 2003 e ancora oggi al centro del dibattito politico e giudiziario. Il racconto parte da lì, con una frase che riassume il tono dell’inchiesta: “Sono settimane che stiamo cercando di parlare coi leader di CasaPound, invano”. Davanti alla sede romana, però, prima ancora di ottenere risposte dagli occupanti, Sales e la troupe si trovano davanti la Digos. “L’intervista la deve concordare con loro. Adesso identifichiamo tutto”, si sente dire dagli agenti. E il giornalista replica: “Io sto facendo attività di cronaca”. Poi lo sfogo: “Loro sono qui da 23 anni in maniera abusiva e voi controllate noi”. La sede di CasaPound è da oltre ventidue anni in uno stabile pubblico e già nel 2019 la Corte dei Conti parlava di assenza di “emergenza abitativa” e di un danno erariale superiore a 4,6 milioni di euro.
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Per parlare con Luca Marsella, portavoce di CasaPound e presidente del Comitato nazionale “Remigrazione e Riconquista”, Sales lo raggiunge poi a Genova. Anche lì il clima è subito ostile. “Tu sei solo un provocatore che viene qui e spera di prendere due schiaffi”, gli dice Marsella. Il cronista prova a incalzarlo sull’occupazione romana: “Perché vi nascondete dietro l’emergenza abitativa quando lì dentro ci sono persone che lavorano a Regione, Comune e ministeri?”.
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Il corteo neofascista di Bolzano
L’inchiesta si allarga poi a Bolzano. Sales chiede conto a Marsella della recente sentenza del Tribunale di Bari, che ha portato a dodici condanne in primo grado per violazione della legge Scelba e, per alcuni imputati, anche per lesioni legate all’aggressione del 2018, A Bolzano, dove CasaPound ha rilanciato la parola d’ordine della “remigrazione”, Marsella rivendica la linea del movimento: “Noi vogliamo rimpatriare innanzitutto gli immigrati irregolari a calci in culo e poi sì, vogliamo remigrare anche gli immigrati regolari che lavorano, in modo volontario”.
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Al corteo a sostegno della proposta di legge popolare “Remigrazione e Riconquista”, depositata a gennaio, ha risposto una vasta mobilitazione antifascista in Sudtirolo, con tremila persone in piazza: “Agli italiani del fascismo non frega un cazzo. Ci sono due categorie: chi ama l’Italia e chi la odia come loro” urla un militante di CP alla folla, indicando nella direzione della contro-manifestazione. Quando Sales prova a fare un’altra domanda a Marsella, viene accerchiato dai militanti: “Mi devi togliere le mani di dosso, perché io sono un professionista e sto facendo il mio lavoro”, reagisce il giornalista, difeso anche da un collega. Il servizio mostra così la postura politica di CasaPound: denigrare o ridicolizzare l’informazione – con forme d’intimidazione verso chi (si) pone domande.
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