„Femminicidi, narrazione sia rispettosa“
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Gentili redazioni, gentili giornaliste e giornalisti,
Notiamo, con grande preoccupazione, che si innescano sempre più spesso meccanismi che portano ad ignorare quei principi etici fondamentali per la professione da un lato e la società dall’altro. È alla luce del sole che la ricerca dello scoop, la concorrenza tra redazioni e la pressione data dalla diffusione digitale delle informazioni vadano spesso a discapito del rispetto del Codice Deontologico del mestiere. Ricordiamoci però che il diritto di cronaca non è una libertà di espressione assoluta ma è bilanciato da altri diritti, quali ad esempio il diritto alla privacy, il diritto alla dignità delle persone ecc. e questo diritto di cronaca va comunque esercitato rispettando le norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (legge 69/1963) e attenendosi all’essenzialità della notizia e alla continenza; specialmente nei fatti di cronaca, senza spettacolarizzare la violenza (Testo Unico dei Doveri del Giornalista, 2021, Art. 3 e Art. 5bis).
Il diritto di cronaca non è una libertà di espressione assoluta ma è bilanciato da altri diritti, quali ad esempio il diritto alla privacy, il diritto alla dignità delle persone etc
In particolare, riguardo ai casi di cronaca che coinvolgono femminicidi o tentati femminicidi, una narrazione rispettosa e consapevole in parole e immagini diventa fondamentale per non rendere i giornalisti e le giornaliste complici di un fenomeno sociale che si traduce in 120 donne uccise da uomini solo nel 2023 in Italia. Numerosi studi mostrano come modelli narrativi tossici comportino la vittimizzazione secondaria delle persone coinvolte e dei loro famigliari, il rischio di emulazione da parte di terzi e una lettura che giustifichi o normalizzi atti violenti contro le donne.
Modelli narrativi tossici comportano la vittimizzazione secondaria delle persone coinvolte e dei loro famigliari, il rischio di emulazione da parte di terzi e una lettura che giustifichi o normalizzi atti violenti contro le donne.
Alla luce dei più recenti fatti di cronaca in provincia e della narrazione dell’ultimo tentato femminicidio a Bolzano è evidente come le dinamiche sopra descritte prevalgano sulle indicazioni del Testo Unico dei Doveri del/la Giornalista (art. 5 bis), che invita esplicitamente ad assicurare, valutato l’interesse pubblico alla notizia, una narrazione rispettosa anche dei familiari delle persone coinvolte.
Seguono alcuni esempi concreti che abbiamo osservato nel caso sopra citato:
- Pubblicazione (anche video) del numero civico dell’abitazione e nominativo sul campanello:
Sono informazioni inerenti o ledono il diritto alla privacy della famiglia? È stato considerato il diritto all’intimità e all’incolumità di chi continua a vivere in quell’abitazione? - Interviste a persone direttamente coinvolte:
L’intervista a persone fortemente traumatizzate sono di interesse pubblico o hanno uno scopo meramente sensazionalistico? Quanto informativa può essere un’intervista con domande tendenziose a una persona emotivamente provata? - Immagini delle chiazze e tracce di sangue:
Sono rilevanti riportando la notizia o semplicemente dettagli scabrosi? - Interviste a persone non coinvolte direttamente, ad esempio vicini: Quali informazioni possono essere di interesse pubblico?
- Telefonate al cellulare della vittima:
Dove sta l’interesse pubblico in ripetute telefonate al cellulare della vittima a distanza di poche ore dei fatti? - Interviste a esperte dei Centri d’Ascolto Antiviolenza:
L’interesse pubblico sta nella strumentalizzazione delle informazioni condivise o piuttosto nella diffusione del servizio offerto e dei numeri verdi per coloro che ne possono aver bisogno perché si trovano in situazioni simili (prevenzione)? - „Soffiate“ da fonti più o meno autorevoli:
Quale interesse pubblico hanno dettagli riguardanti indagini in corso?
Invitiamo alla pubblicazione di questa lettera aperta in tutta la sua lunghezza, ma soprattutto a una riflessione interna alle vostre redazioni: il rispetto delle norme deontologiche deve essere fondamentale per la professione, il non-rispetto di queste norme vi rende corresponsabili di un fenomeno culturale di rilevanza sociale enorme.
Una cronaca eticamente corretta è possibile e necessaria.
Vista la portata del fenomeno, confidiamo nella vostra comprensione!
frauen*marsch.donne*in marcia
Cooperativa sociale GEA Bolzano
Associazione Donne contro la violenza Merano
Servizio Casa delle Donne Bressanone
Servizio Casa delle Donne Brunico
Forum Prevenzione
SeNonOraQuando Es Ist Zeit – Alto Adige Südtirol
Iniziativa Frauen helfen Frauen Alto Adige
Museo delle Donne Merano
Archivio delle Donne Bolzano
Donne KVW
Infocafè femminista Merano
Consultorio Aied Bolzano A.P.S. – sezione Andreina Emeri
Consultorio Kolbe
Rete dei Centri Genitori Bambini ELKI Alto Adige
Associazione Melograno Alto Adige
A.N.P.I.
Associazione Alchemilla
TANNA, eigenmächtige Frauen, donne tenaci ëiles liedies
Coopbund Alto Adige Südtirol
Cooperativa di comunità b*coop Bressanone
Bezirksservicestelle der Bildungsausschüsse Eisacktal und Wipptal
Bezirksservice für Bildungsausschüsse Überetsch Unterland
Associazione Väter aktiv/Padri attivi
Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste (AGJD)
netz | Offene Jugendarbeit EO - Pubblicazione (anche video) del numero civico dell’abitazione e nominativo sul campanello:
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Il commento dell'Ordine regionale dei giornalisti
L’autorevolezza di una persona, così come quella di una categoria, si riconosce anche dalla capacità di fare autocritica. Ed è proprio con questo spirito che oggi l‚Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige Südtirol fa propria la lettera aperta inviata da un gruppo di associazioni del territorio e indirizzata alle giornaliste e ai giornalisti e a chi li rappresenta. L’Ordine sottoscrive e condivide la manifestazione di sdegno nei confronti di chi, nello svolgimento del proprio lavoro giornalistico, travalica i confini del diritto di cronaca e i princìpi dell’interesse collettivo per pubblicare contenuti offensivi e vittimizzanti. Una prassi che purtroppo rimane consueta, nonostante i numerosi richiami alla deontologia e appelli al senso di responsabilità. Proprio negli ultimi giorni si sono dovuti registrare casi di notizie oggetto di narrazioni distorte, sensazionalistiche e irrispettose, che sono state prontamente segnalate al Consiglio di disciplina.
Il vero giornalismo ha come faro il Testo unico della deontologia e i princìpi richiamati in altri documenti specifici come il Manifesto di Venezia, ispirato alla Convenzione di Istanbul, per un’informazione attenta, corretta e responsabile sul fenomeno della violenza contro le donne e della violenza domestica.
La fretta, la concorrenza tra redazioni, la tendenza ad assolversi perché ‘tanto si è sempre fatto così‚ non sono più tollerabili. Nella nostra società è maturata una consapevolezza nuova, che giornaliste e giornalisti sono chiamati a rispecchiare nel loro lavoro. Senza scuse.
La ricorrenza dell‘8 marzo, Giornata internazionale dei diritti delle donne, offre un’ennesima occasione di parlare di questi temi. Ma è da tempo che l’Ordine dei giornalisti ha a cuore questo problema e negli ultimi anni ha intrapreso iniziative specifiche per agire sulla sensibilizzazione di colleghe e colleghi, partendo dalla formazione. Sono stati organizzati vari corsi di aggiornamento specifici e altri ne saranno promossi nei prossimi mesi. Di concerto con il Sindacato regionale, l’Ordine ha anche promosso una nuova azione dedicata alla rappresentazione mediatica della violenza di genere attraverso le immagini. L’iniziativa, che sarà presentata in autunno, ha per obiettivo la promozione di una narrazione più rispettosa dei fatti di cronaca che riguardano questioni di genere.
Ma non basta. Serve un’assunzione personale di responsabilità da parte di giornaliste e giornalisti, per interrompere il circolo vizioso degli stereotipi di genere e della narrazione tossica che influenzano la percezione pubblica sul fenomeno. L’Ordine dei giornalisti, insieme al Consiglio di disciplina, rinnova il proprio impegno a presidiare la questione e la propria disponibilità a dialogare con le associazioni, con la politica, con l’opinione pubblica, in uno spirito costruttivo di impegno e responsabilità individuale e collettiva.
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