Gesellschaft | La lettera aperta

„Femminicidi, narrazione sia rispettosa“

Ventisei organizzazioni si appellano a giornalisti e giornaliste: „Una cronaca eticamente corretta è possibile“. Il plauso dell'Ordine regionale: „Serve autocritica“.
Panchina Rossa, femminicidio, violenza di genere
Foto: Comune di Bolzano
  • Gentili redazioni, gentili giornaliste e giornalisti,

    Notiamo, con grande preoccupazione, che si innescano sempre più spesso meccanismi che portano ad ignorare quei principi etici fondamentali per la professione da un lato e la società dall’altro. È alla luce del sole che la ricerca dello scoop, la concorrenza tra redazioni e la pressione data dalla diffusione digitale delle informazioni vadano spesso a discapito del rispetto del Codice Deontologico del mestiere. Ricordiamoci però che il diritto di cronaca non è una libertà di espressione assoluta ma è bilanciato da altri diritti, quali ad esempio il diritto alla privacy, il diritto alla dignità delle persone ecc. e questo diritto di cronaca va comunque esercitato rispettando le norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (legge 69/1963) e attenendosi all’essenzialità della notizia e alla continenza; specialmente nei fatti di cronaca, senza spettacolarizzare la violenza (Testo Unico dei Doveri del Giornalista, 2021, Art. 3 e Art. 5bis).

     

    Il diritto di cronaca non è una libertà di espressione assoluta ma è bilanciato da altri diritti, quali ad esempio il diritto alla privacy, il diritto alla dignità delle persone etc

     

    In particolare, riguardo ai casi di cronaca che coinvolgono femminicidi o tentati femminicidi, una narrazione rispettosa e consapevole in parole e immagini diventa fondamentale per non rendere i giornalisti e le giornaliste complici di un fenomeno sociale che si traduce in 120 donne uccise da uomini solo nel 2023 in Italia. Numerosi studi mostrano come modelli narrativi tossici comportino la vittimizzazione secondaria delle persone coinvolte e dei loro famigliari, il rischio di emulazione da parte di terzi e una lettura che giustifichi o normalizzi atti violenti contro le donne.

     

    Modelli narrativi tossici comportano la vittimizzazione secondaria delle persone coinvolte e dei loro famigliari, il rischio di emulazione da parte di terzi e una lettura che giustifichi o normalizzi atti violenti contro le donne.

     

    Alla luce dei più recenti fatti di cronaca in provincia e della narrazione dell’ultimo tentato femminicidio a Bolzano è evidente come le dinamiche sopra descritte prevalgano sulle indicazioni del Testo Unico dei Doveri del/la Giornalista (art. 5 bis), che invita esplicitamente ad assicurare, valutato l’interesse pubblico alla notizia, una narrazione rispettosa anche dei familiari delle persone coinvolte.

    Seguono alcuni esempi concreti che abbiamo osservato nel caso sopra citato:

     

    • Pubblicazione (anche video) del numero civico dell’abitazione e nominativo sul campanello: 
      Sono informazioni inerenti o ledono il diritto alla privacy della famiglia? È stato considerato il diritto all’intimità e all’incolumità di chi continua a vivere in quell’abitazione?
    • Interviste a persone direttamente coinvolte: 
      L’intervista a persone fortemente traumatizzate sono di interesse pubblico o hanno uno scopo meramente sensazionalistico? Quanto informativa può essere un’intervista con domande tendenziose a una persona emotivamente provata?
    • Immagini delle chiazze e tracce di sangue: 
      Sono rilevanti riportando la notizia o semplicemente dettagli scabrosi?
    • Interviste a persone non coinvolte direttamente, ad esempio vicini: Quali informazioni possono essere di interesse pubblico?
    • Telefonate al cellulare della vittima: 
      Dove sta l’interesse pubblico in ripetute telefonate al cellulare della vittima a distanza di poche ore dei fatti?
    • Interviste a esperte dei Centri d’Ascolto Antiviolenza: 
      L’interesse pubblico sta nella strumentalizzazione delle informazioni condivise o piuttosto nella diffusione del servizio offerto e dei numeri verdi per coloro che ne possono aver bisogno perché si trovano in situazioni simili (prevenzione)?
    • „Soffiate“ da fonti più o meno autorevoli: 
      Quale interesse pubblico hanno dettagli riguardanti indagini in corso?

     

    Invitiamo alla pubblicazione di questa lettera aperta in tutta la sua lunghezza, ma soprattutto a una riflessione interna alle vostre redazioni: il rispetto delle norme deontologiche deve essere fondamentale per la professione, il non-rispetto di queste norme vi rende corresponsabili di un fenomeno culturale di rilevanza sociale enorme.

    Una cronaca eticamente corretta è possibile e necessaria. 
    Vista la portata del fenomeno, confidiamo nella vostra comprensione! 


    frauen*marsch.donne*in marcia 
    Cooperativa sociale GEA Bolzano 
    Associazione Donne contro la violenza Merano 
    Servizio Casa delle Donne Bressanone 
    Servizio Casa delle Donne Brunico 
    Forum Prevenzione 
    SeNonOraQuando Es Ist Zeit – Alto Adige Südtirol 
    Iniziativa Frauen helfen Frauen Alto Adige 
    Museo delle Donne Merano 
    Archivio delle Donne Bolzano 
    Donne KVW 
    Infocafè femminista Merano 
    Consultorio Aied Bolzano A.P.S. – sezione Andreina Emeri 
    Consultorio Kolbe 
    Rete dei Centri Genitori Bambini ELKI Alto Adige 
    Associazione Melograno Alto Adige 
    A.N.P.I. 
    Associazione Alchemilla 
    TANNA, eigenmächtige Frauen, donne tenaci ëiles liedies 
    Coopbund Alto Adige Südtirol 
    Cooperativa di comunità b*coop Bressanone 
    Bezirksservicestelle der Bildungsausschüsse Eisacktal und Wipptal 
    Bezirksservice für Bildungsausschüsse Überetsch Unterland 
    Associazione Väter aktiv/Padri attivi 
    Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste (AGJD) 
    netz | Offene Jugendarbeit EO

  • Il commento dell'Ordine regionale dei giornalisti

    L’autorevolezza di una persona, così come quella di una categoria, si riconosce anche dalla capacità di fare autocritica. Ed è proprio con questo spirito che oggi l‚Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige Südtirol fa propria la lettera aperta inviata da un gruppo di associazioni del territorio e indirizzata alle giornaliste e ai giornalisti e a chi li rappresenta. L’Ordine sottoscrive e condivide la manifestazione di sdegno nei confronti di chi, nello svolgimento del proprio lavoro giornalistico, travalica i confini del diritto di cronaca e i princìpi dell’interesse collettivo per pubblicare contenuti offensivi e vittimizzanti. Una prassi che purtroppo rimane consueta, nonostante i numerosi richiami alla deontologia e appelli al senso di responsabilità. Proprio negli ultimi giorni si sono dovuti registrare casi di notizie oggetto di narrazioni distorte, sensazionalistiche e irrispettose, che sono state prontamente segnalate al Consiglio di disciplina.

    Il vero giornalismo ha come faro il Testo unico della deontologia e i princìpi richiamati in altri documenti specifici come il Manifesto di Venezia, ispirato alla Convenzione di Istanbul, per un’informazione attenta, corretta e responsabile sul fenomeno della violenza contro le donne e della violenza domestica.

    La fretta, la concorrenza tra redazioni, la tendenza ad assolversi perché ‘tanto si è sempre fatto cosìnon sono più tollerabili. Nella nostra società è maturata una consapevolezza nuova, che giornaliste e giornalisti sono chiamati a rispecchiare nel loro lavoro. Senza scuse. 

    La ricorrenza dell‘8 marzo, Giornata internazionale dei diritti delle donne, offre un’ennesima occasione di parlare di questi temi. Ma è da tempo che l’Ordine dei giornalisti ha a cuore questo problema e negli ultimi anni ha intrapreso iniziative specifiche per agire sulla sensibilizzazione di colleghe e colleghi, partendo dalla formazione. Sono stati organizzati vari corsi di aggiornamento specifici e altri ne saranno promossi nei prossimi mesi. Di concerto con il Sindacato regionale, l’Ordine ha anche promosso una nuova azione dedicata alla rappresentazione mediatica della violenza di genere attraverso le immagini. L’iniziativa, che sarà presentata in autunno, ha per obiettivo la promozione di una narrazione più rispettosa dei fatti di cronaca che riguardano questioni di genere.

    Ma non basta. Serve un’assunzione personale di responsabilità da parte di giornaliste e giornalisti, per interrompere il circolo vizioso degli stereotipi di genere e della narrazione tossica che influenzano la percezione pubblica sul fenomeno. L’Ordine dei giornalisti, insieme al Consiglio di disciplina, rinnova il proprio impegno a presidiare la questione e la propria disponibilità a dialogare con le associazioni, con la politica, con l’opinione pubblica, in uno spirito costruttivo di impegno e responsabilità individuale e collettiva.