Sport | Antholz

Caos mobilità, sistema oltre il limite

Cosa non va: auto in colonna, treni iper affollati, viaggiatori lasciati a piedi a Brunico, 4 ore di viaggio da Bolzano con i mezzi, ai controlli non fanno passare nessun tipo di cibo neanche per i celiaci. Cosa va: Arena ben organizzata, prezzi ok.
navetta piena
Foto: SALTO
  • La staffetta mista del biathlon era forse l’evento più atteso della “costola” altoatesina delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Far arrivare 18.000 persone al termine di una valle “cieca” era una sfida non da poco, per questo abbiamo provato a raggiungere la sede di gara con i mezzi pubblici. E come è andata? In due parole si può dire che il sistema della mobilità ha retto. A fatica, ma sembra avere retto: treni stracolmi con diverse decine di spettatori lasciati “a piedi” tra Brunico e Valdaora; navette traboccanti. Il vero punto debole si è rivelato il cruciale passaggio treno/bus con più di un’ora di attesa. E' andata peggio a chi ha cercato di avvicinarsi con l’automobile. Tempi di percorrenza semplicemente biblici. Vivibile, invece, nonostante la grande folla, l’area di gara. 

  • Treno affollato: Si è viaggiato in piedi Foto: SALTO
  • Da Bolzano il treno parte puntuale alle 9.02.  E' pieno, ma pochi viaggiatori restano in piedi. Di stazione in stazione la situazione ovviamente peggiora per diventare piuttosto  critica dopo il cambio a Fortezza. I vagoni sono pieni all’inverosimile al punto che a Brunico il capotreno non fa salire nessuno. L’incomprensibile sosta di oltre 20 minuti diventa snervante per il caldo  con le porte chiuse. Va peggio, però, ad alcune decine di persone che scendono dai bus di linea e non possono salire. Per loro una mezzora di attesa, e, come vedremo, il dubbio di arrivare in tempo. Gli appassionati di biathlon sono pacifici e fila tutto liscio, ma captiamo diversi mugugni. “Alto Adige bocciato in trasporti”, dice un tifoso con la parrucca tricolore, sbuffando. Nulla di veramente drammatico ma più di un’ora di attesa per salire su una (la prima, peraltro) delle navette traboccanti non l’avevamo messa in conto. 

  • Olang - Valdaora: Il momento più critico: a Valdaora più di un'ora per salire sulle navette Foto: SALTO
  • Si scende a Olang alle 11.05. Il treno è così affollato che per scendere e risalire nel sottopassaggio ci vogliono quindici minuti buoni. Ma il peggio deve arrivare. La coda per i bus navetta è infinita. Riusciamo a salire alle 12.10. I poliziotti dicono che ci vorrà un quarto d’ora per arrivare a destinazione. Sì, nelle giornate normali. Dopo mezzora arriviamo ad Anterselva di mezzo. Bisogna scendere. Si fanno 500/700 metri a piedi e si arriva al piazzale dove partono gli Shuttle A per la Südtirol Arena (eravamo sugli shuttle B). In poco più di dieci minuti si arriva alla fermata. L’arena dista 700 metri. Gli ingressi per i controlli di sicurezza sono numerosi e qui, fortunatamente, l’attesa è minima. Quando arriva il nostro turno una tifosa germanica furibonda lancia il cellulare sul tavolo su cui vengono esaminati gli zaini. Le hanno appena detto che non può portarsi all’interno i biscotti senza glutine che si è portata da casa. “Ma sono celiaca – obietta - magari dentro non trovo da mangiare cose senza glutine”. Riescono a convincerla a mangiare i biscotti all’esterno. “In nessuna delle sedi di gara si può entrare con il cibo”, dicono. Sarà, ma è una follia non prevedere questo genere di eccezioni. “Le regole sono regole, non le facciamo noi”, dice l’incaricato. Mah.
    Entriamo alle 13.05, quattro ore dopo la partenza dalla stazione di Bolzano. Proviamo a mettere la testa dentro il mega tendone in cui si mangia. Sembra stra-pieno ma una hostess ci aggancia dicendo che possiamo sederci e prende lei le ordinazioni, non serve fare la coda. Nei tavoli da Dorffest ci sono centinaia di persone ma il cibo arriva nel giro di tre minuti e le bevande dopo circa 10. Wow. Uno sguardo al menù rivela che non sono previsti cibi senza glutine. Forse in qualche altre stand sì, ma è impossibile verificarlo. La signora sarà ancora più furibonda. I prezzi – e questo non è male – sono comunque abbordabili. Al momento di pagare scopriamo che VISA ha l’esclusiva per i pagamenti. Io ho solo Mastercard. Fortunatamente la collega Anna Huez Hölzl ha la carta giusta. Da un controllo online scopriamo che VISA ha l’esclusiva per i pagamenti da decenni. Cerchiamo di capire quanto può valere per il Comitato olimpico uno sponsoring del genere, ma pare sia top secret.Chissà quante persone nel corso dei decenni si siano sentite a disagio nello scoprire di avere la carta della compagnia sbagliata. Secondo “mah”.
     

  • Colorati: I tifosi con "i posti in piedi" Foto: SALTO
  • A me tocca il compito di assistere alla gara nella zona C quella dei “biglietti in piedi” da 50 euro. Questo è uno dei veri “plus” della giornata. Assistere a delle gare olimpiche per quella cifra non è per nulla male. E il pubblico che si trova è di veri appassionati. Si vedono delle splendide parrucche germaniche a forma di fiamma, i francesi intonano Allez les Bleues“, il clima è di festa, ma senza eccessi. Casualmente mi posiziono in un settore di tifosi italiani. Sanno tutto di biathlon. Conoscono anche gli atleti stranieri che sfrecciano e incitano tutti urlando il nome di battesimo.  Bellissimo. Sono così appassionati che azzeccano tutte le previsioni. Quando parte Vittozzi per l’ultima frazione gli azzurri sono quarti. ”Lei al tiro sbaglia pochissimo. La Francia non la prendiamo, ma secondo me arriviamo secondi“, dice il vicino, evidentemente non scaramantico. Nell’ultima serie Vittozzi in effetti non sbaglia un colpo, le tedesche e le norvegesi sì. L’ultimo giro l’atleta cadorina  lo fa in trionfo, salutando il pubblico. Quando scollina dopo l’ultima salita si apre in un sorriso. Il boato ”Vai Lisaaaa“ dura fino a quando taglierà in traguardo. Un argento memorabile. Tutti felici per Dorothea Wierer, all’ultima Olimpiade. 
    Per non restare intrappolati schizziamo via pochi minuti dopo l’esultanza. Di nuovo doppia navetta per arrivare a Olang e treno traboccante. Ma da Brunico in poi si respira. Arrivati a Fortezza sembra compiersi il miracolo. Sull’altro binario sta arrivando il treno per Bologna. Che fortuna. Ma mentre si avvicina si vede fumo uscire dai freni e nell’aria si percepisce un forte odore di bruciato. Ci fanno salire lo stesso. Non partiamo. ”Il treno avrà 10 minuti di ritardo per motivi tecnici“. Dopo 25 minuti di dicono di andare al binario 1 dove arriverà un altro treno, ma quelli colorati che ispirano tanta fiducia. Poi ci fanno andare al binario 3. Ma poco importa. Ci sono pure le prese per caricare il PC. Non può non venire in mente il giornalista-polemista Fabio Salamida che più volte al giorno, nei suoi gettonatissimi post, si rivolge al ministro Salvini e li conclude così. ”Matteo, i treni, devi pensare ai treni".