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La chimera dell'elezione diretta

Il ddl Leiter Reber per l'elezione diretta del Landeshauptmann ha dei precedenti: ci provò già la SVP nel 2017, che poi accantonò l'idea, e i Freiheitliche un anno prima.
Wahl Landeshauptmann
Foto: Seehauserfoto
  • Poco prima di Capodanno, il consigliere provinciale della Freie Fraktion Andreas Leiter Reber ha riproposto una riforma che può suonare “nuova” ma appunto non lo è affatto: l’elezione diretta del Presidente della Provincia in Alto Adige, così come già avviene nel vicino Trentino. Presentata come risposta alla disaffezione politica e come rafforzamento della “partecipazione”, ha in realtà una genealogia politica precisa: è stata per anni una proposta identitaria della destra sudtirolese, in primis Freiheitliche, e nel 2017 fu perfino ipotizzata – salvo poi essere stralciata – dalla stessa SVP nel percorso della cosiddetta “riforma Noggler”. Dal 2023 SVP e Freiheitliche governano insieme.

  • Due schede alle elezioni

    Secondo la Freie Fraktion, dal 1948 a oggi solo 253 cittadini – cioè i consiglieri provinciali eletti nelle varie legislature – avrebbero avuto il potere di scegliere il Landeshauptmann, perché oggi il Presidente è eletto dal Consiglio provinciale al suo interno. La proposta di Leiter-Reber immagina due schede elettorali alle elezioni provinciali: con la prima scheda si vota il/la candidato/a Presidente e vince chi prende più voti (ed entra automaticamente anche in Consiglio) mentre con la seconda scheda si eleggono i restanti 34 consiglieri, mantenendo la possibilità di esprimere fino a quattro preferenze. Il “plus” politico rivendicato è lo split ticket: poter scegliere un Presidente di un’area e, nello stesso voto, sostenere candidati (e liste) di un’altra, con l’idea di “aumentare pluralismo e libertà di scelta”. Dopo il deposito del ddl, l’obiettivo di Leiter Reber è arrivare alle firme per un’iniziativa popolare (“Volksbegehren”, con la soglia delle 8.000 firme autenticate).

  • Il consigliere provinciale Andreas Leiter Reber: ha depositato un ddl per l'elezione diretta del Landeshauptmann altoatesino. Foto: Seehauserfoto
  • Nell’ottobre 2016 i Freiheitlichen – partito nel quale ha militato Leiter Reber – depositarono un ddl analogo, affinché il Presidente venga eletto direttamente con scheda separata, con gli altri 34 seggi assegnati in maniera proporzionale. Nel loro testo, inoltre, i voti dei candidati non eletti alla presidenza sono “traslati” come preferenze personali utili alla rispettiva lista. Il ddl dei Blaue fu in ogni caso bocciato.

  • L'elezione del Landeshauptmann oggi

    Oggi il Presidente della Provincia è eletto dal Consiglio provinciale al suo interno, per appello nominale e a maggioranza assoluta, sulla base di una dichiarazione di governo. Se cade il Presidente (dimissioni, impedimento, mozione di sfiducia), il sistema prevede un meccanismo di ricomposizione interna: si eleggono nuovo Presidente e nuova Giunta senza automatica dissoluzione del Consiglio. La riforma costituzionale del 2001 attribuisce però ai Consigli provinciali di Trento e di Bolzano la possibilità di definire la propria forma di governo e la materia elettorale tramite una legge provinciale approvata a maggioranza assoluta. In altre parole, l’Autonomia offre la possibilità di “riscrivere” il proprio modello – e così ha fatto il Trentino, introducendo l’elezione diretta del Presidente della Provincia autonoma.

  • La “riforma Noggler” del 2017

    Quando nel gennaio 2017 la SVP depositò in Consiglio provinciale il disegno di legge elettorale con primo firmatario Josef Noggler, l’ambizione era simile: sganciarsi per la prima volta dall’impianto della legge elettorale regionale e fissare in casa propria le “regole del gioco” della forma di governo provinciale. Nella bozza iniziale c’era l’elezione diretta del Landeshauptmann, con un meccanismo simile a quello dei sindaci nei comuni sopra i 15.000 abitanti e un nuovo metodo di assegnazione dei seggi (“Vollmandat”) per ridurre la frammentazione legata ai seggi dei resti. Entrambi, però, vennero stralciati per mancanza di consenso interno alla Volkspartei, lasciando in piedi l’impianto proporzionale e spostando il baricentro della riforma su altri capitoli (tra cui la discussa clausola di garanzia per la rappresentanza ladina). La SVP rivendicò la portata storica del nuovo testo, poi approvato, pur rinunciando proprio alla modifica più sostanziale della forma di governo.

  • Il consigliere provinciale Josef Noggler (SVP): porta la sua firma la legge elettorale approvata nel 2017, prima riforma dal 2001. Foto: Seehauserfoto
  • L’elezione diretta tornò nella discussione in aula, come emendamento dell’opposizione. Ulli Mair (allora consigliera provinciale e oggi assessora dei Freiheitliche) chiese di inserire il Direktwahl nell’articolo sul sistema elettorale: Andreas Pöder la sostenne, mentre altri sollevarono obiezioni di merito e di contesto, come il rischio di un Presidente senza maggioranza. Brigitte Foppa dei Verdi sostenne la tesi secondo cui l'elezione diretta non equivalga automaticamente a “più democrazia”, perché può produrre rigidità e crisi istituzionali se il vertice eletto non ha una maggioranza stabile o se l’assetto non regge ai cambi di legislatura. Dal canto suo anche la SVP mantenne una linea prudente, per timore d'importare in Alto Adige un sistema maggioritario senza adeguate “stampelle” (premio di maggioranza, doppio turno, regole di caduta dell’esecutivo) in un contesto dove pesa la rappresentanza dei gruppi linguistici e la logica della “proporzionale etnica”.