Elezione diretta
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Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l’inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.
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L’elezione diretta seduce. È una catchword semplice, intuitiva, apparentemente democratica: l’elettore sceglie chi comanda. In Italia il percorso è noto: prima i sindaci, poi i presidenti di Regione, e ora, dopo anni di slogan che inneggiavano al sindaco d’Italia, l’idea di eleggere direttamente anche il Presidente del Consiglio. La promessa è la stabilità. E la stabilità è certamente un valore positivo, almeno fino a un certo punto.
Ma il fenomeno non è solo italiano. Dagli anni Novanta molti Paesi hanno imboccato la strada dell’elezione diretta, soprattutto per i capi di Stato, adottando forme di semipresidenzialismo. Lo hanno fatto tanti Stati post-comunisti, ma anche molti Paesi in Africa e Asia.
A livello locale, l’elezione diretta dei sindaci ha preso piede anche in Paesi di ispirazione profondamente parlamentare, come la Germania. In Italia solo la Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano prevedono l’elezione consiliare del presidente di Regione/Provincia, e se ad Aosta si dibatte da tempo sull’introduzione dell’elezione diretta, la novità è arrivata anche in Alto Adige, tempio del consociativismo proporzionalista: non ci si riuscirà facilmente, perché servirebbe il voto favorevole dei 2/3 dei consiglieri provinciali, ma con l’aria che tira non è da escludere che prima o poi ci si arrivi.
Eppure qualcosa non torna.
Se l’elezione diretta fosse una cartina di tornasole della democrazia, dovremmo concludere che la democrazia è in espansione. Ma i dati dicono che invece arretra e perde partecipazione.
Allora dov’è l’inganno?
Innanzitutto l’elezione diretta personalizza il potere. Il legame non è più con l’istituzione, ma con la persona. Così facendo, si scava sotto i partiti, che restano – con tutti i loro difetti – l’ossatura della democrazia parlamentare. Senza partiti non c’è mediazione, non c’è compromesso: c’è solo il capo. E il capo tende spesso a decidere più che a negoziare. Per questo (opportunamente) la Corte costituzionale ritiene un limite strutturale quello ai mandati di sindaci e presidenti eletti direttamente.
C’è poi un secondo problema, più tecnico ma fondamentale. Per funzionare, un’elezione diretta deve garantire la maggioranza. Altrimenti si inceppa. Israele lo ha imparato a proprie spese, sperimentando per una sola legislatura l’elezione diretta del premier. Da qui la necessità di costruire maggioranze artificiali: premi di seggi, automatismi, consigli addomesticati. Nei sistemi semipresidenziali, se il Presidente non ha i numeri, comanda il Parlamento; in quelli presidenziali il capo dello Stato senza maggioranza diventa un’anatra zoppa.
Il nodo è tutto qui: l’elezione diretta semplifica.
E la semplificazione è spesso un rischio. Perché riduce il pluralismo, schiaccia le minoranze – non solo linguistiche, ma politiche e sociali – e concentra il potere. Se a questo si aggiunge la disaffezione al voto (che ne è una conseguenza), il risultato è una democrazia più fragile, non più forte. L’elezione diretta è una bomba a orologeria su cui è seduta la democrazia. Ma resta una catchword seducente. Ed è proprio questo il problema.
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Ich schreibe auf Medien in…
Ich schreibe auf Medien in einen zu bewahren den altnativer Kulturalität Tyrols als ,🐉3️⃣☘️💬
Vereinfachung birgt oft Risiken. Denn sie reduziert den Pluralismus, unterdrückt Minderheiten – nicht nur sprachliche, sondern auch politische und soziale – und konzentriert Macht. Verstärkt wird dies durch die daraus resultierende Wahlmüdigkeit, entsteht eine fragilere, nicht stärkere Demokratie. Direkte Wahlen sind eine tickende Zeitbombe, auf der die Demokratie ruht. Doch sie bleiben ein verführerisches Schlagwort. Und genau darin liegt das Problem.
💬für mich 🉑 rückübersetzt
Macht doch Picknick und Wandertage, Landeskunde
https://salto.bz/de/article…
https://salto.bz/de/article/17102021/die-welt-ist-mehr-als-ein
Con tutto il rispetto,…
Con tutto il rispetto, capisco che Lei sia un distinto professore e io un commentatore online, ma Lei dovrebbe tornare a studiare i principi della democrazia.
Il principale garante della democrazia è la separazione dei poteri. In Italia, al momento, esistono soltanto due poteri, perché la Presidente del Consiglio, cioè il potere esecutivo, non è altro che una marionetta della legislatura.
Meloni ha poteri perché è la presidente di Fratelli d’Italia, non perché è la premier.
E anche il Presidente della Repubblica è soltanto garante fino alla fine del periodo legislativo, perché votato con maggioranza assoluta dal Parlamento.
Come l’istituzione di un nuovo potere autonomo eletto dal popolo “concentri il potere” non mi torna.
E non mi faccia iniziare il discorso sulla recente sentenza della Corte Costituzionale, perché lì c'è il vero pericolo per la democrazia. Apparentemente la Corte ha stabilito che la fonte suprema del diritto non è più la Costituzione, votata dal popolo, bensì i cosiddetti "principi fondamentali": principi che non sono enumerati, né scritti, né votati, e sono nient'altro delle opinioni di quindici cittadini.
In risposta a Con tutto il rispetto,… di Gustav
Ich verstehe Ihre Einwände…
Ich verstehe Ihre Einwände nicht. Meloni ist Ministerpräsidentin mit den Stimmen der Mehrheit des Parlaments, che centra la presidenza di fratelli D'Italia?
Auch Elly Schlein ist Präsidentin einer Partei, aber eben nicht Ministerpräsidentin, weil sie eben keine Mehrheit im Parlament hat.
Was soll daran falsch sein? Oder anders gefragt, was wäre die Alternative? Ein System wie in den USA, wo das Parlament eine Marionette ist, und ein Präsident einfach mal so einen Krieg beginnen kann?
Oder doch besser Frankreich, wo es seit Monaten keine operative Regierung?
Hätten Sie noch andere Vorschläge?
In risposta a Ich verstehe Ihre Einwände… di Manfred Gasser
Mein Einwand ist, dass die…
Mein Einwand ist, dass die Gewaltenteilung in Italien eine Farce ist. Es gibt keine echten Checks and Balances. Das Parlament herrscht über sich selbst, bestimmt wie es gewählt wird, stellt den Ministerpräsidenten, stellt den Staatspräsidenten und wählt indirekt zwei Drittel des Verfassungsgerichtshofs. Die Legislative herrscht über alle drei Staatsgewalten. Es braucht eine autonome Exekutive, die der Legislative Schranken setzen kann.
Das System der USA ist das Vorzeigemodell. Während unser Verfassungssystem keine 100 Jahre alt ist, garantiert das Verfassungssystem der USA die Demokratie seit 250 Jahren. Das Parlament der USA ist sehr mächtig (siehe post Nixon), nur hat es aus politischen Gründen entschieden diese Macht zurzeit nicht einzusetzen. Wenn es möchte, könnte es Trump und wie die Schranken weisen. In Italien hingegen, haben Staats- und Ministerpräsident gar keine Macht, nicht einmal wenn sie es wollen.
In so unsicheren Zeiten mit…
In so unsicheren Zeiten mit gefährlichen autokratischen Selbstherrlichkeiten und populistischen Machtansprüchen bietet eine Wahlprozedur, die mehrere Etappen durchläuft und den Konsens einer breiten parlamentarischen Mehrheit bedarf, eine bessere Garantie für das Gemeinwohl. Prof. Palermo hat genau das zum Ausdruck gebracht. Politiker:innen, Gewerkschafterinnen und Medien müssen das der Allgemeinheit offenbar noch ausführlicher erklären, damit der Groschen fällt.
Was zu viel Macht in der…
Was zu viel Macht in der Hand eines Einzelnen bedeutet, zeigt exemplarisch der Fall Trump (bezogen auf Demokratie) auf.
In risposta a Was zu viel Macht in der… di nobody
Glauben sie echt, dass Trump…
Glauben sie echt, dass Trump alleine die Entscheidungen trifft?? Ehrlich? Hat Biden Entscheidungen getroffen?? Glaube wohl kaum, der wusste zeitweise gar nicht ein mal wer er selbst ist! Die Entscheidungen treffen die, die Dank einen Haufen Geld Trump zur Präsidentschaft geführt haben. Geld regiert die Welt, das ist poco ma sicuro.