“Tra gli operai resta la preoccupazione”
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Abbonati ora a S+Niente piazza Magnago: la Provincia non l’ha concessa. Così il presidio dei lavoratori delle Acciaierie Valbruna si è tenuto stamane (venerdì 10 luglio) in via Laurin, davanti a Palais Widmann, a pochi metri dalla sede della Giunta provinciale. Una piccola delegazione, guidata dai segretari territoriali Marco Bernardoni (Fiom), Riccardo Conte (Fim) ed Eduart Dedja (Uilm), per riportare l’attenzione su una vertenza che si trascina da quasi un anno senza risposte sul rinnovo della concessione e sul futuro dello stabilimento “cuore” della zona industriale di Bolzano.
La trattativa sulla concessione
La svolta è arrivata ad aprile, all’interno della variazione di bilancio, con la modifica alla legge provinciale 9 del 2018 “Territorio e paesaggio”, che introduceva per la prima volta – anche nelle zone produttive pubbliche – l'istituto della concessione. Lo scorso 22 maggio, poi, la Giunta provinciale di Bolzano sciolse il nodo della proprietà dell’area produttiva – che dovrà restare in mano pubblica – nonché della concessione “affidata tramite trattativa diretta alle Acciaierie Valbruna della famiglia Amenduni”. La Provincia annunciò un momento d’informazione e confronto con gli stakeholder del settore, “affinché si proceda in trasparenza verso la soluzione della tematica e quindi con la prosecuzione, nella dovuta serenità, dell’attività produttiva”. La decisione della Giunta arrivò dopo le numerose sollecitazioni delle federazioni sindacali degli scorsi mesi, con gli operai scesi in piazza per chiedere chiarezza sul futuro dell’impianto.
Il bando di gara promosso dalla Provincia si è concluso senza alcuna assegnazione e da allora la trattativa – più volte data per vicina a una conclusione positiva – non è mai arrivata a un accordo definitivo. Nel frattempo il tempo stringe: la proroga della concessione scade il 3 settembre.
“Da febbraio nessuna informazione”
“È da febbraio che siamo assolutamente privi di informazioni di qualsiasi tipo – sostiene Marco Bernardoni – Abbiamo letto sui giornali o appreso dai mass media, ma ufficialmente non ci hanno mai chiamati”. Nemmeno con l’azienda c’è al momento un’interlocuzione formale: “Non sappiamo nulla di ufficiale”. E l’estate, ammette il segretario della Fiom, non aiuta: il rischio è che la trattativa si congeli ancora. “Speriamo con questa mobilitazione di dare una svolta e di chiudere il prima possibile, perché a settembre scade la proroga della concessione”. I sindacati sono stati convocati oggi a un incontro con il vicepresidente della Provincia Marco Galateo, ma Bernardoni non si fa illusioni sul merito della convocazione: “Se non ci fosse stata questa ulteriore mobilitazione, probabilmente non ci avrebbero neanche chiamati. Andiamo, ascoltiamo, faremo le nostre valutazioni”.
Il clima in fabbrica, si racconta, è pesante: “C’è molta rabbia, perché da un anno siamo fermi, senza notizie, e la gente vive in una situazione di insicurezza. Ci aspettiamo che, quando questa vicenda sarà conclusa, qualcuno abbia il coraggio di chiedere scusa ai lavoratori. Credo che se lo meritino”. Qualche lavoratore, intanto, comincia a guardarsi intorno.
“Vogliamo un documento scritto”
Per Riccardo Conte il punto è la trasparenza: “Siamo stufi di sentire sui media notizie da cui sembra che sia tutto concluso, ma non siamo stati coinvolti minimamente. Chiediamo che finalmente la politica ci dia un pezzo di carta su cui confrontarci, per dare una valutazione certa di quello che c’è scritto”. Il segretario della Fim ricorda le due grandi manifestazioni dell’autunno scorso “che non si vedevano da oltre 50 anni in Alto Adige” e rilancia il sospetto che dietro lo stallo ci sia altro: “Questa non è una vertenza di mancanza di lavoro, è una questione di terreni che fanno gola a tanti. Non vogliamo speculazione, vogliamo il mantenimento del polo siderurgico e dei posti di lavoro”. Poi l’affondo: “Basta con le parole, basta con le notizie stampa e le campagne elettorali quotidiane sui giornali. La politica si occupi del lavoro e garantisca un futuro certo ai lavoratori e alle loro famiglie”.
Eduart Dedja (Uil) rimette al centro la scadenza di settembre: “I lavoratori sono cittadini di questo territorio e hanno il diritto di avere risposte. Non possono andare in ferie con il pensiero che al rientro non ci sarà più un posto di lavoro per loro. Basta proroghe, dunque, vogliamo che entro il 3 settembre la questione sia chiusa”.
Tra i lavoratori presenti al presidio, la stanchezza è palpabile. “Come parti sociali ci stiamo comportando fin troppo bene”, dice qualcuno. E ancora: “In una provincia in cui c’è pochissima disoccupazione, abbiamo il cuore infranto da quest’anno di incertezza. Abbiamo trascorso le ferie di Natale con ansia, ora affrontiamo l’estate ugualmente preoccupati”.
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