Via Bari Vecchia
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11 febbraio 2025. È passato esattamente un anno dalla posa della prima pietra del nuovo polo scolastico (elementari e medie) attualmente in costruzione tra via Bari e via Alessandria a Bolzano, ormai note come “scuole di via Bari”. Sedici aule per altrettante classi “equamente distribuite tra italiane e tedesche sul modello di quanto realizzato nella scuola Langer al Firmian”, scriveva all’epoca il Comune: 8 classi di lingua italiana e 8 di lingua tedesca – 1 sezione delle elementari e 1 delle medie per ogni lingua d’insegnamento – capaci di accogliere complessivamente 400 alunni, che avranno a disposizione 3 laboratori, una mensa, una biblioteca, una palestra e un’aula magna da 194 posti – accessibili anche ad associazioni e società sportive. “Le aule saranno affacciate su un grande spazio centrale, cuore didattico della scuola. Scomparirà la tradizionale separazione tra spazi di circolazione e la didattica. Tutto l’insieme formerà un concatenarsi di luoghi e ambiti per l’apprendimento” si legge nella scheda del progetto. Costo complessivo dell’opera 28.801.509 euro (di cui quasi 26 milioni finanziati dalla Provincia) e fine lavori previsto il 26 dicembre di quest’anno.
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“La nuova scuola plurlingue di via Bari rappresenta una delle principali opere pubbliche che vedrà la luce nei prossimi anni” affermava il vicesindaco Stephan Konder (SVP), ribadendo assieme all’assessora comunale alla scuola e collega di partito Johanna Ramoser come il nuovo complesso scolastico fosse destinato a portare “un ulteriore arricchimento strutturale per tutto il quartiere a beneficio di tutti i cittadini”. Konder inserirà il cantiere di Via Bari anche in un suo spot elettorale per le comunali del maggio 2025. “Con la posa della prima pietra celebriamo un momento importante per le famiglie e tutta la comunità cittadina – dichiarò il vicepresidente della Provincia e assessore provinciale alla scuola italiana Marco Galateo – questo edificio sarà un punto di riferimento per la crescita educativa e personale dei nostri bambini e ragazzi, un ambiente accogliente, pensato per favorire l’apprendimento e la socializzazione, auspico anche aperto al quartiere”.
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Un progetto, quello di via Bari, su cui hanno lavorato a lungo i gruppi di lavoro composti da insegnanti degli istituti comprensivi coinvolti, valutando l’armonizzazione degli orari tra le scuole italiana e tedesca così come progetti di scambio e di compresenza degli insegnanti, affinché il polo “bilingue” non fosse solo una fusione a freddo né tantomeno una scuola ex novo, bensì un incontro “a metà strada” tra le scuole dei due gruppi linguistici nel quartiere Don Bosco, con sezioni provenienti dalle scuole Langer e dalle Alfieri.
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La ricetta di Ramoser
A un anno di distanza (e con la campagna elettorale ormai alle spalle) il clima è cambiato, e non poco. Nell’ultima seduta del Consiglio comunale – prima che s’accendesse lo scontro in aula sulla “remigrazione” supportata dall’assessore Marco Caruso (Lega) – il Partito Democratico aveva presentato una richiesta di discussione sulle nuove scuole di via Bari, all’indomani della conferenza stampa convocata davanti al cantiere nella quale i dem bolzanini hanno denunciato come l’attuale maggioranza starebbe “affossando il progetto, optando per una spartizione tra la scuola Langer gradualmente solo tedesca e via Bari solo italiana”.
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La risposta dell’assessora Ramoser non si è fatta attendere. Prendendo la parola, ha sottolineato come il Comune non abbia “alcun potere di approvare progetti pedagogici” (in quanto “la competenza resta della Provincia”) e ha parlato di una diminuzione dei bambini di lingua tedesca nel quartiere Don Bosco, sostenendo vi sia una crescente tendenza a iscrivere i figli fuori Bolzano, da Frangarto a Settequerce. Di conseguenza – ha spiegato Ramoser – non sarebbe auspicabile imporre o riproporre progetti educativi “non consentiti dal punto di vista normativo” (inclusa l’ipotesi di un progetto bilingue nelle forme discusse per via Bari). L’assessora Ramoser ha poi riferito che, a livello tecnico, sono stati avviati confronti con i dirigenti scolastici italiani e tedeschi e con i vertici dell’amministrazione scolastica, da cui sarebbe emersa una criticità comune: le capacità degli edifici sono esaurite (in particolare alla primaria Langer e alle scuole medie Ada Negri e Schweizer), mentre la scuola di via Bari può essere “riempita” di alunni solo attraverso un ampliamento ovvero una revisione dei bacini di utenza – o rendendola per così direi “monolingue”.
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L’assessora della SVP ha così messo sul tavolo un documento con le diverse varianti che le sarebbero state comunicate dai sovrintendenti provinciali alla scuola italiana e tedesca, Vincenzo Gullotta e Sigrun Falkensteiner. Un testo, a giudicare dalle espressioni dei colleghi nell’esecutivo, apparentemente mai condiviso prima con la Giunta comunale – e che l’assessora non ha voluto fornire ai consiglieri di opposizione, che perciò chiederanno accesso agli atti.
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Le quattro varianti
Una prima ipotesi prevede una rimodulazione dei bacini di utenza (lo “stradario”), spostando parte degli alunni della primaria Langer verso le Pestalozzi e, in parallelo, ridisegnando anche i bacini delle Pestalozzi e delle medie Schweizer per “riempire” la scuola di via Bari. Un secondo scenario è quello che punta a una separazione netta delle scuole per lingua, con il plesso di via Bari lasciata interamente alla scuola italiana e la primaria Langer assegnata alla sola scuola tedesca, valutando la fattibilità di un ampliamento delle medie Schweizer.
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La terza opzione prevede di aumentare le sezioni tedesche delle Langer da una a due – per ridurre a una sola sezione la scuola italiana – oppure di valutare un ampliamento delle Langer per consentire due sezioni per ciascuna lingua. In questo caso, la scuola di via Bari resterebbe alla sola scuola italiana e una parte delle classi della media Schweizer potrebbe essere ospitata alle Ada Negri. Infine, la quarta e ultima ipotesi è assegnare le Langer completamente alla scuola italiana, mentre la nuova scuola di via Bari andrebbe alla scuola tedesca, concentrandovi anche tutte le classi delle medie – incluse quelle oggi alle Schweizer. In questo caso si valuterebbe anche l’idea di ampliare la Pestalozzi utilizzando l’edificio della media Schweizer, così da assorbire ulteriori bambini di lingua tedesca delle elementari.
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Un punto centrale, soprattutto per la scuola tedesca, riguarderebbe la gestione: sempre secondo il documento letto in aula da Johanna Ramoser, lo “spezzatino” su più sedi nonché la coabitazione con direzioni diverse aumenterebbero in modo insostenibile la complessità amministrativa e organizzativa, rendendo più difficili la presenza dei dirigenti nonché la gestione di situazioni delicate, l’intervento nelle emergenze e il lavoro in rete (dal sostegno all’integrazione). Anche per la scuola italiana, sottolinea il documento, cresce la domanda di iscrizioni alla Langer e si valuta l’ampliamento degli spazi (anche integrando l’alloggio del custode). Inoltre, l’informazione data alle famiglie su una possibile offerta bilingue in via Bari avrebbe creato aspettative che, senza decisioni strutturali chiare, “rischiano di complicare la programmazione didattica”. In chiusura, l’assessora ha annunciato che il Comune procederà con una raccolta dei dati sulle iscrizioni (ultimi 5 anni e proiezioni sui prossimi 5), una verifica delle capienze e una simulazione degli scenari, da discutere poi nuovamente con le sovrintendenze per individuare la soluzione più praticabile.
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Lo scontro con Della Ratta
“Mi sembra di essere nella commedia dell’assurdo” ha reagito piccato alle parole di Ramoser l’assessore comunale Claudio Della Ratta (La Civica per Bolzano). “Prima pianifichiamo una scuola da 30 milioni di euro e poi ci mettiamo i ragazzi? Quando non ce n’era più bisogno si è pensato di farla per italiani e tedeschi, ora viene fuori che farle divise non va bene perché ci sono problemi di coabitazione o di spazi? Mi sembra di essere al bar. Adesso viene fuori che non serve? Non possiamo spendere 30 milioni così, non si può arrivare in questo momento e dire che non siamo più interessati”, sentenzia con rabbia l’assessore, rivolgendosi a Ramoser. L’opposizione presenta un documento voto per mantenere il progetto scolastica originario: dopo un’interruzione dei lavori, la SVP vota contro con Brillo e Longo (FdI) mentre il resto della maggioranza s’astiene, arrivando alla bocciatura del documento del centrosinistra.
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Allo sfogo di Della Ratta ha fatto eco ieri (10 febbraio) un comunicato congiunto della Civica del sindaco Claudio Corrarati. “In un’ottica di inclusione linguistica, pur non essendo un tema centrale del programma di coalizione, la questione della scuola plurilingue è ritenuta meritevole di attenzione e approfondimento. Proprio per questo è stato ribadito con chiarezza che non può essere affrontata in modo unilaterale, ma deve essere riportata sui tavoli politici tra i leader delle forze di coalizione, discussa nel merito e valutata sulla base di dati certi e oggettivi. La posizione favorevole del gruppo de La Civica per Bolzano rispetto a percorsi di rafforzamento del bilinguismo, nei modi attualmente previsti dall’ordinamento, è nota sin dalla scorsa consiliatura, quando votammo favorevolmente al progetto della scuola di via Bari” scrivono l’assessore Della Ratta, Roberto Zanin e i consiglieri comunali Gabriele Repetto, Gianni Rossato e Angelo Liuzzi. “La Civica per Bolzano continuerà a prendere posizione in maniera chiara e pubblica, anche in Consiglio Comunale, in difesa del Sindaco, ogniqualvolta emergeranno attacchi o pressioni su temi che esulano dal programma o che rischiano di minare la stabilità dell’azione di governo. Una linea già adottata nel caso della remigrazione e che verrà mantenuta con coerenza anche in futuro”.
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In una posizione terza, per ora, i vertici della scuola italiana. “Attendiamo comunicazioni in merito, non appena avremo le informazioni faremo un comunicato stampa, così da informare correttamente tutti” fanno sapere dall’Intendenza scolastica italiana, mentre l’assessore provinciale alla scuola italiana Marco Galateo ribadisce che “le sezioni italiane nelle Langer resteranno lì”. Dopo aver proposto a suo tempo una “scuola europea”, il vicepresidente della Provincia spiega ora a SALTO: “La scuola di via Bari era stata progettata quindici anni fa (giunta Spagnolli in Comune e Tommasini in Provincia) ed effettivamente trovo curiosa la scelta di costruire una scuola in mezzo ad altre tre. In ogni caso la competenza di assegnare l’edificio è del Comune, se verrà assegnata alla scuola italiana noi la occuperemmo volentieri e volentieri la condivideremmo con sezioni della scuola tedesca. In alternativa potremmo immaginare di liberare le San Filippo Neri per farne un centro culturale per famiglie nell’ambito della cultura italiana”, fa sapere l’esponente di Fratelli d’Italia.
La competenza di assegnare l’edificio è del Comune, se verrà assegnata alla scuola italiana noi la occuperemmo volentieri e volentieri la condivideremmo con sezioni della scuola tedesca.
Restano molte domande aperte: da dove è arrivato l’improvviso stop al progetto di convivenza sotto a uno stesso tetto delle scuole italiana e tedesca in via Bari? Il cantiere verrà fermato in attesa di comprendere il da farsi – oppure il plesso aprirà, come annunciato, nell’anno scolastico 2027/2028? Le due intendenze scolastiche procederanno di comune accordo o l’una subirà le scelte dell’altra? In altre parole: il progetto di via Bari è già tramontato?
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