“C'è un movimento ombra contro via Bari”
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Pensata come scuola che unisce, la nuova struttura in via Bari a Bolzano - che dal 2027 dovrebbe accogliere 8 classi di studenti provenienti dalla scuola in lingua tedesca e altrettanti della scuola in lingua italiana - rischia di trasformarsi in un’utopia. Secondo il Partito Democratico provinciale, l’attuale Giunta comunale formata dalla coalizione di centrodestra e Südtiroler Volkspartei vorrebbe bloccare il progetto nato nel 2016 che vedrebbe una scuola elementare e media in lingua italiana e in lingua tedesca condividere lo stesso edificio, con attività extra curriculari svolti insieme, scambi di docenti e molto altro in comune. “Abbiamo avuto informazioni certe per cui l’attuale maggioranza vorrebbe, nel silenzio, seppellire il progetto di via Bari”, dicono a gran voce il segretario del PD locale, Carlo Bettio, insieme ai consiglieri comunali Monica Bonomini, Monica Franch, Stefano Fattor e Stefania Baroncelli e il consigliere provinciale Sandro Repetto, che questa mattina hanno convocato una conferenza stampa di fronte al cantiere della scuola.
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Già a settembre il sovrintendente delle scuola in lingua italiana Vincenzo Gullotta aveva confermato a SALTO che per la scuola di via Bari era in considerazione una scuola “europea riconosciuta”, che la proposta “coinvolgeva il sistema scuole provinciali”, e che il progetto era in corso di definizione “con tutti i soggetti interessati”. Gullotta aveva indicato che era prematuro approfondire; due settimane fa, su una nostra richiesta di aggiornamento, aveva risposto che non c’erano novità e che non aveva notizie, “tranne quelle già condivise”.
Sempre a settembre l’assessora comunale alla scuola della SVP, Johanna Ramoser, e la sovrintendente della scuola in lingua tedesca, Sigrun Falkensteiner, avevano ribadito che non esiste una base giuridica per una scuola plurilingue. In via Bari le scuole potranno certamente collaborare, e lo scambio tra i bambini potrà avvenire anche nella mensa comune o nella palestra, ma resteranno due scuole distinte con direzioni separate, aveva detto Ramoser.
“Questo spazio - prosegue il capogruppo dem in consiglio comunale Fattor - era partito con la chiara idea che gli studenti condividessero gli stessi spazi. Il progetto didattico ha plasmato quello architettonico, che ha pianificato gli interni. L’idea di base è bellissima perché vede le sezioni italiane collaborare con quelle tedesche nel corso di otto anni, creando un ambiente veramente multiculturale”. Secondo Fattor, però, c‘è chi vorrebbe mettere un freno a questa iniziativa: “Lo so per certo, c’è un movimento ombra contro questa scuola di via Bari. E ci sono delle persone, di cui non voglio fare i nomi, che vorrebbero sabotare gli 8 anni di studio comuni tra bambini italiani e tedeschi”.
“Eppure non esiste una delibera comunale che smentisca quella del 2017 che ha dato vita al progetto”
“Il progetto - dice ancora Fattor - prevedeva due scuole formalmente distinte, ciascuna con la propria direzione, con il proprio organico, così da garantire l’insegnamento nella rispettiva lingua madre come previsto dall’articolo 19 dello Statuto di Autonomia. Ad essere comuni sarebbero stati gli spazi, come le aule speciali, i laboratori, la palestra e la biblioteca, nonché la mensa e i luoghi esterni. Ma ora c‘è chi rema contro e anzi vorrebbe spingere per far diventare la scuola Langer, che è un progetto simile, una scuola interamente sotto l’intendenza in lingua tedesca, e infatti il prossimo anno partiranno due classi tedesche in più, consegnando invece la scuola di via Bari all’intendenza in lingua italiana. Eppure non esiste una delibera comunale che smentisca quella del 2017 che ha dato vita al progetto. Ci sono ancora i cartelli che recitano: ’Una scuola elementare e media in lingua italiana e tedesca'”.
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“La contaminazione tra le varie culture dev’essere affrontata, ma qui - dice invece Sandro Repetto - si segue uno schema rigido di separazione che non fa più parte di questo mondo. La chiusura del mondo in lingua tedesca non porta da nessuna parte e il mondo in lingua italiana deve lanciare la palla, senza avere il timore di disturbare il manovratore che è la Volkspartei”. “Speriamo che questo progetto pilota venga realizzato perché è innovativo. E' stando - dice la consigliera Baroncelli - che si imparano le lingue. Altrimenti gli studenti la vedono come una imposizione”.
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Galateo replica
L’assessore Marco Galateo, rispondendo alle criticità sollevate da Fattor in merito alle scuole Langer, scrive in una nota che “in qualità di Assessore alla Scuola e Formazione, mi impegno personalmente a garantire che nessun alunno sarà mai allontanato dalla scuola Langer finché io ricoprirò questo ruolo. La mia volontà è chiara: proteggere e promuovere l’accesso a un’istruzione di qualità per tutte le bambine e i bambini del nostro territorio”.
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Le ex dirigenti
Presente alla conferenza stampa anche l’ex dirigente scolastica delle Pestalozzi, Heidi Niederkofler, a cui Comune e Intendenze si sono rivolte per iniziare a programmare la scuola di via Bari (qui la sua intervista a SALTO), che precisa: “Sono qui perché interessata al progetto, ma sono apartitica”. Con lei anche l’ex dirigente scolastica prima delle Manzoni e poi del Liceo Pascoli, Mirca Passarella.
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“Trent’anni fa - dice Passarella - io ero alle Manzoni e Heidi alle Pestalozzi, e già al tempo abbiamo avviato qualche gemellaggio per far incontrare gli studenti. Uno di questi è stata la settimana azzurra, quindi in un contesto extra scolastico. L’incontro è la base per la conoscenza dell’altra lingua. E questo progetto va in quella direzione”.
“Il modello della scuola di via Bari farebbe sì che gli studenti arrivino in terza media sapendo bene la seconda lingua e, soprattutto, avendola imparata volentieri
”Alle scuole Langer fin dall’inizio abbiamo voluto distribuire le classi in lingua italiana e tedesca una vicino all’altra, non divise per piano. Facevamo i collegi dei docenti insieme ma ognuno aveva la propria identità. Però c’era condivisione di idee ed esperienze“, racconta Heidi Niederkofler. ”Il modello della scuola di via Bari farebbe sì che gli studenti arrivino in terza media sapendo bene la seconda lingua e, soprattutto, avendola imparata volentieri", conclude l’ex preside.
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