“Due ori arrivati un passo alla volta”
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SALTO: Dottoressa Beni, quella di ieri è stata una serata incredibile per lo sport italiano. Come ha vissuto, da ‘bordo pista’, il successo dei quattro altoatesini nello slittino?
Michela Beni (nella foto d’apertura la prima a sinistra): Per me, che da tre anni sono fisioterapista della nazionale di slittino, quelle di Milano-Cortina sono le prime Olimpiadi. Dal punto di vista professionale questi due ori sono un traguardo enorme. È stato un bellissimo regalo che ci hanno fatto le ragazze e i ragazzi. Poter partecipare a un’Olimpiade in casa poi è qualcosa di speciale. L’emozione è stata tantissima. Si è fatto davvero un grande lavoro di squadra.
Per questi Giochi ha seguito sia Rieder e Kainzwalder sia il duo Vötter-Oberhofer?
Sì, durante l’anno lavoro insieme ad altri due colleghi, Andrea Ingrosso e Anna Gottardi. Per queste Olimpiadi sono stata convocata io e sono con i ragazzi dal 2 febbraio. In questa seconda settimana abbiamo lavorato molto sulle terapie, ma devo dire che i ragazzi stanno bene, si sentono in forma. Il lavoro fatto nelle competizioni precedenti è stato eccezionale, anche da parte dei miei colleghi. -
Un'ora da brividi
Quella di ieri, mercoledì 11 febbraio, è stata una serata storica per lo slittino italiano e per l’Alto Adige. Ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, sulla pista Eugenio Monti di Cortina d’Ampezzo, in circa un’ora di tempo l’Italia ha incassato due medaglie d’oro nel doppio maschile e femminile dello slittino. Prima il successo di Andrea Vötter e Marion Oberhofer nel doppio femminile, che hanno scritto per prime il proprio nome nell’albo d’oro olimpico di questa disciplina, poi quello di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner. Ai quattro altoatesini si aggiungono anche Ivan Nagler e Fabian Malleier che però non hanno centrato il podio chiudendo la gara in settima posizione.
Foto: Eurosport -
Lei che è nel team di preparazione si aspettava questo risultato?
Per quanto riguarda il doppio femminile un podio era nelle aspettative. Non si sapeva di che metallo sarebbe stata la medaglia ma ci credevamo tutti. L’oro, e soprattutto il vantaggio così ampio sul secondo posto, è andato oltre le aspettative. È un traguardo bellissimo per tutto lo staff e per la squadra che ha creduto in questo progetto per quattro anni. Va anche detto che il doppio femminile è una disciplina nata da poco, prima non esisteva. Per Marion è stata la prima Olimpiade, per Andrea la prima in doppio. In questi quattro anni sono cresciute costantemente, sono sempre state tra le migliori al mondo anche in Coppa del Mondo. Hanno fatto un lavoro straordinario, insieme ai tecnici e a tutto lo staff.“Un infortunio non mi ha permesso di arrivare ad alti livelli nel nuoto. Da lì ho scelto la strada della fisioterapia: volevo aiutare gli atleti a esprimersi sempre al massimo”
E invece per il doppio maschile?
Nel maschile è arrivato l’oro ma c'è anche un piccolo rammarico, perché avevamo due doppi in gara e tutti e quattro i ragazzi erano lì per giocarsi una medaglia. Non era scontato, ma c’era la possibilità che entrambi salissero sul podio. Peccato per l’altro duo, Nagler-Malleier, perché a questi livelli basta un minimo errore per perdere quei centesimi che valgono una medaglia. Questa volta, invece, Simon ed Emanuel sono stati oltre le aspettative. Hanno fatto due manche perfette. In gare così equilibrate, essere perfetti fa la differenza. Sono rimasti concentrati fino all’ultimo, pronti ad accogliere il risultato degli avversari, che erano in forma eccellente come loro. L’oro, in questo caso, era assolutamente inaspettato. Forse proprio per questo la felicità è stata ancora più grande. È stata una serata davvero intensa per tutti. -
E oggi vi aspetta un’altra serata importante, con la staffetta mista.
Sì, alle 18.30 c'è l’ultima gara dello slittino che ci riguarda: la staffetta mista. Su sei atleti in gara, cinque sono medagliati: i due doppi che hanno vinto l’oro, poi Dominik Fischnaller, che ha vinto il bronzo, e Verena Hofer, che è arrivata quarta. L’obiettivo è essere lì a giocarci tutto anche stasera. Siamo pronti. E poi, eventualmente, a fare una grande festa per celebrare insieme i risultati di ieri, sperando che arrivi un’altra gioia.Lei è bergamasca ma vive a Bolzano da quando ha 18 anni. Quanto pesa il fatto che questo sia un successo “di casa”, di una squadra tutta locale?
È importantissimo. Stiamo insieme tutto l’anno, condividiamo il tempo non solo in gara ma anche durante gli allenamenti e nei momenti fuori dalla competizione. Si crea davvero un clima da grande famiglia.“La chiave della vittoria? Guardare un obiettivo alla volta, lavorare sui piccoli step che poi portano al grande traguardo. Serve rialzarsi dopo una giornata storta”
Quando ha capito che la fisioterapia sportiva sarebbe stata la sua strada?
Io sono sempre stata un’atleta, arrivo dal nuoto. Il mio obiettivo era arrivare ad alti livelli nel mio sport, ma purtroppo un infortunio non me lo ha permesso. Proprio da lì è nata la scelta di intraprendere questa strada. Volevo aiutare gli atleti a esprimersi sempre al massimo. Mi sono laureata nel 2017 e da allora questo è il mio mondo. Il mio obiettivo è portare gli atleti al massimo livello possibile. E questo vale anche per i miei colleghi, tutti diamo il massimo per permettere ai ragazzi di competere ai più alti livelli.Se dovesse indicare una chiave tecnica di queste vittorie, quale sarebbe?
È difficile parlare di un solo fattore, perché in quattro anni le variabili sono state tantissime. Se devo indicare un principio direi di fare un passo alla volta. È quello che ripeto sempre ai ragazzi, ma è qualcosa che vale anche per noi professionisti. Guardare un obiettivo alla volta, lavorare sui piccoli step che poi portano al grande traguardo. In questi quattro anni l’Olimpiade era ovviamente nel mirino, ma i ragazzi si sono messi in discussione ogni Coppa del Mondo per migliorare. Non bisogna voler strafare subito. Servono costanza, resilienza, capacità di rialzarsi dopo una gara no o una giornata storta. La mentalità professionale deve essere condivisa. Atleti e staff devono restare concentrati e lavorare fianco a fianco. È questo, alla fine, il vero segreto. -
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