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Disturbi alimentari, due decessi

Crescono i casi tra i minori e le forme gravi con disagio psichico, spesso si sottovalutano i rischi. In occasione della giornata del Fiocchetto Lilla, l'Alto Adige si tinge di viola per sensibilizzare sul tema.
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Foto: FreePik
  • Anche in Alto Adige crescono i disturbi alimentari. Nonostante un’offerta di cure molto articolata, si riduce l’età d’esordio ed aumentano i casi gravi con comorbilità psichiatriche. Un fenomeno preoccupante, che ha portato nel 2025 a due decessi in Provincia. 

    Già nel 2024 in Alto Adige si era registrato un importante aumento dei casi, con un totale di 652 pazienti seguiti (+14% rispetto all’anno precedente) e circa 200 nuovi casi. Il fenomeno colpisce soprattutto i giovani tra i 18 e i 25 anni, ma preoccupa sempre di più la crescita tra i minorenni, che rappresentano oltre un quarto dei casi, con un aumento anche tra gli under 15. 

    Secondo gli esperti, alla base di questo aumento ci sono fattori come ansia, pressione sociale e uso dei social media: molti giovani cercano sicurezza nel controllo del corpo e dell’alimentazione, trasformandoli in un modo per gestire il disagio emotivo. Questo rende i disturbi alimentari non solo un problema fisico, ma anche profondamente psicologico, legato alle difficoltà che i ragazzi vivono oggi. 

    “Il controllo del corpo e dell’alimentazione diventa una sicurezza, un’ancora a cui aggrapparsi. Tenere il pensiero fisso su questo evita di affrontare altre fonti di preoccupazione”, aveva spiegato a SALTO Raffaela Vanzetta, coordinatrice centro specialistico disturbi alimentari Infes dal 2008. 

    Nonostante la rete di cura e prevenzione EAT-Net sia molto ben strutturata, non sempre si riescono ad offrire le cure giuste, soprattutto in ospedale, dove molti medici sottovalutano le conseguenze di un grave sottopeso o non si sentono preparati ad offrire un corretto trattamento alle persone con gravi disturbi alimentari, spiega l’esperta. “Per questo al Forum Prevenzione, insieme alla rete di cura EAT-Net, stiamo lavorando sodo per offrire formazioni al personale sanitario, sportivo, scolastico, affinché tutti sappiano riconoscere un disturbo alimentare e sappiano come comportarsi di conseguenza”, spiega Vanzetta.

     

  • Il ponte di Egna, illuminato di viola per la Gionata Nazionale del Fiocchetto Lilla. Foto: Forum Prevenzione
  • “Già dalle medie ho iniziato ad avere un rapporto conflittuale con l’alimentazione e con il mio corpo. La situazione ha iniziato a peggiorare con il Covid, avevo 15 anni”, ci aveva raccontato Claudia (nome di fantasia, la ragazza ha preferito restare anonima) che ha condiviso con SALTO la sua rinascita dopo il disturbo alimentare che le ha portato via una parte dell’adolescenza. “Con il lockdown è esploso un disagio psicologico profondo, che ha travolto tutto. Così il bisogno di controllo si è sfogato sull’alimentazione – racconta –. L'adolescenza è di per sé una fase delicata, in più ogni giorno vivevo l’incertezza rispetto al mio futuro e a quello degli altri per via della pandemia. Da lì ho iniziato ad essere molto più controllante, a restringere e così via”. 

     

  • La giornata del Fiocchetto Lilla

    Per sensibilizzare sul tema è stata istituita la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che cade ogni 15 marzo. In questa data si ricorda Giulia Tavilla, una ragazza di Genova, che quel giorno di 16 anni fa è morta 17enne, mentre aspettava un posto in una clinica per curare la sua bulimia. Anche la Provincia ha aderito all’iniziativa, illuminando edifici in tutto il territorio, più precisamente a Merano (Kurhaus), a Bressanone (il viale Ratisbona), a Brunico (il castello), a Dobbiaco (le tre cime sulla rotonda), ad Egna (il ponte nuovo) e a Silandro (la Casa della cultura Karl Schönherr).