Cortina, c'è l’inchiesta sulla cabinovia
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La Procura di Belluno ha aperto un’inchiesta sulla cabinovia Apollonio-Socrepes. La notizia, anticipata dal Corriere delle Alpi, era nell’aria da alcuni mesi. A Cortina se ne parlava sottovoce già dall’autunno, ma i magistrati – comprensibilmente – hanno scelto di non muovere passi visibili durante i Giochi, evitando acquisizioni di atti o accessi che avrebbero avuto una risonanza internazionale.
E c‘è anche un primo dato che pesa: nei giorni scorsi sono stati sentiti tecnici della Leitner di Vipiteno per chiarire le dinamiche dell’iter di aggiudicazione, non solo per l’Apollonio-Socrepes, ma anche per gli impianti di Bormio. Un passaggio non secondario. Leitner e Doppelmayr, i due grandi player del settore, l’anno scorso non presentarono offerte, ritenendo che non ci fossero i tempi tecnici per realizzare una cabinovia in sei mesi. In particolar modo a Cortina, dove sussiste l’aggravante di un versante notoriamente molto instabile. Una valutazione che allora fu presa come un affronto dal commissario straordinario di Simico, Fabio Saldini, che quindi decise di forzare la mano, affidando l’incarico direttamente ad un’azienda, la Graffer di Sergio Lima, che non aveva mai costruito una cabinovia. Fu scelta la negoziazione privata per la “massima urgenza” dovuta all’avvicinarsi dell’evento olimpico (ne avevamo scritto qui).
Le aziende con decenni di know-how alle spalle, che avevano giudicato irrealistico il cronoprogramma, forse, non avevano tutti i torti.
La realtà, però, è che solo due giorni fa, con gli atleti già tornati alle loro case, sono arrivate dalla Turchia le ultime cabine. Dopo una serie di problemi tecnici (fra gli addetti ai lavori correva voce che le cabine non entrassero nelle guide della stazione intermedia e per questo un’azienda straniera avesse lasciato anzitempo il cantiere, ndr) una di queste cabine ha girato alla velocità minima, per i primissimi collaudi. Le aziende con decenni di know-how alle spalle, che avevano giudicato irrealistico il cronoprogramma, forse, non avevano tutti i torti.
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L’anno scorso aveva destato diverse perplessità che ad un mese dall’aggiudicazione l’importo del quadro economico dell’appalto venisse aumentato di circa il 50 per cento, passando a 35 milioni. Inoltre, dato che merita attenzione, nel contratto con la Graffer è previsto che la messa in esercizio dell’impianto dovesse avvenire questa settimana, ad Olimpiadi finite, mentre la consegna completa delle opere collegate – compreso il sottopasso alla stazione intermedia di Mortisa – è stata fissata per metà aprile.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Simone Marcon, nasce da un esposto firmato da residenti e proprietari di case del villaggio storico di Lacedel, assistiti dagli avvocati Primo Andrea e Alessandro Michielan. Le ipotesi di reato indicate dai legali riguardano disastro e frana colposi, oltre a possibili violazioni del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Secondo l’esposto, non ci sarebbe stato un piano unitario di sicurezza per cantieri interferenti e non sarebbe stato allegato all’atto originario un documento ritenuto necessario in materia ambientale.
Le ipotesi di reato indicate dai legali riguardano disastro e frana colposi, oltre a possibili violazioni del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
Al centro ci sono gli eventi tra il 29 e il 30 agosto scorso. Una frattura di circa trenta metri su un versante a monte dell’abitato di Lacedel, in località Socrepes. All’inizio un’apertura di trenta centimetri, poi un allungamento oltre i quaranta metri e un abbassamento del terreno superiore ai cinquanta centimetri. Contestualmente, la deformazione del muro di contenimento in cemento armato nel cantiere vicino alla stazione di arrivo e nell’area del pilone dello ski bar Ria de Saco-Kraler. Segnali che, per chi ha presentato l’esposto, non possono essere liquidati come fenomeni superficiali.
La Procura dovrà ora ricostruire l’attività amministrativa che ha portato al rilascio del permesso a costruire e verificare il ruolo dei tecnici, in particolare dei geologi, che hanno attestato l’assenza di pericoli evidenti. Secondo il Corriere delle Alpi è probabile la nomina di un consulente tecnico per chiarire la natura del movimento franoso e le eventuali responsabilità.
Come è emerso dal parere della Regione sull’immunità di frana (ne ha scritto Voci di Cortina, qui), il progetto prevede un protocollo di sorveglianza estremo: mezzo secolo di rilevazioni costanti tramite sensori ipogei e GPS per intercettare ogni minimo movimento del suolo. Nessuno, inoltre, è in grado di dire se, una volta terminati i lavori, l’impianto sarà regolarmente messo in funzione nelle stagioni estiva ed invernale, in quanto il parcheggio da 700 posti a valle che doveva renderlo fruibile non risulta essere neppure in progettazione.
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