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Luca Zanatta tra ICE e Olimpiadi

Abbiamo intervistato Luca Zanatta. Il “Muro” Azzurro tra il Derby e il Sogno Olimpico.
Zanatta azzurro
Foto: David Voros - FISG
  • SALTO: Luca, tra pochi giorni l’amichevole con la Germania a Bolzano e poi, l‘11 febbraio, ci sarà il debutto ufficiale a Milano. Per un hockeista italiano di scuola italiana e appartenente alla storica “dinastia Zanatta”, cosa significano le prossime Olimpiadi giocate in casa?

    Luca Zanatta: È un sogno che diventa realtà. Lo dico spesso, ma credo valga per qualsiasi atleta di ogni disciplina: l’Olimpiade è il massimo. Dietro questa maglia ci sono tantissimi sacrifici, specialmente nell’ultimo periodo. Penso alla mia famiglia, a mia moglie e mia figlia; essere un professionista oggi significa stare spesso via per raduni e trasferte. Spesso non hai troppo tempo per goderti gli affetti o le amicizie, ed è lì che vedi tutti questi sacrifici ripagati da una convocazione. Poi c’è il fattore territorio: io sono cresciuto a Cortina, quella è la mia casa. Vedere e vivere i Giochi nei luoghi dove sei nato ha un significato profondo, qualcosa che va oltre lo sport. Senti di rappresentare non solo una nazione, ma la tua storia personale.

  • Il profilo

    Discendente di una delle dinastie più nobili dell’hockey italiano, Luca Zanatta (classe 1991) sta vivendo, a 34 anni, la stagione della piena maturità. Cresciuto nel vivaio del Cortina, Luca ha forgiato il suo stile di gioco e la sua affidabilità professionale attraverso una lunga e prestigiosa esperienza in Svizzera. Per quasi un decennio è stato protagonista in Swiss League (ex NLB) con le maglie del Red Ice Martigny e dell’HC Olten, arrivando a calcare anche il ghiaccio della massima serie (NLA) con il Genève-Servette.

    Dal suo ritorno in Italia con l’HC Pustertal, si è confermato un difensore dall’intelligenza tattica superiore e dalla pattinata fluida, diventando il pilastro silenzioso della retroguardia giallonera. I numeri parlano per lui: il suo dato di +24 nel differenziale Plus/Minus non è solo una statistica, ma il termometro di una stagione giocata a livelli altissimi, dove la sua presenza sul ghiaccio è sinonimo di sicurezza per i “Lupi” e garanzia per il sistema difensivo azzurro.

  • Arrivate a questo appuntamento dopo una stagione di ICEHL compressa e intensissima. C‘è ancora benzina nel serbatoio per gestire la carica e la pressione di Milano?

    La pressione c’è, ma la freschezza la trovi perché uno stimolo più grande di questo non esiste. È vero, i campionati si sono dovuti fermare e hanno compresso la regular season; arriviamo tutti con tanti minuti nelle gambe e qualche acciacco fisico, ma non possiamo farci nulla. È un discorso che vale per tutte le squadre. Noi atleti non abbiamo il controllo sul calendario, possiamo solo performare quando veniamo chiamati in causa. Quando entri in quella bolla e senti il calore del pubblico, la stanchezza sparisce e lasci spazio solo all’energia positiva.

  • Foto: David Voros - FISG
  • Coach Jalonen ha impostato un lavoro basato sulla disciplina tattica finlandese. Le sue caratteristiche di difensore veloce e tecnico sembrano ideali per il suo gioco, ma nell’insieme cosa pensa del sistema che ha creato?

    L’impatto di Jukka è stato “bestiale”. Si è visto chiaramente negli ultimi Mondiali: quando conta, lui sa come mettere i giocatori sul ghiaccio in modo che ognuno sappia esattamente cosa fare. Il suo è un sistema dove si cerca di concedere e rischiare il meno possibile; non vuole mai che i cinque sul ghiaccio si sleghino. Restiamo sempre un gruppo compatto che si muove all’unisono, sia in possesso che in fase di non possesso del disco. Ha avuto le idee molto chiare sin dall’inizio, scegliendo i giocatori per la funzionalità al ruolo: ha selezionato profili mirati per avere un ordine tattico perfetto. Questo sarà fondamentale a Milano, anche perché giocheremo su una pista da 26x60 metri, più stretta di quella cui siamo abituati in Europa. Lì lo spazio ai cerchi è pochissimo, l’intensità è altissima e non puoi permetterti distrazioni.

  • Il contesto

    Il calendario dell’ICE Hockey League, come quello di tutte le leghe più importanti, in questo periodo a ridosso dell’inizio del percorso olimpico, non concede tregua. Siamo nel pieno di una volata che assomiglia a una maratona corsa alla velocità di uno sprint: partite ogni 48 ore, trasferte lunghe e una classifica cortissima dove ogni disco spazzato o ogni duello in balaustra può valere l’accesso diretto ai playoff.

    In questo scenario frenetico, l’immagine dei cinque cerchi inizia a farsi imponente. Mercoledì prossimo, la Sparkasse Arena di Bolzano si vestirà d’Azzurro per l’amichevole contro la Germania, ultimo atto formale prima che il gruppo guidato da Jukka Jalonen si trasferisca a Milano per il debutto olimpico.

    In questo crocevia tra i pressanti impegni quotidiani con il Pustertal e il sogno di una vita di un’Olimpiade con la Nazionale, abbiamo intervistato Luca Zanatta.

  • Nel Pustertal giocate in maniera abbastanza diversa. È faticoso per un difensore adattarsi a queste diverse interpretazioni tattiche nel passaggio dal club alla Nazionale?

    È una sfida costante. Nel Pustertal abbiamo un’altra interpretazione, ma con la Nazionale il lavoro sull’identità di squadra è stato così profondo nell’ultimo anno che ormai il sistema è ben assimilato. Jalonen ha curato minimi dettagli che prima magari venivano trascurati, quelle piccole cose che nelle grandi competizioni fanno la differenza. È stata una scelta coraggiosa da parte della federazione, ma ha già ripagato. Finalmente l’Italia ha un’identità precisa, un sistema che viene prima dei singoli individui. Affrontiamo l’importanza delle singole cose ogni giorno, ancora prima di arrivare all’hockey giocato.

  • Foto: David Voros - FISG
  • Il roster è ormai ufficiale. Come vede l’amalgama tra i giocatori di scuola italiana e i giocatori naturalizzati di formazione nordamericana? C'è stata qualche sorpresa nelle convocazioni?

    Non nego che ci sia stata qualche sorpresa. Se alcuni nomi rimasti fuori mi hanno sorpreso, sarei stato altrettanto sorpreso se fossero stati inclusi a scapito di altri che sono nella lista, perché il livello medio è cresciuto. La cosa fondamentale è che tutti hanno sposato la causa immediatamente. Nelle amichevoli e negli Euro Challenge si è visto: remiamo tutti nella stessa direzione. Quando hai un leader al timone che trasmette sicurezza, è più facile per tutti seguire la rotta. Il mix mi sembra equilibrato e funzionale al sistema di gioco che il coach vuole proporre.

     

    “Sul ghiaccio, devi affrontare chiunque con il giusto rispetto, senza però farti intimorire.”

     

    A Milano il livello salirà vertiginosamente. Vi troverete nel Gruppo B contro Finlandia, Svezia e Slovacchia. Cosa prova un difensore a pensare di dover marcare campioni della NHL come McDavid o Crosby in un’arena da 15.000 posti?

    Ho già vissuto l’esperienza della Top Division contro Ovechkin, Kucherov o Nylander. Lì ti rendi conto che il gap esiste ed è enorme. Però, sul ghiaccio, devi affrontare chiunque con il giusto rispetto, senza però farti intimorire: se li rispetti troppo, finisci per uscire dal tuo gioco e concedere tutto. Sappiamo di essere gli underdogs, ma non andiamo a Milano per fare le comparse. Entreremo col coltello tra i denti per dimostrare orgoglio, cuore e... i giusti attributi. Vogliamo dire la nostra e non rendergliela facile.

    Il “Miracolo” sportivo è un pensiero che vi sfiora o restate con i piedi per terra?

    Hanno fatto anche un film su un miracolo sportivo nell’hockey olimpico (Miracle on Ice, n.d.r.), chissà che non gli regaliamo la trama per un sequel! Scherzi a parte, queste sono partite secche e può succedere di tutto. Si è visto in tanti sport che anche gli strafavoriti possono cadere se prendono la situazione sottogamba. Il nostro margine di errore è zero: dobbiamo fare partite perfette una dopo l’altra. È l’unico modo per provare a ottenere un risultato perché contro questi campioni l’errore lo paghi istantaneamente. Dobbiamo essere impeccabili per sessanta minuti.

  • Foto: HCP
  • Torniamo al presente. Domenica c‘è il Derby a Bolzano. Entrambe le squadre arrivano da sconfitte pesanti nel turno di mercoledì e voi avete giocato anche venerdì. Come si prepara una partita del genere con la testa che inevitabilmente corre a Milano?

    Il derby è sempre qualcosa di più di una semplice partita, vale molto più dei tre punti. L’atmosfera sarà quella solita dei grandi appuntamenti, quella che sanno regalare sia l’Intercable Arena quando giochiamo in casa — e io ovviamente preferisco l’aria di Brunico — sia la Sparkasse Arena a Bolzano. Quello che è successo all’andata, quel 9-1 subito proprio a Bolzano, lo abbiamo dimenticato in fretta perché è stato un incubo, ma ci serve come lezione. È vero che molti di noi hanno già un pensiero alle Olimpiadi, ma nel momento in cui scendi sul ghiaccio la competitività prende il sopravvento. Ti dimentichi di tutto il resto e pensi solo al presente, a quello di cui hai il controllo. Arriviamo da una serata storta in settimana e fortunatamente il calendario ci dà subito la possibilità di rispondere.

     

    “Noi vogliamo blindare la top 6 e assicurarci i playoff matematicamente.”

     

    In classifica la lotta è serratissima. Si sente di fare un pronostico sulla volata playoff? Chi preferirebbe incontrare?

    La lega quest’anno è molto equilibrata, l’asticella si è alzata molto e tutti possono battere tutti. Noi vogliamo blindare la top 6 e assicurarci i playoff matematicamente, che a livello mentale è una garanzia enorme. Sugli accoppiamenti non rispondo: sono troppo scaramantico per fare nomi, se ne dico uno poi capita e porta sfortuna! Però un derby Bolzano-Pustertal ai playoff... beh, sarebbe una figata pazzesca. Un’atmosfera unica che in Italia forse non si vedeva dai tempi dei Milano Devils negli anni ’90. Sarebbe qualcosa di memorabile di cui far parte.

  • Foto: HCP

    Le sue statistiche quest’anno sono impressionanti, con un +24 di plus/minus. Si sente nel momento migliore della tua carriera?

    Mi sento molto bene, maturo. A 34 anni il fisico risponde in modo diverso rispetto a quando ne avevo 20, devi curare ogni dettaglio e ogni acciacco. Ma la voglia è la stessa, non ho una data di scadenza. Ho trovato una “quadra” bellissima qui a Brunico sotto ogni aspetto: staff, gruppo, tifosi. La comunità ti fa sentire parte integrante e ti senti responsabile quando vesti questi colori. I derby valgono tanto anche per questo legame.

    Ha già pensato al futuro professionale dopo il 2026?

    Inizialmente non pensavo nemmeno di arrivare a queste Olimpiadi. Ora guardo al presente. Certo, considero molto la famiglia. Abitare a San Vito di Cadore e giocare a Brunico è un ottimo compromesso logistico: in un’ora e mezza di macchina sono a casa dalla mia famiglia. È una soluzione positiva da sportivo professionista. Qui a Brunico starei benissimo anche in futuro, ma devono esserci le giuste circostanze. È un lavoro, dopotutto, e bisogna valutare l’aspetto economico e logistico per la famiglia prima ancora che per me.

    Un’ultima curiosità. Nelle nostre interviste chiediamo spesso dei numeri di maglia. Il 55, perché questa scelta?

    È il mio marchio di fabbrica nei club. Il motivo risale a Peter Andersson, un difensore svedese che mio papà ha allenato durante la sua parentesi a Lugano. Mi piaceva da impazzire, era completo, sapeva fare tutto bene. Portava il 55 e io dissi: “Figo, lo voglio anche io”. In Nazionale a volte porto il 25 perché nei tornei non ufficiali i numeri sono spesso pre-assegnati sotto il 30. Un aneddoto? Al Mondiale in Romania ho dovuto vestire il 45 perché per un errore di consegna il mio 55 era una taglia tripla XL da portiere! Mi sarebbe andata come un vestito da sera. Ma per le Olimpiadi non ci sono dubbi: riavrò il mio 55.

  • L'intervista

    Nota editoriale: L’intervista è stata raccolta giovedì 29 gennaio alle ore 13, prima del match del Pustertal di venerdì contro Villach e alla vigilia del derby contro il Bolzano in programma domenica. Subito dopo il match di Bolzano, per Luca e compagni scatterà la partenza per il raduno pre-olimpico.