Rom e Sinti: una lacuna dell’autonomia
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Il mancato riconoscimento delle comunità Rom e Sinti non è un’anomalia locale, ma un problema strutturale che attraversa l’intero continente europeo. Nonostante decenni di strategie, risoluzioni e dichiarazioni d’intenti, Rom e Sinti continuano a essere la minoranza più discriminata d’Europa, colpita da esclusione sociale, razzismo istituzionale e una persistente assenza di tutele giuridiche efficaci.
In questo contesto, l’Alto Adige Südtirol, territorio noto a livello internazionale per il suo sistema avanzato e progressivo di tutela delle minoranze linguistiche, rappresenta uno dei modelli più studiati in Europa. Proprio per questo, la mancanza di un sistema di garanzie per Rom e Sinti presenti stabilmente sul territorio solleva una questione cruciale: può un modello di tutela delle minoranze dirsi completo se lascia fuori alcune delle minoranze più vulnerabili?
Le trasformazioni sociali e demografiche degli ultimi decenni pongono una nuova sfida: estendere il principio di tutela anche ad “altre” o “nuove” minoranze ormai radicate sul territorio. In questo senso, l’autonomia potrebbe non solo colmare una lacuna interna, ma aprire un varco significativo nel più ampio processo europeo di riconoscimento e protezione delle comunità Rom e Sinti, contribuendo a ridefinire cosa significhi oggi una società pluralistica inclusiva.
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Il nostro autore
Erjon Zeqo è ricercatore e project manager presso il Center for Autonomy Experience (CAE) e l’Institute for Minority Rights (IMR) di Eurac Research a Bolzano. Si occupa di diritti delle minoranze, migrazione e inclusione sociale, con particolare attenzione alle minoranze non territoriali e alle comunità Rom e Sinti. Da oltre trent’anni lavora su progetti nazionali ed europei nei settori della coesione sociale, della mediazione interculturale e dei diritti umani.
Foto: Gilberto Cavalli -
Una minoranza europea senza riconoscimento
Nel 1971, durante il Primo Congresso Mondiale Rom a Orpington (UK), le comunità rom decisero di dotarsi di simboli comuni — una bandiera, un inno— nel tentativo di uscire da secoli di invisibilità. Da allora, tuttavia, il percorso verso il riconoscimento è rimasto estremamente lento.
L’immaginario collettivo europeo continua a essere segnato da stereotipi che descrivono Rom e Sinti come devianti e antisociali. Questo pregiudizio strutturale ha un nome preciso: antiziganismo, una forma di razzismo oggi ampiamente diffusa.
I dati parlano chiaro: (Blog MIDAS di Eurac Research), la lingua romanì è classificata in pericolo dall’UNESCO; il tasso di disoccupazione a livello europeo supera spesso il 70%; e quello di povertà delle famiglie è al 80%.
A ciò si aggiunge un limite strutturale delle politiche europee: i sistemi di tutela delle minoranze sono stati concepiti per minoranze nazionali territoriali, dotate di uno Stato di riferimento (kin-state). Come osserva il ricercatore Iulius Rostas, questo modello risulta inadeguato per comunità transnazionali come Rom e Sinti, che rimangono così ai margini dei processi decisionali.
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L’Alto Adige come modello… parziale
Da anni l’Alto Adige Südtirol viene presentato come un esempio virtuoso di convivenza e tutela delle minoranze linguistiche. Eppure, questo stesso modello mostra oggi una fragilità evidente: l’incapacità di includere minoranze che non rientrano nelle categorie storiche previste dallo Statuto di Autonomia.
Si stima che in Alto Adige vivano circa 1.100 persone rom e sinte. Nonostante alcuni interventi positivi sul piano sociale — superamento dei campi, microaree, edilizia pubblica, mediazione interculturale — il loro status giuridico resta marginale: non sono riconosciuti come minoranza, non godono di rappresentanza politica, né di diritti linguistici o culturali formalizzati.
L’autonomia, concepita per minoranze territoriali, continua così a trattare Rom e Sinti principalmente come destinatari di politiche sociali, e non come soggetti titolari di diritti collettivi.
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Diritti sulla carta, partecipazione assente
L’esperta ONU per le minoranze Gay McDougall ha individuato quattro pilastri fondamentali per una reale tutela delle minoranze: esistenza, identità, uguaglianza e partecipazione.
Nel caso di Rom e Sinti, tutti e quattro risultano fragili. L’identità culturale e linguistica è poco tutelata; l’uguaglianza resta formale a fronte di discriminazioni diffuse; la partecipazione politica è spesso limitata a consultazioni simboliche, prive di reale incidenza, nonostante quanto previsto dalla Convenzione-quadro del Consiglio d’Europa.
Come sottolinea Rostas, senza affrontare il razzismo strutturale e senza creare canali autentici di partecipazione, le norme sulla tutela delle minoranze rischiano di restare dispositivi vuoti.
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Estendere la tutela per rafforzare l’autonomia
Estendere il sistema di tutela anche a Rom e Sinti non significa mettere in discussione gli equilibri tra i tre gruppi linguistici storici. Al contrario, significherebbe rafforzare l’autonomia, rendendola più coerente con i suoi principi fondativi e con gli standard europei.
Le strategie europee indicano già possibili strumenti: osservatori sulle minoranze, portali informativi con dati scientifici, programmi educativi, iniziative culturali e — soprattutto — meccanismi di partecipazione costruiti con le comunità.
In questo senso, l’Alto Adige avrebbe l’opportunità di evolvere da modello di tutela “chiuso” a laboratorio inclusivo, capace di riconoscere anche “nuove” minoranze.
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Una questione di democrazia
Una convivenza autentica si misura dalla capacità di un territorio di non lasciare nessuno ai margini. Se l’Alto Adige vuole continuare a essere un faro europeo, non può considerare la propria autonomia come un esperimento concluso.
Serve piuttosto un processo continuo di adattamento e ampliamento delle tutele, capace di includere anche Rom e Sinti. Solo così il principio di tutela delle minoranze — cuore dell’autonomia altoatesina — potrà dirsi davvero universale.
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Per ulteriori approfondimenti e riferimenti comparativi europei si veda anche il contributo pubblicato sul Blog MIDAS di Eurac Research: “Why South Tyrol should also include Roma and Sinti”.
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Mi fa piangere vedere come, mentre la Cina e gli Stati Uniti avanzano nella tecnologia, le nostre tasse vengano sprecate per finanziare ricerche e opinioni insensate come queste.
Il compito dell’autonomia altoatesina non è tutelare tutte le minoranze, ma solo quelle tedesche e ladine. È scritto nero su bianco nello Statuto. La tutela delle altre minoranze linguistiche è competenza costituzionale dello Stato. (Le consiglio di leggere lo Statuto e la Costituzione: è molto interessante, soprattutto per persone che “studiano” l’Autonomia).
Danke für diesen wertvollen…
Danke für diesen wertvollen Denkanstoß. Diesbezüglich sollte tatsächlich mehr getan werden.