Storia di un ragazzo ebreo
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Ex libris
Questo estratto dal libro di Leopold Bermann fa parte del formato “Ex libris” su SALTO.
Dieser Auszug aus dem Buch von Leopold Bermann ist Teil des Formats “Ex libris” auf SALTO.
8 Settembre 1943! Questa è una data ormai molto lontana, ma a me sembra di appena pochi giorni fa. era una bella giornata di settem bre, di quelle giornate che danno un senso di serenità al cuore, ma era anche una giornata che fece sanguinare il cuore di molte mi gliaia di italiani; molte di queste ferite non sono ancora rimargi nate. 8 settembre! Questa data segna il tragico inizio di una terribile odissea per molte persone; così fu per noi. nel pomeriggio di quel tragico giorno io stavo nel giardino della casa, dove abitavo insieme a mia madre ed a mio fratello raffaele. ero intento a trattare lo scambio di alcuni giornaletti con un mio compagno. egli mi propo se di andare a casa sua, che non si trovava molto lontano, per darmi degli album illustrati in cambio dei giornaletti che io gli avevo dato. io accettai la proposta perché non avevo niente da fare fino al ritor no della mamma, che era andata a trovare raffaele nell’ospedale, e quindi non sarebbe tornata che fra un paio d’ore.
non lo sapete dunque che è stato fatto l’armistizio con gli inglesi?
Dopo aver salutato gli amici che erano insieme a noi, ci incammi nammo giù per la discesa. io e il compagno che stava con me era vamo già giunti a metà strada, quando abbiamo sentito una voce gridare dietro a noi: “Lo sapete che cosa è successo?!” noi ci vol tammo, e vedemmo nel giardino della casa che era lì appresso, al cuni ragazzi di nostra conoscenza. Quel ragazzo che aveva parlato per primo continuò a domandarci: “non lo sapete dunque che è stato fatto l’armistizio con gli inglesi? Lo ha detto la radio poco fa.” Quella notizia era così inaspettata che né io né il mio amico vi credemmo, e quindi ci allontanammo, sicuri che quei ragazzini volevano farsi beffa di noi. io dissi soltanto: “Se fosse vero sarebbe una bella cosa”, e dopo non si parlò più di quel fatto. Poco dopo arrivammo alla casa dove il mio amico abitava, ed egli mi consegnò gli album che mi aveva promesso.
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Mentre stavamo parlando sua madre rincasò ed il mio amico le disse quello che avevamo sentito per strada da quei ragazzi. La madre disse allora: “È un fatto stra no, perché anche io ho sentito qualcosa del genere”. Poco dopo mi congedai e scesi giù in strada per andare a casa. Strada facendo ripensai a quello che avevo sentito dire circa l’ar mistizio, e alla fine convenni che poteva anche essere vero qualche cosa. feci molte congetture su quello che sarebbe successo se ve ramente fossero cessate le ostilità; vedevo nel pensiero una vita tranquilla per me nel futuro. non potevo certamente immaginare quello che veramente è successo. Arrivai così immerso nei miei pensieri fino alla casa dove abitavo. L’idea di quell’armistizio mi era così fissa nella mente che volli sincerarmene, e quindi mi avvicinai alla finestra di un inquilino che abitava a pianterreno e che possedeva una radio; egli si affacciò proprio in quel momento al davanzale della finestra ed io gli chiesi se avesse sentito alla radio se c’erano delle novità. egli mi confer mò quello che ormai già sapevo. Salii le scale ed entrai a casa; mi presi una mela, e mi misi a leggere un giornaletto illustrato. Dopo circa un’ora squillò il campanello, ed io mi immaginai che doveva essere la mamma; mentre andavo ad aprire mi preparai a darle la bella nuova. Come avevo immaginato era proprio la mamma che ritornava dall’ospedale dove raffaele era ricoverato. io le dissi su bito: “Lo sai che è stato fatto l’armistizio?” invece di mostrarsi sorpresa come io mi ero immaginato la mamma mi rispose con tono indifferente: “Sì, lo so!” Durante la cena non si parlò quasi niente di quel fatto.
Leopold Bermann (1931–2003) Nato a Merano, figlio dei gestori del noto sanatorio Waldpark. Dopo l’occupazione nazista dell'8 settembre 1943, fuggì a 12 anni con la madre Anna e il fratello Raffaele. Il diario testimonia i loro anni di clandestinità e il dopoguerra a Cinecittà. In seguito emigrò negli Stati Uniti, dove morì nel 2003.
Federico Steinhaus Nato a Merano nel 1937, è uno dei massimi esperti della storia ebraica in Alto Adige. Laureato in Scienze politiche a Firenze sotto la guida di Giovanni Spadolini, ha ricoperto ruoli chiave nelle istituzioni ebraiche internazionali.
Roma, 22 dicembre 1945
Poco fa ero al cinema. Un uomo mi ha seguito appena sono uscito di casa. È la seconda volta che succede. Vorrei sapere chi manda questi signori. (Non sapevo di avere dei bei capelli, ma oggi quel signore me lo ha detto quando sono uscito di casa). Mi sono divertito a con durlo un po' in giro per la città. Quando mi sono girato il signore mi ha sorriso e sembra che mi abbia fatto segno di avvicinarmi. Non era la stessa persona che mi aveva seguito l’altra volta. Ora che ci penso, questa è la terza volta. La prima volta uno dei signori mi ha invitato al cinema. Ovviamente ho rifiutato. Questa volta non voglio dire nulla alla mamma perché potrebbe spaventarsi.
Roma, 31 dicembre 1945
A mezzanotte inizia il nuovo anno. Se penso all’anno di cui oggi è l’ultimo giorno, mi vengono in men te molti ricordi. Quante persone, belle e brutte, ho conosciuto nel 1945? Quante cose nuove ho imparato? Durante quest’anno è avve nuta in me una grande trasformazione. Ho conosciuto la vita da un nuovo punto di vista, ma un punto di vista molto brutto.
Ho visto quanto può essere grande la bontà [...] e ho anche visto fino a che punto arriva la malvagità.
Ho visto quanto può essere grande la bontà, a volte, nelle persone che non sono nostre parenti, e ho anche visto fino a che punto arriva la mal vagità di persone che qualche volta sono stretti parenti. Ho visto come a questo mondo non c'è giustizia, e come è inutile sperarla. Tra le persone buone posso annoverare la famiglia Cristo fani, che senza interesse alcuno ha cercato di aiutarci come le è stato possibile. Quella famiglia è di tre persone: marito e moglie ed una figlia che è professoressa e segretaria di un ginnasio. io la ho conosciuta perché presso di lei ho studiato privatamente. Quando la mamma ha dovuto stare a nettuno con ralfi, essi mi han no tenuto presso di loro per due mesi, e poiché mi era venuta la malaria, essi mi curarono come non avrebbero potuto curare un loro figlio. il padre della mia professoressa è un ragioniere, ed è tanto amabile e buono quanto è intelligente. La madre è una persona mol to buona e gentile. insomma tutta quella famiglia è così... non trovo parole per esprimere ciò che vorrei dire. Quando la mamma ha avuto bisogno di soldi, essi ci hanno prestato parecchie migliaia di lire, che la mamma non ha ancora potuto tornare a loro, ma loro non le richie dono nemmeno, quantunque ne hanno bisogno, perché sanno che la mamma non è per il momento in grado di restituirglieli. Di persone così non ne ho ancora incontrate in vita mia. io serberò di loro sempre un buon ricordo, ma non altrettanto del signor alexander. Parliamo ora di quella abbietta persona che è il signor alexander. egli è esattamente il contrario della famiglia Cristofani. in poche parole: malvagio, uomo senza scrupoli, che non esita davanti a qua lunque mezzo per raggiungere il suo scopo. egli è il bandito in guanti e cilindro. Dietro la sua faccia sorridente si nasconde un cuore come... (come non ho trovato parole per definire la bontà della famiglia Cristofani, così ora non le trovo per definire la malvagità di questo uomo)
Roma, 10 febbraio 1946
oggi è il mio compleanno. Compio quindici anni. Stamane ho pianto pensando alla attuale situazione della famiglia. Non abbiamo notizie di papà. Trovo impossibile credere che una persona possa avere un cuore così duro che, avendo la possibilità di offrirci una vita migliore in America, non lo faccia. Questo è il volto di un giovane che non ebbe giovinezza, che non sa più né piangere né ridere, che la vita ha schiacciato sotto l’immane peso della cruda realtà. Su questa fotografia tu vedi la maschera di un volto; se la maschera cadesse, vedresti una mente turbata dalla vita che troppo crudelmente si è accanita contro tuo figlio.
Il libro- Titolo:Storia di un ragazzo ebreo. Diario 1943–1946
- Autore: Leopold Bermann (A cura di Federico Steinhaus)
- Editore: Edition Raetia (2023)
- Nota: Realizzato con il sostegno della Provincia autonoma di Bolzano - Cultura italiana.
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