Economy | Banche

Le domande che mancano

Il senatore Zeller, SVP, è segretario della Commissione d'inchiesta: "È più facile fare del gossip che promuovere analisi serie sulle cause delle crisi".
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Foto: Salto.bz
"Penso che il risultato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche sarà una relazione di maggioranza, e che ce ne sarà senz'altro un'altra di minoranza, scritta dalle opposizioni. E anche se è probabile che i lavori producano qualcosa di utile, sono certo che l'opposizione cercherà di strumentalizzare i lavori, per poter usare il tema in campagna elettorale, con un focus su Maria Elena Boschi. L'attenzione dell'opinione pubblica sarà deviata: siccome il tema è complesso, allora è più facile fare del gossip che promuovere analisi serie sulle cause delle crisi, con cui sarebbe difficile arrivare al cittadino comune". Il senatore Karl Zeller rappresenta la Südtiroler Volkspartei (SVP) all'interno della Commissione parlamentare presieduta da Pierferdinando Casini, ed è anche uno dei cinque componenti dell'ufficio di presidenza della stessa, cioè del gruppo ristretto che si occupa di coordinarne l'agenda.
"Purtroppo - spiega, raggiunto telefonicamente da salto.bz - non succede quello che tutti noi auspicavamo: siamo alla vigilia di una campagna elettorale che sarà piuttosto accesa, e se all'inzio dei lavori il clima era disteso, e i 40 commissari manifestavano una volontà comune, in merito ai nomi dei soggetti da audire, a come procedere, man mano che siamo andati avanti l'aspetto politico è diventato sempre più prevalente. Lo dimostrano, ad esempio, audizioni di soggetti come Zonin (l'ex presidente della Banca popolare di Vicenza, ascoltato il 13 dicembre, ndr), una persona che è stata rinviata a giudizio, e che a mio avviso non è affatto nelle condizioni di rilasciare delle dichiarazioni che aiutino la Commissione d'inchiesta...".
Non è possibile che gli organi di vigilanza non si siano accorti della condizione sempre più deficiaria nei fondamentali delle banche 'fallite', con Consob e Banca d'Italia che scaricano la colpa l'una sull'altra.
L'esempio più eclatante dei limiti dell'azione della Commissione, però, è rappresentato secondo Zeller "dalla vicenda della Boschi, e delle presunte ingerenze su Banca Etruria: faccio fatica a capire - si chiede il senatore della SVP - che cosa c'entri con la situazione che la Commissione indaga un ministro che ha assunto per la prima volta il suo incarico dopo che i 'fatti' che hanno portato alla scoppio della crisi bancaria erano già avvenuti".
E se è certo "che qualcosa non ha funzionato, perché non è possibile che gli organi di vigilanza non si siano accorti della condizione sempre più deficiaria nei fondamentali delle banche 'fallite', con Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa, ndr) e Banca d'Italia che scaricano la colpa l'una sull'altra. Dal 2008 e fino al 2014, 2015, 2016 non c'era grande collaborazione tra Consob e Banca d'Italia. Non hanno messo tutte le carte sul tavolo, e non si capisce bene se questo sia dovuto a negligenza o ad altro" spiega Zeller.
 
Secondo l'esponente della SVP, a determinate condizioni "certe emissioni di obbligazioni avrebbero potuto essere evitate, o almeno il loro collocamento presso i piccoli risparmiatori.
Ma non ci stiamo preoccupando di tutto questo, e la Commissione finisce con l'accendere i riflettori su circostanze del tutto irrilevanti ai fini della crisi bancaria. Ascoltando molte tra le domande poste ai vari interlocutori dai commissari, mi rendo conto che si capovolge la causa con l'effetto: in merito al tema dei crediti deteriorati, ad esempio, non ci si chiede chi abbia sbagliato, valutando in modo sbagliato a chi concedere un prestito o fare l'apertura di credito, ma si dà l'impressione che l'autore di tutto questo sia chi ha vigilato male. Il focus non è più chi ha fatto il disastro".
Zeller spiega a salto.bz di aver posto, fino ad oggi, poche domande. Ma aggiunge di averne alcune in serbo per gli ex ministri Giulio Tremonti e Mario Monti.
Zeller, che è alla sesta legislatura consecutiva, spiega a salto.bz di aver posto, fino ad oggi, poche domande. Ma aggiunge di averne alcune in serbo per gli ex ministri Giulio Tremonti (in carica con i governi Berlusconi II, 2001-2004, III, 2005-2006, IV, 2008-2011) e Mario Monti, "perché ricordo come in Parlamento ci tranquillizzassero, nonostante la crisi, affermando che avremmo dovuto essere orgogliosi del nostro sistema bancario, che non aveva bisogno delle iniezioni di miliardi di euro di aiuti comunitari per essere salvato, e in questo modo hanno fatto passare tutte le finestre utili per un intervento pubblico europeo. Su tutto questo, per il momento, non è che si è fatta molta luce. Sapevano che l'edilizia ha subito un grande colpo nella crisi iniziata nel 2008, e che il settore era esposto con le banche: come fai allora tu, ministro o presidente del Consiglio, a ripetere che il sistema è solido? Di fronte a questi interrogativi, è assurdo usare il poco tempo che avremmo a disposizione per approfondire, per capire chi ha incontrato e come il ministro Boschi". 
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Martin Daniel Sat, 12/16/2017 - 14:52

"faccio fatica a capire che cosa c'entri con la situazione che la Commissione indaga un ministro che ha assunto per la prima volta il suo incarico dopo che i 'fatti' che hanno portato alla scoppio della crisi bancaria erano già avvenuti". Su, un pò di fantasia Senatore, c'è tutto un ventaglio di ipotesi che giustificano delle domande: il Ministro dopo l'accadimento dei fatti potrebbe aver cercato di celare delle responsabilità (p.e. del babbo), di procurarsi delle informazioni da passare avanti o di intervenire per limitare i danni (e le resp.à) per Etruria e i suoi amministratori. Potrà rivelarsi infondato ogni sospetto e evincersi che abbia perseguito il solo interesse pubblico ma si potrà chiedere perchè mai quale ministro non competente per materia abbia chiamato il pres. della Consob Vegas oppure se è vero, come sostiene De Bortoli, che sia intervenuta presso l'allora presidente di Unicredit Ghizzoni per vagliare la possibilità di un'acquisizione di Etruria.

Sat, 12/16/2017 - 14:52 Permalink
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Emil George Ciuffo Sun, 12/17/2017 - 13:59

"..., ma si dà l'impressione che l'autore di tutto questo sia chi ha vigilato male. Il focus non è più chi ha fatto il disastro"."

Ma non e' quasi sempre cosi'? Alla fine i colpevoli sono le vittime perche' non stavano abbastanza attenti o appunto quelli che non vigilavano abbastanza, ma non gli autori dei misfatti.
La sindrome del Pinocchio, raccontata con eccellenza da un lucidissimo Carlo Collodi gia' piu' di 100 anni fa ...

Sun, 12/17/2017 - 13:59 Permalink
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Martin Daniel Sun, 12/17/2017 - 16:53

Il corriere della sera riporta come l'ex amministratore delegato di Veneto Banca abbia raccontato alla commissione d'inchiesta di essere stato a casa della Boschi - ministro NON competente in materia - con presente suo padre allora vicepresidente di Etruria. Non sono sufficienti motivi perchè la commissione d'inchiesta ponga delle domande in proposito?

Sun, 12/17/2017 - 16:53 Permalink
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Luca Martinelli Tue, 12/19/2017 - 10:10

In reply to by Martin Daniel

Sono l'autore dell'articolo, ed anche del precedente (non so se lo ha letto) dedicato al tema. Provo a rispondere alla sue domande: in una logica da campagna elettorale, è rilevante che cosa Boschi abbia chiesto a questo o quell'amministratore. Se invece la Commissione ha come fine ricercare le cause (e non analizzare le conseguenze) della crisi bancaria, questo è "fumo negli occhi", nel senso che aiuta a tenere lontano dallo sguardo del cittadino i problemi veri nel funzionamento del rapporto tra banche, banchieri e soggetti a cui queste prestano denaro. Zeller a mio avviso questo punto lo esprime bene. Politicamente, Boschi ha fatto senz'altro una serie di errori. Colpa -probabilmente- di un atteggiamento arrogante, che ha portato Matteo Renzi ed i suoi a credersi onnipotenti. Salvo franare in modo rovinoso il 4 dicembre scorso, subito dopo il referendum costituzionale.

Tue, 12/19/2017 - 10:10 Permalink