Cultura | Gastbeitrag

Il futuro della politica culturale

Tra tagli alla spesa e ambizioni programmatiche, la politica culturale del Governo Meloni oscilla tra riforme, fondi ridotti e promesse di rilancio.
Santarcangelo Festival Foto: Pietro Bertora
Foto: Santarcangelo Festival Foto: Pietro Bertora
  • La lettura di questo articolo sulla visione della politica culturale del Governo Meloni andrebbe fatta tenendo conto, e in parallelo, della legge di bilancio 2026, nella quale non emergono indicazioni incoraggianti. Per il Ministero della Cultura è infatti previsto un cospicuo taglio di fondi, in linea con l’impostazione restrittiva adottata negli ultimi anni da governi di diverso orientamento politico, incluso l’attuale. Già nella legge di Bilancio dell’anno scorso gli stanziamenti per il Ministero della Cultura sono scesi dallo 0,4% del 2024 allo 0,3% sul totale, per una riduzione annua di 147 milioni di euro per il 2025, con delle previsioni di tagli di 178 milioni per il 2026 e addirittura 204 milioni per il 2027; allo stato attuale le stime dei tagli sono ancora maggiori rispetto a quelle precedenti. Nella legge del 2026 si intravede un segnale positivo con l’istituzione del Fondo nazionale per il federalismo museale (FNFM), con una dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Il piano di riparto è definito con decreto del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e può essere aggiornato annualmente con la medesima procedura, per tenere conto di eventuali variazioni dei fabbisogni.

  • Foto: Kulturelemente

    Nella legge del 2026 si intravede un segnale positivo con l’istituzione del Fondo nazionale per il federalismo museale (FNFM), con una dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Il piano di riparto è definito con decreto del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e può essere aggiornato annualmente con la medesima procedura, per tenere conto di eventuali variazioni dei fabbisogni.

    L’anno scorso le voci di spesa oggetto della scure sono state: ricerca e formazione in materia di beni e attività culturali e salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale. Secondo i dati Eurostat, la percentuale della spesa pubblica italiana in cultura, ricreazione e religione, rispetto al PIL, nel 2018, 2019, 2020 era dell'0,8%, nel 2021 è leggermente risalita allo 0,9% per poi stabilizzarsi nel 2022 e nel 2023 allo 0,8%, in una classifica europea che vede l’Italia galleggiare negli ultimi posti e primeggiare nazioni come Islanda e Ungheria che spendono, rispettivamente il 3% e il 2,6% nel 2023. La politica culturale del Governo italiano è segnata principalmente dalle attività del Ministero della Cultura (MIC) e dalla visione del ministro reggente e in misura minore e diversa da altri ministeri, quali il Ministero del Turismo, MITUR (la cui esistenza dipende dagli equilibri politici delle maggioranze in carica) il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, MIMIT (già Ministero dello Sviluppo Economico), dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dal Ministero dell’Interno. Non è obiettivo di questo articolo trattare temi quali università, scuola e formazione che, pur rientrando nel concetto allargato di cultura, meriterebbero un approfondimento a parte. Il MIC svolge un ruolo centrale nella politica culturale nazionale; pertanto è opportuno partire dalla riorganizzazione straordinaria di cui è stato oggetto negli ultimi due anni, attualmente in via di assestamento. Il Regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 maggio 2024, n. 102, formalmente in vigore il 18 maggio 2024, ha rimodulato le competenze del MIC e ha modificato sostanzialmente la precedente struttura e il funzionamento. 

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  • La nuova organizzazione prevede un’articolazione divisa in quattro dipartimenti, dodici uffici dirigenziali di livello generale centrali, quindici uffici dirigenziali di livello generale periferici dotati di autonomia speciale e una casella di dirigente generale nell’ufficio del Gabinetto del Ministro. A questi si aggiungono altri uffici di livello dirigenziale non generale, centrali e periferici. Viene soppressa la figura del Segretario Generale, figura di vertice nella precedente organizzazione ministeriale, avente la funzione di braccio operativo del ministro e di gestore dei fondi pubblici nazionali ed europei. Vengono cancellati anche i Segretariati regionali le cui funzioni vengono assorbite dalle Soprintendenze. La novità della riforma consiste nella divisione in quattro dipartimenti apicali, quali il Dipartimento per l’amministrazione generale (DiAG) con funzioni trasversali, il Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale (DiT), il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa) e il Dipartimento per le attività culturali (DiAC), con funzioni specifiche. Ogni dipartimento coordina direttamente uffici di livello dirigenziale generale che a loro volta comandano uffici di livello dirigenziale non generale. I Capi dipartimento sono di nomina diretta del Ministro, il quale presiede la Conferenza dei Capi dei Dipartimenti al fine di „prevenire conflitti di competenza e di consentire una ordinata programmazione delle attività amministrative nell’ottica della piena attuazione degli indirizzi del Ministro“. 

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    Nel quadro appena precisato, ad esempio, i musei dotati di autonomia speciale sono sessanta di cui quattordici considerati uffici di livello dirigenziale generale e quarantasei uffici di livello dirigenziale non generale. La differenza consiste nella maggiore autonomia della prima categoria, rispetto alla seconda. Riguardo alla dotazione di organico di diritto (dirigenti e funzionari) il personale è pari a circa 19 mila unità di cui quasi solo 12 mila sono in servizio, mentre si riscontra una carenza di quasi 7 mila unità, pari al 37% del fabbisogno. Per sopperire alla cronica carenza di personale il MIC si serve di professionisti provenienti dalla società controllata Ales S.p.a. e di risorse di cooperative, imprese e associazioni impegnate in servizi culturali museali. Ritornando al discorso della riorganizzazione, in realtà non si è in presenza di una vera e propria riforma, bensì di un ritorno al passato, in quanto la struttura ministeriale è uguale allo schema voluto dal Ministro Rocco Buttiglione, in carica dal 2005 al 2006, il quale introdusse la divisione in dipartimenti per uniformare il dicastero della cultura agli altri ministeri. Tale riforma si rivelò un fallimento in quanto ebbe la colpa di burocratizzare troppo le procedure e di ingessare il funzionamento degli organi centrali e periferici dell’allora Mibac. Per ora è presto per giudicarne l’efficacia: serve tempo perché la nuova organizzazione si consolidi e si capisca se funziona, sempre che tra un anno, come nel 2006, non si faccia marcia indietro. La politica del Ministero della Cultura si concretizza negli atti di indirizzo e nei decreti ministeriali. Tra questi, il più rilevante è il Decreto ministeriale 21 gennaio 2025, n. 12, che individua le priorità politiche per il triennio 2025–2027. Il provvedimento viene rinnovato ogni anno, in continuità con il piano triennale precedente.

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  • La politica del dicastero di via del Collegio Romano può essere divisa in due aree strategiche principali; una prima è mirata a rafforzare il ruolo della cultura italiana all’estero e in attività di impatto nel contesto nazionale dei paesi oggetto della cooperazione. Il MIC, nel prossimo futuro, punterà a sviluppare progetti con Paesi meno avvantaggiati, mettendo a disposizione competenze di valorizzazione culturale, in tal senso è stata istituita un’apposita Unità di missione (DL 201/2024) per coordinare progetti con Stati e organizzazioni africane. La struttura ha il compito di favorire partenariati pubblico-privati, collegare enti italiani e africani, sostenere rigenerazioni culturali anche nel mezzogiorno e promuovere ricerca e alta formazione. Il MIC si assume l’impegno di salvaguardare beni culturali minacciati dalla guerra e sfruttare il primato italiano dei siti UNESCO come modello, offrendo supporto operativo per la tutela del patrimonio materiale e immateriale di altri Stati. Con il MAECI, si vogliono promuovere mostre e prestiti in luoghi anche „non convenzionali“, con semplificazioni autorizzative per i prestiti internazionali e l’uso dei depositi dei grandi musei. Si vogliono incentivare accordi bilaterali e intese con musei esteri e si pensa a rafforzare le iniziative di recupero dei beni illecitamente esportati, valorizzando il modello dei Carabinieri di tutela del patrimonio culturale. Per il contesto interno il MIC prevede la realizzazione di nuovi Itinerari culturali a partire dalle „Capitali“ e da città italiane cosiddette identitarie: il primo itinerario sarà dedicato a Giuseppe Verdi e alla via delle capitali della musica. La legge di bilancio 2025 ha istituito la „Capitale italiana dell’arte contemporanea“, un nuovo titolo volto a promuovere l’arte e a coinvolgere attivamente il pubblico e le comunità locali, creando reti tra enti pubblici e soggetti privati non profit e favorendo relazioni con il tessuto produttivo. Per il 2026 è stata scelta Gibellina in provincia di Trapani, famosa per il Cretto di Alberto Burri, mentre nel 2027 sarà Alba, cittadina del cuneese.  Per lo sviluppo del settore dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo sono previste misure per garantire un sistema di contributi e di tax credit efficiente e trasparente, con il rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e controllo e la semplificazione delle procedure, così da assicurare tempi certi e facilitare l’accesso alle imprese. Sarà inoltre sostenuto lo spettacolo dal vivo, con particolare attenzione alle esigenze delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Si promuoverà anche la valorizzazione della fotografia, mediante l’avvio del Piano nazionale della fotografia, e si realizzeranno iniziative dedicate ai grandi anniversari e centenari di autori e opere che hanno segnato la storia culturale del Paese, rafforzando il legame tra memoria e innovazione. Per rafforzare il proprio organico il MIC prevede per i prossimi anni l’assunzione di 4.205 unità di personale; per la fine del 2025 è stato annunciato un concorso per circa 2.700 posti. Un altro documento in cui esprime la visione programmatica del governo è il DecretoLegge 27 dicembre 2024, n. 201, dove si adotta il Piano Olivetti per la cultura. Il piano offre alcune linee programmatiche, quali:

    • favorire lo sviluppo della cultura come bene accessibile e la cooperazione internazionale;
    • promuovere la rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate;
    • valorizzare le biblioteche;
    • promuovere la filiera dell’editoria libraria, anche attraverso il sostegno alle librerie caratterizzate da lunga tradizione, interesse storico-artistico e di prossimità;
    • tutelare e valorizzare il patrimonio e le attività degli archivi, nonché degli istituti storici e culturali, quali custodi della storia e della memoria della nazione.
  • Il Ministero annuncia che interverrà con un’imponente opera di rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate, con particolare attenzione a quelle caratterizzate da marginalità sociale ed economica, degrado urbano, denatalità e spopolamento, che, a partire dalle città del sud, punti a creare sempre più spazi culturali diffusi sull’intero territorio nazionale. L’opera di rigenerazione in questione mirerà a premiare chi incoraggia l’accesso ai saperi, sostenendo le biblioteche e le librerie, comprese quelle storiche. Nello specifico il Piano prevede progetti di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato: l’apposita Unità di Missione dovrà promuovere il dialogo tra enti e istituzioni italiani e quelli dei paesi africani, coordinerà i programmi di ricerca e formazione promossi dal MIC. L’investimento previsto per gli anni 2025, 2026, 2027 è pari a circa 900 mila euro annui. La legge istituisce un fondo per l’apertura di nuove librerie da parte di giovani sotto i 35 anni d’età, dando priorità alle aperture in aree interne e svantaggiate o in aree prive di librerie o di biblioteche statali aperte al pubblico. Sempre per il sostegno alla filiera dell’editoria digitale, il MIC istituisce un fondo di 24,8 milioni di euro per il 2025 e 5,2 milioni di euro per il 2026 per le biblioteche statali aperte al pubblico, degli enti territoriali e delle istituzioni culturali per l’acquisto di libri anche in formato digitale. Nel settore dell’editoria viene costituito per il 2025 un fondo da 10 milioni di euro destinato ad ampliare l’offerta culturale dei quotidiani cartacei. Nel provvedimento si prevedono misure per la semplificazione degli interventi sul patrimonio culturale (nello specifico, le Soprintendenze diventano stazioni appaltanti) e per il cinema e per il settore audiovisivo (per la realizzazione di spettacoli dal vivo destinati a un massimo di 2mila partecipanti verrà richiesto solo un certificato d’inizio attività anziché le tante autorizzazioni previste). L’atto stanzia 800 mila euro per la Celebrazione del venticinquesimo anniversario della Convenzione europea sul paesaggio. 

    Entro giugno 2026 (salvo proroga del tutto eccezionale) il Ministero della Cultura dovrà concludere il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (2021-2026) suddiviso nelle seguenti azioni programmatiche:

    • Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale;
    • Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi;
    • Migliorare l’efficienza energetica, in cinema, teatri e musei;
    • Attrattività dei borghi;
    • Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale;
    • Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici;
    • Sicurezza sismica nei luoghi di culto, restauro del patrimonio FEC e siti di ricovero per le opere d’arte (Recovery Art);
    • Sviluppo dell’industria cinematografica (Progetto Cinecittà);
    • Capacity building per gli operatori della cultura per gestire la transizione digitale e verde.
  • Il PNRR, con una dotazione di 4,3 miliardi di euro, è in pieno svolgimento e diversi cantieri sono in corso; a tali fondi si aggiungono quelli previsti dal Piano Cultura 2021-2027 e del Fondo per lo Sviluppo della Coesione Cultura. Il primo emanato in virtù di un Accordo Quadro tra Unione Europea e Italia prevede un investimento complessivo di 684,3 milioni di euro per le sette regioni meno sviluppate, quali: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia; si prevedono azioni volte a fornire infrastrutture digitali, a sostenere le imprese culturali e creative a migliorare l’efficientamento energetico del patrimonio culturale e la messa in sicurezza e a favorire la coesione sociale e l’accessibilità. Al momento le azioni in via di esecuzione sono la creazione di un’infrastruttura digitale per 250 musei e l’efficientamento energico e la messa in sicurezza. Scorrendo il portfolio dei vari finanziamenti si segnala il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione Cultura 2021-2027, dove si prevedono interventi infrastrutturali su tutto il territorio nazionale rivolte a musei e a diversi asset culturali. Nell’ultimo prospetto il MIC si ritrova con 182 milioni di euro, ossia con il 90% circa in meno rispetto alla precedente programmazione 2014-2020 con una dotazione di 1,5 miliardi di euro. 

  • Foto: Santarcangelo Festival Foto: Pietro Bertora
  • Rispetto a innovazioni portate avanti dal MIC si segnala la riduzione dell’IVA dal 22% al 5% per il commercio di oggetti d’arte, d’antiquariato e per i beni da collezione, per intenderci anche francobolli, monete, libri antichi, ecc. La riduzione entrata in vigore nel giugno del 2025 porta l’Italia ad avere l’aliquota più bassa in Europa, difatti, solo Cipro, Malta e Regno Unito applicano il 5% ma solo sulle importazioni. La nuova aliquota si confronterà direttamente con quelle praticate all’estero: 5,5% in Francia dal 1° gennaio 2025, 7% in Germania, 9% nei Paesi Bassi e 8,1% in Svizzera. Ci sono dunque tutte le premesse perché il mercato italiano possa competere con le piazze più dinamiche dell’arte — le stesse che, come la Francia, hanno saputo sfruttare le opportunità offerte dalla Brexit e dalle difficoltà del mercato britannico. Molto importante è la riforma delle Imprese Culturali e Creative, nata con il ministero di Gennaro Sangiuliano e conclusa con il Ministro Alessandro Giuli in combinazione con il MIMIT. La riforma contenuta nel disegno di legge del Governo della legge per il Made in Italy dell’estate 2023 è passata per le ulteriori proposte discusse in Parlamento. Nel 2024 si è arrivati alla qualifica delle imprese Culturali e Creative allargata a imprese, enti del terzo settore e liberi professionisti.  Successivamente si è passati all’istituzione dei registri e all’avvio della procedura di iscrizione presso le Camere di commercio entrata in vigore il 30 settembre 2025. La riforma delle Imprese Culturali e Creative prevede l’istituzione di un fondo nazionale di 3 milioni di euro per dieci anni e l’elaborazione di un Piano Strategico tra Governo centrale e conferenza Stato Regioni. 

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    A fine 2025 il MIC ha annunciato il Programma triennale dei lavori pubblici per il patrimonio culturale italiano volto a finanziare 229 interventi su tutto il territorio nazionale tra il 2025 e il 2027 e con una dotazione di circa 176 milioni di euro. Per l’Archivio di Stato di Trento, ad esempio, sono stati finanziati 70 mila euro per adeguamento dei locali, mentre 90 mila euro sono destinati al riordino e all’informatizzazione del fondo della Amtliche deutsche ein - und rueckwanderungsstelle (ADERST) e 60 mila euro alla ristrutturazione degli spazi della biblioteca della Soprintendenza di Trento. Nei prossimi anni il MIC dovrà confrontarsi con la riforma dello spettacolo con la proposta di un nuovo codice, con la semplificazione delle procedure in materia di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio; inoltre riguardo alla governance dei musei e dei luoghi della cultura l’attenzione si sta spostando verso un maggiore coinvolgimento dei privati e un uso sempre più diffuso dello strumento legislativo del Partenariato Speciale Pubblico Privato. Altra sfida è quella di proteggere il diritto degli autori e creativi contro la valanga tecno-produttiva provocata dall’Intelligenza Artificiale. La legge 23 settembre 2025, n. 132, recante „Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale“, chiama un intervento anche del MIC sulle regole nazionali e non solo che devono governare l’uso di quella tecnologia.

    Per quanto riguarda la politica culturale nazionale anche il Ministero del Turismo è impegnato anche nell’attuazione della politica culturale del Governo Meloni e in particolare con lo sviluppo dei Cammini, del turismo lento e degli itinerari religiosi e con il sostegno ai siti UNESCO. È stato istituito, ad esempio, il Catalogo dei cammini religiosi italiani, una banca dati ufficiale con l’indicazione dei requisiti minimi per l’adesione e una serie di avvisi e incentivi, pubblicati annualmente sul sito del MITUR. Lo stesso ministero prevede un programma un Fondo per la valorizzazione dei Comuni con siti UNESCO (e delle Città Creative UNESCO) di 75 milioni di euro. Sono stati approvati 58 progetti (250 Comuni in 16 Regioni) per un impegno complessivo di oltre 70 milioni nell’ambito dello stesso Fondo, la cui spesa e gli effetti si concluderanno nei prossimi anni. 

    Per concludere l’articolo, è stata richiesta un’intervista al Ministro della Cultura Giuli, al quale si sarebbe voluto porre le seguenti domande:

    • „Quali iniziative culturali intende promuovere durante il suo mandato nei prossimi anni?“
    • „Quali sono le sue priorità nell’agenda politica?“
    • „Che ruolo avranno le minoranze linguistiche e culturali nelle politiche culturali dei prossimi anni?“
  • L’intervista non è stata concessa e non si è ricevuta alcuna risposta ai messaggi, alle e-mail e alle telefonate inviate.