“Mancano le condizioni per il dialogo”
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Nel giorno dell’udienza davanti al Giudice del Lavoro, SASA alza i toni e lancia un avvertimento: la trattativa sindacale potrebbe interrompersi. In un comunicato diffuso oggi, l’azienda – con il “pieno sostegno” dei soci pubblici (Provincia autonoma di Bolzano e Comuni di Bolzano, Merano e Laives) – sostiene di aver “messo in campo ogni sforzo” per mantenere aperto un confronto, ma che “oggi potrebbero non sussistere più le condizioni per proseguire”.
La dichiarazione arriva dopo mesi di tensione culminati nello sciopero di venerdì 13 febbraio e nella causa promossa da Filt/Cgil, Orsa, Usb e Ugl: per queste sigle, la scelta iniziale di SASA di applicare gli aumenti previsti dall’accordo di fine novembre 2025 solo a iscritti delle organizzazioni firmatarie (e ai non iscritti) configurerebbe un comportamento antisindacale. Dal canto loro, i sindacati fanno sapere che durante l’odierna udienza presso il Giudice del Lavoro sarebbe emerso un dato significativo: “SASA ha chiesto un rinvio di 30 giorni”, scrive il fronte sindacale in un comunicato congiunto, “una richiesta che riteniamo eloquente. L’azienda appare consapevole della fragilità della propria posizione difensiva di fronte a contestazioni documentate e circostanziate”.
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L’accordo contestato
Il punto di rottura resta l’accordo siglato a fine novembre 2025: un’intesa firmata da Cisl, Uil, Asgb e Faisa-Cisal, che prevede aumenti in busta paga tra 50 e 70 euro lordi al mese, più 250 euro spendibili per l’acquisto dell‘Alto Adige pass annuale. Le sigle contrarie (Cgil, Orsa, Usb e Ugl) avevano promosso un referendum interno: l’86% dei 351 votanti ha chiesto l’abrogazione dell’accordo. Oltre alla questione “discriminatoria” legata agli aumenti, la base avrebbe espresso con il referendum una volontà “libera e democratica” da cui ripartire per una nuova trattativa. Ma l’esito non ha prodotto effetti immediati, alimentando ulteriore malumore tra i dipendenti. Il quadro si complicò a fine dicembre, quando il direttore generale Ruggero Rossi de Mio comunicò l’intenzione di riconoscere i benefici dell’accordo solo agli iscritti alle sigle firmatarie e ai non iscritti. Una linea che aveva creato accuse di discriminazione e che, dopo le polemiche (e le prese di distanza anche dei sindacati favorevoli all’accordo), è stata ritoccata: i benefici sono stati resi disponibili a tutti, lasciando però la possibilità individuale di rinunciarvi.
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Nel comunicato diffuso oggi, SASA rivendica la propria condotta e rovescia l’accusa sul piano sindacale. L’azienda sostiene che, dopo l’accordo di novembre, si fosse detta disponibile ad aprire un tavolo con tutte le organizzazioni per valutarne eventuali adeguamenti “nei limiti delle risorse disponibili”. A suo dire, però, le sigle promotrici del referendum e degli scioperi (USB, ORSA, CGIL e UGL) avrebbero “liberamente scelto una linea di contrapposizione continua”, fatta di “ripetute azioni di sciopero e iniziative conflittuali”, che inciderebbe sulla possibilità di un confronto sereno: “Le condizioni per proseguire il confronto potrebbero non esserci più”. SASA aggiunge che le richieste avanzate dalle organizzazioni che hanno guidato gli scioperi avrebbero superato “in modo evidente e non sostenibile” le possibilità economiche dell’azienda, già illustrate “con la massima trasparenza”. E torna a porre un perimetro: disponibilità a trattare sì, ma solo “nel rispetto della sostenibilità economico-finanziaria” e in coerenza con obiettivi di “produttività, efficienza ed efficacia”. Nello stesso comunicato, SASA ricorda una serie di misure già adottate: sostiene che gli stipendi medi del personale viaggiante siano cresciuti “di oltre il 20% dal 2022 ad oggi”, cita iniziative per migliorare i turni e sottolinea investimenti in “misure di sicurezza” per autisti e utenti.
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La posizione dei sindacati
Le organizzazioni sindacali ricorrenti hanno depositato agli atti le firme raccolte tra i dipendenti SASA e hanno chiesto congiuntamente il pieno riconoscimento giuridico del risultato referendario, espressione della volontà democratica della maggioranza dei lavoratori. Un altro elemento di particolare rilevanza che sarebbe emerso nel corso del procedimento è che “la dirigenza SASA ha confermato come l’accordo del 27 novembre 2025 elimini la libera circolazione sulla rete aziendale. Un’ammissione che rivela la reale portata peggiorativa dell’intesa e che colpisce i lavoratori”.
“Esprimiamo forte preoccupazione per la condotta dell’attuale dirigenza, che sin dalla sottoscrizione dell’accordo ha perseguito una strategia volta a dividere i lavoratori: applicazione differenziata dell’accordo, distribuzione di moduli individuali di rinuncia, esclusione sistematica delle scriventi organizzazioni sindacali”, scrivono i sindacati FILT-CGIL, OR.S.A. Trasporti, UGL Autoferro e USB Lavoro Privato. “Siamo in attesa della decisione del Tribunale, che confidiamo arrivi a stretto giro. La nostra azione è e resta una battaglia per l’equità e i diritti uguali per tutti i lavoratori e le lavoratrici di SASA, senza distinzioni. Il servizio di trasporto pubblico locale merita relazioni sindacali improntate al rispetto reciproco e alla democrazia partecipativa per ridare la dignità che questo accordo ha tolto ai dipendenti di questa società”.
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Il Sudtirolo – si veda…
Il Sudtirolo – si veda Accaierie, si veda SASA - attualmente sembra quasi un laboratorio per relazioni industriali innovative. SASA sarebbe un’ottima caso di studio per mostrare quanto siano variegate le relazioni industriali : si pone una questione cardinale del diritto del lavoro collettivo: chi „rappresenta“ i lavoratori nel processo di contrattazione (le RSU?, le categorie) e quali effetti produce un „accordo aziendale“ non sottoscritto in modo unitario? Da questa situazione potrebbero derivare sviluppi interessanti verso relazioni industriali collettive partecipative – nell’articolo: democratiche. È un peccato che in Sudtirolo nessun’ente o centro di ricerca si faccia carico di questo tema strategico.
Certo che anche i tanti…
Certo che anche i tanti scioperi del trasporto pubblico possono rappresentare un bel problema per tanti dipendenti pendolari, e che è un problema da non trascurare. Ci si dovrebbe proprio impegnare a risolvere una volta per tutte questa situazione...mi chiedo: come fanno gli altri paesi, dove questi problemi non sorgono in questa dimensione? Forse si potrebbe verificare se sono applicabili anche per il nostro territorio?