La paura di disturbare gli equilibri
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Non so quanti, fra i 12mila letti turistici che l’assessore al turismo Luis Walcher vuole salvare dal blocco che la legge imporrebbe a settembre, verrebbero destinati ad alberghi di lusso o superlusso - molti, se il trend attuale continua. Quello che sappiamo per certo è che non si tratta di letti o costruzioni che andrebbero a rispondere al grande, vero bisogno del territorio: quello abitativo. Parliamo dei tanti lavoratori – nati qui o arrivati dal resto d’Italia o del mondo – che cercano un alloggio in affitto a prezzi accessibili. Compresi i lavoratori stagionali che in quegli hotel di lusso dovrebbero poi lavorare.
Per loro i posti dignitosi sono pochi, e sempre meno quelli messi a disposizione dagli alberghi che, senza di loro, chiuderebbero. Finiscono in alloggi di fortuna, talvolta pericolosi, rischiando la vita pur di scaldarsi, come il caso del giovane morto a Castelrotto la scorsa settimana ha mostrato in modo drammatico. Mentre politici e amministratori dovrebbero concentrarsi su come far fronte all’emergenza casa e far in modo che i timidi passi della Wohnbaureform in tema di case in affitto assumano un’andatura adeguata al drammatico bisogno, la SVP discuterà se giocarsi un altro pezzetto di credibilità riaprendo una discussione che, legge alla mano, doveva essere chiusa.
Che la richiesta di stoppare il Bettenstopp sia una pretesa fuori luogo e fuori tempo per il nostro territorio lo hanno riconosciuto anche quegli esponenti della SVP che hanno capito che, per molti elettori, la soglia è stata ampiamente superata. Per un ripasso di quello che pensano i cittadini basterebbe leggere i commenti alla petizione lanciata su change.org dalle associazioni ambientaliste: il turismo ci ha portato molto, ma un ulteriore aumento ora porterebbe solo più traffico, ulteriori aumenti dei prezzi, assalto alla natura, uso indiscriminato delle risorse idriche.
Prevale la paura di disturbare equilibri e interessi consolidati
Quello che non sorprende ma deprime comunque è che il copione sembra sempre lo stesso. Si fa un timido passo avanti – ponendo un limite al turismo, peraltro già con almeno cinque anni di ritardo, come ha ammesso l’ex assessore Arnold Schuler che volle il blocco nel 2022 – e puntualmente arrivano le forze della restaurazione che, in nome di interessi particolari, riportano tutto indietro. Facendo finta di nulla, ignorando tutti i campanelli d’allarme, da quelli più silenziosi a quelli che ci hanno portato sui media di tutto il mondo. Proprio quando servirebbe un salto in avanti, ci si ferma. O, come in questo caso, si fa marcia indietro.
Lo stesso schema si ripete nell’altro grande tema che ci riguarda da vicino: la scuola. Leggete cosa ci hanno detto i genitori di Villandro e Castelrotto che chiedono una piccola apertura – introdurre nei loro asili la possibilità di un incontro giocoso con l’altra lingua. Richieste che quasi commuovono per la loro semplicità e deprimono per gli ostacoli che incontrano. Vengono negate opportunità - sia che le chiedano i genitori sia che siano già a portata di mano: l’esempio della confusione che regna sulla scuola di Via Bari a Bolzano ne è un esempio clamoroso. Salutata all’inizio dei lavori dal vicesindaco SVP Stephan Konder come una scuola plurilingue, l’incertezza sul suo futuro ora è tale che la sovrintendenza in lingua italiana parla di puntare su una scuola europea - quasi a voler evitare l’angolo dello scontro sul bilinguismo passando direttamente per il via inglese.
E il punto comune, alla fine, è sempre lo stesso: quando il cambiamento potrebbe portare un beneficio reale non solo a gruppi di interesse ma alla collettività – nel governare il turismo invece di subirlo, o nel costruire una convivenza più solida partendo dalla scuola – la politica sceglie di fermarsi. Non perché manchino le idee o le possibilità, ma perché prevale la paura di disturbare equilibri e interessi consolidati e il desiderio di privilegiarli. Non è il cambiamento a farci male, ma la scelta politica di bloccarlo per difendere equilibri ormai logori.
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E se Dio vuole qualcuno…
E se Dio vuole qualcuno finalmente pone il tema della scuola europea o internazionale, superando, non evitando, il binomio italiano/tedesco ormai obsoleto e peraltro mai raggiunto e irraggiungibile in questo contesto segnato da provincialismi e opportunismi, per andare verso l’Europa, come fa il resto del mondo tranne noi. Con un po' di coraggio e competenze - e la scuola in lingua italiana le ha - è la strada giusta. E i proprietari di alberghi e pensioni di Castelrotto potrebbero benissimo offrire loro qualche posto letto, che tanto il problema dei poveri lavoratori stagionali esiste da decenni e si sa benissimo. Ripeterei quanto già dissi a alcuni genitori di Castelrotto preoccupati che i figli non sapevano l’italiano, ma in compenso fanno le vacanze in California: esiste il bus. A Bolzano si parla un italiano correttissimo e ci sono corsi, Grest, associazioni assolutamente aperte ed accoglienti. Purtroppo per imparare il tedesco, viceversa, non direi lo stesso.
In risposta a E se Dio vuole qualcuno… di Simonetta Lucchi
In ganz Italien spricht man…
In ganz Italien spricht man italienische Dialekte, in ganz Deutschland, Österreich der Schweiz spricht man deutsche Dialekte, nur diese blöden Südtiroler, die wollen ihren Dialekt einfach nicht aufgeben und nur noch Schriftsprache sprechen.
Wenn schon über 150 Millionen Menschen italienischer und deutscher Muttersprache alle ihre örtlichen Dialekte sprechen, dann könnten doch diese 350.000 deutschsprachigen Südtiroler wenigstens darauf verzichten, ist doch wahr, verdammt noch mal!
(Und wenn italienische Minderheiten im Ausland ihre muttersprachliche Schule als große Errungenschaft feiern, ist es doch genug damit; hier in Italien muss das doch nicht mehr sein).