Sport | Hockey Nazionale

„L’Olimpiade è l'occasione della vita“

Il centro italo-canadese dei Bolzano Foxes Daniel Mantenuto si racconta al termine della seduta di allenamento del ritiro pre-olimpico di Bolzano. Stasera a Bolzano l’amichevole contro la Germania.
Daniel Mantenuto
Foto: Vanna Antonello
  • SALTO: Daniel, siamo nel pieno del raduno pre-olimpico proprio qui a Bolzano. Che aria si respira nello spogliatoio ora che il cammino verso il 2026 è ufficialmente iniziato?

    Daniel Mantenuto: Si respira un’aria bellissima, davvero. C'è grande entusiasmo tra i ragazzi. Siamo tutti consapevoli che questa è un’opportunità che capita una volta nella vita e si sente un’elettricità particolare, un “buzz” positivo in tutto lo spogliatoio. Siamo felici di iniziare questo percorso come gruppo unito: l’obiettivo è costruire qualcosa di importante giorno dopo giorno. Sarà l’esperienza più grande della nostra carriera.

  • Il profilo

    Simbolo dell’evoluzione del giocatore italo-canadese perfettamente integrato nel tessuto dell’hockey nostrano, Daniel Mantenuto (1992) rappresenta il prototipo del centro moderno: sostanza, visione e sacrificio. Dopo essersi messo in luce in NCAA con la Robert Morris University, Daniel ha scelto l’Italia per scrivere il capitolo più importante della sua carriera, trovando ad Asiago la sua prima consacrazione con la conquista di due scudetti.

    Il suo approdo all’HCB Alto Adige Alperia lo ha elevato a giocatore imprescindibile per i Bolzano Foxes dove, nel ruolo di “two-way center”, ha dimostrato completezza tecnica e affidabilità. La sua capacità di pattinare con la stessa efficacia in entrambe le fasi, unita a una leadership silenziosa ma carismatica, lo ha reso un punto fermo del sistema di coach Jalonen. La sua inclusione anticipata nella “short list” per Milano Cortina 2026 non è stata una sorpresa: Mantenuto è l’esempio di un’Italia che cerca equilibrio e solidità, un giocatore capace di elevare il rendimento di chi gli gioca di fianco attraverso un’intelligenza hockeistica che tutti gli riconoscono nel Blue Team, a partire dall’allenatore finlandese.

  • Per te che sei un idolo dei Bolzano Foxes, scendere su questo ghiaccio con la maglia azzurra ha un sapore speciale. Come risponde il pubblico della tua “città adottiva” a questa atmosfera?

    Giocare qui è speciale, amo Bolzano. Penso sia uno dei posti migliori al mondo per giocare a hockey, i tifosi sono incredibili. Poter indossare la maglia della Nazionale proprio davanti a loro, in questa arena, aggiunge un’emozione enorme. Ogni volta che pattiniamo davanti a questo pubblico l’atmosfera si scalda subito; non vedo l’ora di sentire il loro calore anche in veste azzurra.

     

    “Magari per il resto del mondo siamo degli ”underdog“, ma questo gruppo ha le qualità per sorprendere molte persone.”

     

    Coach Jalonen ha ufficializzato il roster per questo raduno. Guardando i nomi dei tuoi compagni, c'è stata qualche sorpresa o qualcuno che ti ha colpito particolarmente?

    Non spetta a me giudicare le scelte, ma credo che chiunque sia qui si sia guadagnato il posto sul ghiaccio. Abbiamo una squadra solida, profonda, fatta di gente che lavora duramente e che negli ultimi anni ha creato un legame molto forte. Magari per il resto del mondo siamo degli “underdog”, ma questo gruppo ha le qualità per sorprendere molte persone. È vero, ci sono ottimi giocatori che sono rimasti fuori, ma purtroppo in questi tornei le scelte sono obbligate. Siamo convinti che questo sia il gruppo giusto su cui puntare.

  • La nazionale di hockey: "L’obiettivo principale è affinare il nostro sistema di gioco." Foto: Carlo Bassetti
  • Oggi affrontate la Germania, una potenza mondiale. Su quali aspetti tattici vi sta spingendo maggiormente Jalonen per colmare il gap con queste grandi nazioni?

     

    “Questa amichevole è fondamentale proprio per questo: ci serve per ”connetterci“ tra compagni, per trovare l’intesa perfetta”.

     

    L’obiettivo principale è affinare il nostro sistema di gioco. Quando arrivi dai club, ognuno ha in testa schemi e movimenti diversi; in Nazionale dobbiamo resettare tutto e muoverci come un unico organismo, seguendo un solo sistema. Questa amichevole è fondamentale proprio per questo: ci serve per “connetterci” tra compagni, per trovare l’intesa perfetta e costruire quell’identità che dovremo portare fino al torneo olimpico.

    Sei stato tra i primi sei giocatori ufficializzati per Milano Cortina 2026 con largo anticipo. Sapere di essere un pilastro del progetto ha cambiato il tuo approccio mentale?

    Onestamente no. È stato un onore immenso essere scelto tra i primi sei, ma la mia mentalità rimane la stessa: ogni volta che indosso questa maglia è un privilegio. Cerco solo di dare il massimo e lavorare più duramente che posso. La fiducia del coach mi dà carica, ma sul ghiaccio il lavoro resta la mia unica priorità.

  • L'amichevole contro la Germania

    L’atmosfera alla Sparkasse Arena di Bolzano è quella delle grandi occasioni. La Nazionale Italiana affronterà stasera il test contro la Germania, ultimo impegno prima del trasferimento a Milano per la cerimonia olimpica di apertura. Non è dunque un raduno come gli altri: mancano pochi giorni all’inizio dei Giochi e il debutto dell'11 febbraio contro la Finlandia, alla Milano Arena (PalaItalia Santa Giulia), è ormai alle porte.

  • Jalonen ti ha definito un “leader umano”. Cosa significa per te questo ruolo all’interno dello spogliatoio e come ti integri con gli altri giocatori?

    Abbiamo un gruppo di leader fantastico. Tutto parte dal nostro capitano, Larkin, e da veterani come Frigo, Trivellato, Kostner o Morini, che hanno una grande esperienza internazionale. Ognuno di noi cerca di aggiungere un tassello: c'è chi guida con la parola e chi, come me, preferisce dare l’esempio con il lavoro sul ghiaccio. L’importante è trovare sempre il modo di dare quel “qualcosa in più” per aiutare la squadra nei momenti difficili.

     

    “Il mio obiettivo quando scendo in pista è essere il più solido possibile in fase difensiva.”

     

    Ti definisci un “two-way centre”. In che modo il sistema Jalonen, basato su solidità e sacrificio, è adatto alle tue caratteristiche?

    Si sposa alla perfezione. Il mio obiettivo quando scendo in pista è essere il più solido possibile in fase difensiva, ma cercando sempre di dare un contributo concreto in attacco. Voglio avere un impatto in entrambe le zone della pista; nell’hockey moderno l’equilibrio è tutto e il sistema di Jalonen chiede proprio questo: sacrificio e presenza costante in ogni centimetro di ghiaccio.

    Alle Olimpiadi affronterete giganti come Svezia e Finlandia, pieni di stelle della NHL. Come ci si prepara a sfidare i migliori giocatori del mondo?

    È per sfide del genere che giochiamo a hockey. Il livello sarà altissimo, il gioco molto più veloce, tecnico e fisico. Sulla pista piccola (simile al formato NHL) lo spazio e il tempo per pensare si riducono drasticamente. Devi prendere decisioni in una frazione di secondo. Ci stiamo preparando mentalmente proprio a questo: a essere rapidi, reattivi e pronti a non concedere nulla.

  • Daniel Mantenuto: "All’epoca non sapevo nemmeno dove mi avrebbe portato la mia carriera." Foto: Vanna Antonello
  • Dalla NCAA al sogno olimpico: se nel 2020 ti avessero detto che saresti diventato un simbolo del Blue Team, ci avresti creduto?

    Assolutamente no. All’epoca non sapevo nemmeno dove mi avrebbe portato la mia carriera. Poi è arrivata la chiamata dell’Asiago, un’esperienza bellissima che mi ha aperto le porte dell’Italia. In seguito mi sono trasferito a Bolzano, dove gioco tuttora con grande gioia. Solo quando l’Olimpiade ha iniziato ad apparire all’orizzonte ho capito che quello poteva essere il mio obiettivo. Ne vado incredibilmente orgoglioso.

    Hai radici che legano Roma e l’Abruzzo. Quanto senti forte il legame con la terra dei tuoi nonni?

    Molto. Mia mamma è di un paese vicino Roma e la famiglia di mio papà viene da Santa Eufemia, in Abruzzo. I miei nonni si sono trasferiti in Canada quando avevano circa trent’anni, ma le radici sono rimaste forti. Non sono ancora riuscito a visitare i loro paesi d’origine, ma è in cima alla mia lista dei desideri. Spero di poterci andare presto, è un viaggio che devo alle mie origini.

     

    “Porto il mio 9 da quando ero un ragazzino e sono rimasto sempre fedele a questo numero.”

     

    Un’ultima curiosità. A Bolzano sei un simbolo con il numero 9 e lo porterai anche in Nazionale. Come è nata questa scelta? C‘è un legame con qualche leggenda del passato?

    In realtà non c’è una storia incredibile dietro. Ho iniziato a usarlo a 16 anni; un mio caro amico lo indossava e quando ho cambiato squadra ho deciso di prenderlo io. Mi è sempre piaciuto, forse anche per giocatori come Paul Kariya nella NHL. Mi piace la semplicità dei numeri a una cifra: porto il mio 9 da quando ero un ragazzino e sono rimasto sempre fedele a questo numero.

    Daniel, un messaggio finale per i tifosi italiani che sognano con voi?

    Siamo entusiasti di questo viaggio e non vediamo l’ora di giocare davanti a voi. Venite allo stadio, fatevi sentire: daremo tutto per rendervi orgogliosi di noi.