Umwelt | Nei boschi

Gli orsi non gradiscono sorprese

Intervista a Matteo Zeni del Corpo Forestale Trentino, Settore Grandi carnivori, autore del libro „L'orso e noi“. Al Museo di Scienze risponderà ad alcune del domande. Quando si usa il Bear Spray? Come evitare gli incontri ravvicinati?
Orso
Foto: Unsplash
  • SALTO: Incontri con orsi nel Trentino e nelle zone limitrofe come l’Alto Adige sono molto rari. Anche in zone dove gli orsi vivono. Lei lavora nel gruppo Grandi carnivori, Servizio Faunistico della Provincia di Trento, ha incontrato orsi da molto vicino. Cosa consiglia per evitare un incontro ravvicinato? E se dovesse capitare, cosa è importante?

    Matteo Zeni: Lo confermo: per ognuno di noi incontrare un orso nei boschi è cosa rara, anche nelle aree di presenza stabile della specie e persino muovendosi negli orari in cui gli orsi sono più attivi (alba, crepuscolo, notte). Tuttavia, sui grandi numeri, per ragioni statistiche gli incontri ravvicinati accadono. La cosa fondamentale è evitare di sorprendere un orso a distanza ravvicinata: per farlo bisogna rendere nota per tempo la propria presenza usando la voce, battendo le mani ogni tanto, facendo rumore. Così si riducono moltissimo i rischi: un orso avvertito in tempo tende a evitare l’interazione. Gli orsi bruni non “cercano” il confronto e, nella maggior parte dei casi, temono gli esseri umani. Se però un incontro ravvicinato avviene comunque, diventa fondamentale mantenere l’autocontrollo e allontanarsi lentamente, senza voltare le spalle all’animale.

  • L'autrice

    Johanna Platzgummer, PhD in Storia antica, lavora dal 1998 nei musei e dal 2007 nel Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, nel settore della mediazione e delle pubbliche relazioni. Il suo lavoro si concentra sui cosiddetti grandi predatori. Nell’ambito del progetto europeo LIFEstockProtect, è stata curatrice della mostra speciale al Museo di Scienze Naturali “Al pascolo”.

  • Nel suo libro “L’orso e noi” sottolinea che, in un incontro improvviso, il nostro comportamento conta. In che modo?

    Sì, conta eccome. Ipotizziamo il caso peggiore: sorprendiamo a pochi metri una femmina con i piccoli, lei si spaventa e reagisce manifestando aggressività. In quel momento difficilmente l’animale “ragiona” scegliendo a tavolino cosa fare: può arretrare, può fare una carica dimostrativa (bluff charge) oppure arrivare al contatto fisico. Spesso, a far pendere l’ago della bilancia è la nostra reazione immediata: se restiamo immobili e tranquilli è più probabile che l’orso si calmi e scelga di allontanarsi; se gridiamo, ci agitiamo o tentiamo di combattere, rischiamo di aggravare la situazione, aumentando intensità e durata dell’interazione. Molte reazioni sono istintive e difficili da controllare, ma sapere cosa fare (e allenarsi anche mentalmente) può davvero fare la differenza.

    In che situazione si usa il Bear Spray?

    Il Bear Spray è un dispositivo di protezione individuale da usare solo se l’orso mostra un comportamento potenzialmente pericoloso: per esempio un avvicinamento deliberato verso persone (anche per curiosità o perché l’orso è “condizionato” dal cibo), oppure una reazione difensiva di un orso sorpreso a distanza ravvicinata che manifesta aggressività. Può arrivare a 8-10 metri, ma è più efficace a distanza minore, quando l’orso può essere raggiunto da una quantità significativa di prodotto: si mira al muso. Lo spray crea una barriera dissuasiva tra noi e l’orso, scoraggiandolo dal proseguire l’interazione. Va ricordato che non è un repellente: non va spruzzato su tende, vestiti o oggetti. Anzi: gli oli emulsionanti possono incuriosire l’orso e spingerlo ad avvicinarsi. E attenzione: in Italia attualmente il porto del Bear Spray è vietato al pubblico; l’uso è acconsentito solo a forestali e forze dell’ordine in Trentino e Alto Adige.

     

    “Osservazioni a distanza con binocoli e cannocchiali sì; ricerca di incontri ravvicinati no, con o senza spray.”

     

    Lei avverte anche del rischio di affidarsi solo al Bear Spray o di cercare volutamente incontri ravvicinati, ad esempio per fotografare.

    Esatto. Anche se un giorno diventasse legale per tutti, sarebbe sbagliato pensare al Bear Spray come a una bacchetta magica. Un paragone utile: cinture di sicurezza e airbag salvano vite, ma non autorizzano a guidare in modo imprudente. Lo stesso vale qui. Il miglior favore che possiamo fare a un orso è evitare di interagire con lui. Avvicinare un orso avvistato è potenzialmente pericoloso per noi, ma anche profondamente scorretto nei suoi confronti: crea stress e disagio. Quindi: osservazioni a distanza con binocoli e cannocchiali sì; ricerca di incontri ravvicinati no, con o senza spray.

    Molte indicazioni su come comportarsi poggiano su studi del comportamento degli orsi tra loro. Perché è così importante?

    Perché gli orsi non sono “elettrodomestici” con pulsante ON/OFF. Se vogliamo capire davvero le linee guida, dobbiamo capirne le ragioni profonde. Gli studi sulle relazioni tra orso e orso mostrano aspetti utili anche a noi: gli orsi possono tollerare la vicinanza di altri orsi (pensi alle rapide in Alaska o Kamchatka quando convergono a pescare salmoni), ma perché funzioni devono rispettare lo spazio personale, evitare di sorprendersi alle spalle, non “pressare” l’altro. In particolare le femmine con prole sono in costante allerta, anche perché temono i maschi adulti che possono uccidere i piccoli per farle tornare in calore: questa ansia protettiva può estendersi anche a noi. E ancora: nelle interazioni aggressive tra orsi, la calma di chi ha “sbagliato” spesso evita l’escalation e permette una ritirata senza contatto fisico.

     

    “Se vieni educato a credere che un orso equivalga a un tirannosauro affamato, quando lo incontri davvero diventa più difficile mantenere la calma.”

     

    In tutto questo, noi uomini che c’entriamo?

    Gli orsi sanno che siamo un’altra specie, ma reagiscono in base al loro modo di percepire il mondo. Per un orso, un umano comparso all’improvviso a pochi metri che spalanca la bocca e urla non è semplicemente “spaventato”: può sembrare un’aggressione. Ecco perché conoscere queste dinamiche è utile. Il problema è che, in un contesto come quello trentino, dopo alcuni attacchi (anche uno mortale) si è formata una sorta di psicosi collettiva: se vieni educato a credere che un orso equivalga a un tirannosauro affamato, quando lo incontri davvero diventa più difficile mantenere la calma. Partiamo svantaggiati anche per questo clima socio-culturale.

    Lei ha analizzato vari casi di persone ferite in incontri con orsi, soprattutto in Trentino. Ha notato elementi comuni?

    Sì. Analizzando gli attacchi nel mondo e in Europa emergono pattern chiari. Gli attacchi predatori da parte dell’orso bruno sono rarissimi; quando avvengono, spesso riguardano orsi con una storia di condizionamento alimentare, cioè animali che hanno trovato “premi in cibo” negli insediamenti umani: rifiuti, cibo lasciato incustodito, oppure persone che danno da mangiare agli orsi. Molto più spesso, invece, gli attacchi sono difensivi: l’orso reagisce a una vera o presunta minaccia. Tipicamente succede quando viene colto di sorpresa a pochi metri; la categoria più coinvolta è quella delle femmine adulte con piccoli. Gli episodi in Trentino confermano nettamente questo trend.

    Le linee guida comunicate da istituzioni e associazioni in caso di incontro valgono davvero?

    Dipende. Esistono linee guida internazionali autorevoli per l’orso bruno, che sono anche state adottate da istituzioni locali. Tuttavia, in Italia la comunicazione è stata spesso improvvisata, contradditoria e in alcuni casi persino pericolosa. È un tema che richiede responsabilità: bisogna affidarsi a indicazioni riconosciute e scientificamente condivise, evitando però di trasformarle in dogmi.

    Solitamente ci interessa solo il punto di vista umano. Cosa si sa della “sensazione” dell’orso coinvolto?

    Negli attacchi difensivi non è un azzardo dire che l’orso si stressi in modo simile alle persone. Un segnale molto pratico: quando vengono sorpresi a distanza ravvicinata, spesso defecano all’improvviso — in altre parole, “se la fanno sotto”. La scarica di adrenalina è enorme, soprattutto nelle femmine con cuccioli, che devono proteggere non solo sé stesse ma anche la prole.

  • Bear Spray

    Attualmente l’uso del Bear Spray è acconsentito solo alle forze dell’ordine e agli operatori (regolato dalla “legge Montagna”, con disposizioni attuative ancora da definire) in Alto Adige, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Il principio attivo irrita occhi, mucose e vie respiratorie degli orsi e può fermare o limitare azioni pericolose nei confronti dell’uomo. Chi lo porta con sé deve prepararsi mentalmente: in caso d’uso è importante saperlo usare e non farsi prendere dal panico. Lo spray contiene circa 300 g di capsaicina e può danneggiare anche la persona, causando irritazioni anche gravi alle mucose e alle vie respiratorie. Se un giorno diventasse legale per tutti, sarebbe comun

  • Lei racconta anche la diversità tra i singoli orsi. È diverso percepirli come individui e non come categoria?

    Sì, è un aspetto importante. Chi li segue da vicino resta colpito dalla diversità caratteriale: ci sono orsi timidi e orsi più sicuri; orsi che passano la vita senza farsi notare (la maggioranza) e una minoranza che finisce spesso nei guai, cercando cibo facile vicino all’uomo. Si scopre che quella degli orsi è una comunità: gli individui di un’area si conoscono, interagiscono e comunicano molto attraverso odori e marcature, anche su piante che diventano una specie di “bacheca”. Non conoscere gli orsi porta invece a luoghi comuni opposti: o mostri ingestibili, o “teneroni” indifesi. Sono semplificazioni che non rendono giustizia a un animale complesso, di cui sappiamo ancora troppo poco.

    Che zone prediligono gli orsi in Trentino? E quanto è probabile incontrare un’orsa con piccoli?

    Il cuore dell’areale degli orsi delle Alpi centrali è ancora il Trentino occidentale, a ovest dell’Adige: lì vivono la maggior parte degli orsi e praticamente tutte le femmine. I maschi subadulti possono disperdersi anche molto lontano: individui nati in Trentino sono arrivati in Slovenia, Friuli, Veneto, Austria, Germania, Svizzera, Lombardia e Piemonte. La provincia di Bolzano, contigua, vede quindi regolarmente la comparsa di maschi giovani in fase esplorativa. L’areale delle femmine è più ristretto ma negli ultimi anni si è ampliato e oggi riguarda quasi tutto il Trentino occidentale.

     

    “La femmina può scegliere orari più diurni o ambienti più vicini all’uomo per evitare i maschi adulti: può usare le aree antropizzate come ”scudo“, cioè come male minore.”

     

    Le femmine potrebbero spostarsi oltre?

    Da qualche anno c'è una novità: femmine con piccoli frequentano anche la Lombardia, soprattutto sul lato lombardo dell’Adamello e nella valle del Caffaro. Quanto ai movimenti, le femmine con piccoli dell’anno tendono a muoversi poco nei primi mesi, stazionando spesso in aree molto scoscese e appartate per proteggere la prole dal rischio di infanticidio da parte di maschi adulti. Da metà estate in poi si muovono di più. Restano attive più a lungo in autunno perché aumentano le esigenze nutritive (sia per recuperare le energie, sia per l’allattamento e la crescita dei piccoli). I cuccioli, nati in tana tra gennaio e febbraio, svernano di nuovo con la madre e si separano la primavera successiva, a 14-16 mesi. Le probabilità di incontrare un’orsa con piccoli restano basse anche nelle zone più frequentate. Però in alcuni casi la femmina può scegliere orari più diurni o ambienti più vicini all’uomo per evitare i maschi adulti: può usare le aree antropizzate come “scudo”, cioè come male minore. Questo aumenta le probabilità di incontro uomo-orso.

    Per professione e per passione frequenta spesso i boschi: vede molte tracce di orsi? Che esperienze ha avuto?

    Per 15 anni ho lavorato come guardaparco nel Parco Naturale Adamello Brenta, quindi ho passato molto tempo in aree di presenza degli orsi. Oggi lavoro soprattutto in ufficio, ma ogni tanto ho contatti diretti con gli orsi quando sono di turno nella squadra emergenza (investimenti, criticità, ingressi ripetuti nei centri abitati). Vivo inoltre in un villaggio ai piedi delle Dolomiti di Brenta, in una delle zone più vocate per la specie: tra tarda estate e ottobre, quando molti orsi scendono di quota per alimentarsi di frutta coltivata, trovo spesso indici di presenza come escrementi e peli. Per me convivere con queste montagne è sempre stato un privilegio: ogni incontro fortuito mi emoziona. Anche l’unica volta in cui un orso ha reagito aggressivamente alla mia comparsa, pur con lo spavento, è stata un’esperienza memorabile e istruttiva.

  • La conferenza

    La conferenza “L’orso e noi” è in programma lunedì 27/01/2026, ore 18:00
    Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, via Bottai 1, Bolzano (in italiano)
    Lifestream: https://www.youtube.com/live/Hp5XFhohJC0
    Ingresso libero — Prenotazione
    * Johanna Platzgummer è addetta alle relazioni esterne del Museo di Scienze Naturali