Gesellschaft | Anni 70

Le storie dietro questa immagine/1

Un'incredibile foto scattata il 2 febbraio 1977 ritrae Alex Langer davanti al corpo di un uomo, colpito alla testa da un proiettile, che poi sopravvivrà. Abbiamo ricostruito quella giornata con l'aiuto di documenti, di un sorprendente video, e testimonianze.
Alexander Langer
Foto: Contrasto
  • E’ la mattina del primo febbraio 1977. Dopo le proteste della settimana prima a Palermo, alla facoltà di Lettere della Sapienza di Roma si tiene un’assemblea del Comitato di lotta contro la circolare del ministro Franco Maria Malfatti, che dal dicembre ’76 limitava la possibilità di ripetere gli appelli degli esami e introduceva limitazioni alle scelte dei corsi da inserire piani di studio, appare agli studenti come l’inizio di una controriforma. Durante la riunione un gruppo di fascisti del FUAN armati di spranghe, molotov e pistole, irrompe nella città universitaria e assalta la facoltà. La notizia corre e da ogni istituto arrivano compagni per respingere l’attacco. Nello scontro Paolo Mangone e Guido Bellachioma vengono feriti da colpi di pistola; Bellachioma, colpito alla nuca, viene ricoverato in fin di vita al Policlinico. Nel pomeriggio un corteo assalta la sede del MSI in via Livorno, viene occupata Lettere e si indice una mobilitazione antifascista per il giorno seguente. Schematizzando un po’ si può dire che è in quelle ore nasce di fatto il movimento del “Settantasette”.

    Il 2 febbraio L'Unità pubblica un articolo a firma del senatore del PCI Ugo Pecchioli, nel quale gli autonomi  vengono definiti squadristi e si chiede alle forze dell’ordine di chiudere i loro “covi”. E' il momento in cui si consuma la frattura definitiva tra il partito comunista e il movimento. Il giorno stesso a Roma si tiene un corteo con almeno 5.000 partecipanti, molti dei quali giovani liceali. Un gruppo di manifestanti assale la sezione del Fronte della Gioventù in via Sommacampagna; subito dopo, all'altezza della vicina Piazza dell'Indipendenza, al corteo che si dirige verso la facoltà di Magistero si accoda una Fiat 127 bianca, un’auto civetta della Questura

    I manifestanti vedono che nell’auto ci sono tre persone armate, pensano siano fascisti arrivati a vendicare l’attacco alla sede del FUAN, e la fermano a colpi di sanpietrini (in alcune ricostruzioni si parla di diverse auto).  Il primo a scende dalla 127 è l’agente della Digos in borghese Domenico Arboletti, 24 anni. Incomincia una sparatoria – ovviamente le versioni su chi spara per primo sono diverse – fra i poliziotti in borghese e alcuni manifestanti fermi all’angolo di Piazza Indipendenza. Arboletti colpito in piena fronte, si accascia al suolo. Contemporaneamente il guidatore della 127 fa fuoco con un mitra contro le coda del corteo che si era disgregata dopo i primi spari. Paolo Tomassini, 24 anni”  è il primo manifestante ad essere colpito da tre proiettili alle gambe e ad una spalla. Le foto di Tano D’Amico che ritraggono Leonardo Fortuna (Daddo) che, pistola in pugno,  torna indietro per aiutare l’amico ferito, diventeranno uno degli emblemi dell’ultima fiammata rivoluzionaria del Novecento italiano. Poco dopo anche “Daddo” rimarrà ferito ed entrambi verranno catturati. 

  • Daddo e Paolo: Leonardo Fortuna, pistole in pugno, aiuta Paolo Tomassini a rialzarsi, il 2 febbraio 1977 Foto: Tano D'Amico - da Osservatorio repressione
  • Foto “di guerra”, che pure senza chiudere gli occhi, puoi facilmente “sonorizzare”: urla concitate, lo scalpiccio frenetico dei passi di corsa sull’asfalto, il fiatone, il brusio della folla atterrita che si allontana. Così come puoi immaginare l’adrenalina che attraversa quelle anime in lotta, la paura, e la forza sprigionata dall’istinto di sopravvivenza.

    Un’altra sequenza fissata da un obiettivo pochi istanti più tardi ritrae Alexander Langer, allora 31enne, direttore di Lotta continua e prof di Liceo nella capitale, accovacciato con le mani giunte, lo sguardo attonito, come a dire, “Ma cosa avete fatto”? Davanti a lui, esanime, faccia piantata nell’asfalto,  il corpo di un uomo che perde copiosamente sangue dalla testa. E’ il poliziotto Domenico Arboletti. Sullo sfondo, il retro della 127 bianca. 

  • Mani giunte: Alex Langer e, a terra, Domenico Arboletit Foto: Il Manifesto
  • Nella seconda immagine, quella in apertura di quest’articolo, Langer è invece quasi a contatto con il ferito e sembra guardarsi intorno alla ricerca di aiuto. 

    Quelle sequenze fotografiche, talmente dense di potenza drammatica da smuovere qualcosa di profondo in chi le guarda, raccontano tanto di quegli anni e del clima di “guerriglia sociale” che imperversava. Ci sono i due amici rivoluzionari che vanno ad una manifestazione armati e colpiscono quello che sembra loro un nemico.  C’è, appunto, il rappresentante dello Stato, che, fuori da ogni retorica, è lì per fare il proprio dovere e rischia di morire ammazzato. C’è Alexander Langer, che tra il 1968 e i primissimi anni Settanta aveva creduto nella rivoluzione e di lì a qualche anno sarebbe diventato un leader del movimento ambientalista e pacifista.

    Pur avendo letto parecchio di e su Alexander Langer, fino a qualche giorno fa non conoscevo queste due foto che lo ritraggono in piazza Indipendenza. Non appena le ho viste, dopo il turbamento iniziale, il primo pensiero razionale è stato quello di capire le sorti dell’uomo a terra che sembrava indubitabilmente morto con un colpo alla testa. Con una rapida ricerca online ho appurato che Domenico Arboletti, dopo aver lottato quasi un mese tra la vita e la morte era invece sopravvissuto, e, non solo, grazie ai social ho scoperto che è ancora vivo. Ho provato a contattarlo, e, avendo egli ancora difficoltà col linguaggio a causa delle ferite subite quel giorno, mi sono fatto raccontare la sua storia dal fratello gemello, Michelangelo, detto Michele. Quindi ho raccolto le testimonianze di due allievi del Langer-prof del Liceo XXIII (oggi Darwin) e ne è nata l’idea di fare una sorta di narrazione in tre parti per raccontare il prima e il dopo di quei fatti. In questo primo articolo ci occuperemo di ricostruire la figura del Langer di quegli anni, nella seconda vedremo cosa ricordano di lui e cosa fanno oggi due dei suoi studenti romani dell'epoca e nella terza che ne è stato del poliziotto che rimase tra la vita e la morte per quasi un mese.

  • Alex Settanta

    Verso la fine degli anni Sessanta, come noto, Langer è su posizioni “rivoluzionarie”. Come molti della sinistra extraparlamentare nel 1970 sostiene ad esempio la rivolta di Reggio Calabria prima che venga egemonizzata dalla destra al grido di Boia chi molla. L'allora giovane sudtirolese entra in Lotta Continua, e, dopo il servizio militare, tra il 1973 e il 1974 ottiene una borsa in Germania dove lavora tra gli immigrati e studia i nascenti movimenti di pace e di solidarietà internazionale. Torna a Roma e nel 1974 diventa vicedirettore di Lotta Continua e successivamente, dal febbraio 1976 al marzo 1977, direttore. Dal 1975/76 al 77/78 insegna storia e filosofia al XXIII Liceo scientifico di Roma (oggi Darwin) e quindi torna a Bolzano e fonda la Neue Linke. Il movimento di Lotta continua si scioglie al termine del congresso di Rimini del 1976 - nel senso che la struttura gerarchica smette di guidarlo ufficialmente - ma il giornale omonimo esce fino al 1982 ed il legami tra i militanti di Lc - più che in altre organizzazioni - sono rimasti intatti per i decenni successivi.

    In quegli anni la rabbia contro lo Stato "stragista" è ai massimi e l'Italia è più "rossa" che mai. Nel giugno 1976 il PCI ottiene il massimo storico con il 34% dei consensi, pari a 12,6 milioni di voti e la DC il 38,7 pari a 14,2 milioni. (Solo per capire gli ordini di grandezza, essendo crollata l'affluenza vale la pena di ricordare che l’intera coalizione guidata da Giorgia Meloni nel 2023 ha preso 12,5 milioni voti). I movimenti extraparlamentari fioriscono, si trasformano, e con essi cresce la repressione poliziesca. Le BR godono di minore appoggio popolare rispetto a 3-4 anni prima, ma non sono per nulla isolate come dopo l'uccisione di Aldo Moro nel 1978. Tira ancora aria di rivoluzione. Gli scontri violenti con i fascisti sono all'ordine del giorno.  

    In questo clima non deve sorprendere il linguaggio usato da Alex Langer in questo documento video prodotto da Lotta continua nei giorni successivi.

  • (c) Lotta Continua - Youtube

  • L'audio di questo documento è riprodotto anche nel bellissimo podcast di Stefano Nazzi, Altre indagini (che gli abbonati del POST possono ascoltare qui) La puntata è dedicata all’uccisione della 18enne Giorgiana Masi da parte delle forze di polizia avvenuta il 12 maggio 1977. I fatti del 2 febbraio vengono considerati una sorta di prologo a quello che avvenne tre mesi più tardi (la testimonianza è ascoltabile dal minuto 14).

    “Il 2 febbraio - racconta Langer - era partito dall'università un corteo di circa 5-6 mila compagni in risposta al ferimento di Guido Bellachioma da parte dei fascisti avvenuto il giorno prima (…) Sostanzialmente la coda del corteo era già passata e pure il servizio d'ordine di coda quando improvvisamente si sono sentiti i colpi di arma da fuoco, prima di pistola e successivamente di mitragliatrice. Arrivato qui vidi un uomo a terra e non si capiva se era un compagno o se era un poliziotto. Aveva la pistola ancora vicina. Gli stessi poliziotti che stavano lì intorno non avevano capito tutti che la persona a terra era un poliziotto, tant'è vero che molti poliziotti avevano attraversato la piazza col tesserino alzato perché ormai molti sparavano, molte persone in borghese e non si riusciva più a distinguere chi era poliziotto e chi non lo era”.

    “Successivamente ho visto altri due feriti, di cui uno era il compagno Paolo Tomassini e l'altro era il compagno Daddo (…) Questi compagni sono stati feriti dichiaratamente dagli agenti delle squadre speciali, mentre la Polizia ha tentato di affermare che il poliziotto gravemente ferito, quello disteso qui che si vede sulla fotografia, sarebbe stato ferito da uno di questi compagni, che avrebbero sparato da lì in qua. Questa ricostruzione è del tutto inverosimile ed incredibile, anche perché è stata la Polizia, in particolare lo stesso agente che poi è rimasto ferito, ad aver aperto il fuoco, perché una serie di compagni avevano circondato questa macchina e presa a pugni perché la macchina era andata addosso al corteo. L’agente era sceso dalla macchina e aveva aperto il fuoco con la sua pistola e successivamente da 10 a 12 agenti speciali col mitra, tutti in borghese, tutti vestiti in modo apparentemente da compagni, si sono visti lì intorno agli alberi”.

    Langer, infine, afferma: “Questa è stata la prima apparizione degli agenti speciali qui a Roma. Sono stati visti da tantissima gente qui in piazza, in particolare dai giornalisti di Repubblica, che hanno la redazione qui di fronte, dove io poi mi sono subito recato anche per costringerli a vedere e riferire sul giornale. La seconda cosa importante che voglio dire è che io che pure ero il testimone più vicino e non sono mai stato interrogato dal giudice. Anzi ho chiesto io di essere interrogato e non sono mai stato chiamato, quindi mi pare che l'interesse delle autorità alla ricostruzione della verità sia minimo”.

    Questa la ricostruzione dei fatti avvenuti il 2 febbraio da parte di Langer. Gli stessi contenuti sono peraltro leggibili a pagina 2 dell’edizione di Lotta Continua del 5 febbraio 1877, con approfondimenti sulle “Squadre Speciali” volute dall’allora ministro dell’interno Francesco Cossiga.  

  • Foto: Sellerio
  • Va ricordato che il politico-giornalista sudtirolese in quel momento era direttore del giornale, e lo sarebbe rimasto ancora per poco più di un mese. Allo stesso tempo, però, Langer era anche insegnante di storia e filosofia al Liceo scientifico XXIII di Roma. Nella raccolta di scritti “Il viaggiatore Leggero” (Sellerio, 1996) uno dei primi capitoli è intitolato “Esame di maturità: in commissione c’è un fiancheggiatore” ed è la trascrizione di un articolo apparso su Lotta Continua il 23 luglio 1978. Un pezzo straordinariamente bello (come scriveva da dio pure in italiano!), una sorta di mini-autobiografia di una grande frustrazione professionale, nel quale racconta alcuni episodi sui quali torneremo anche nella seconda puntata di questa mini-serie ascoltando i diretti protagonisti, e cioè due studenti dell’epoca.  

    Langer racconta cioè di essere stato praticamente “obbligato” dagli studenti a fare il commissario interno alla maturità e nel pezzo esplicita i suoi tormenti nel relazionarsi con una classe insegnante che non stima e con studenti che studiano poco. “L’assenteismo diffuso e la fiacchezza e sterilità di ogni dibattito mi hanno fatto venire la tentazione di andarmene. L’impossibilità di fare dei veri passi avanti, il ricatto sempre più pesante della conservazione e persino della reazione, (con insegnanti anche democratici che non sanno pensare ad altro che ripristinare severità e fermezza), il manifesto disinteresse di gran parte degli studenti subentrato ad una lunga stagione di lotte e di impegno: tutto questo tende a spingere verso l’abbandono”. 

    Per Langer, quindi, i “compagni insegnanti” si sentono praticamente “inutili” perché "pressati dall’istituzione e dalla reazione" e "abbandonati dagli studenti". “Solo in piccoli gruppi e spesso al di fuori dalla scuola abbiamo qualcosa da dirci”, dice. Il politico sudtirolese comunque spiega di aver accettato di fare il commissario interno dopo il rifiuto di tutti i colleghi perché comunque "vuole bene ai ragazzi", e tra loro e l’istituzione "non ha dubbi da che parte stare”, anche se definisce gli studenti “indifendibili”. “L’imbarazzo all’esame è per me i il punto più alto del disagio vissuto durante l’anno scolastico”. Ogni “cioè” pronunciato dagli studenti durante le interrogazioni Alex lo sente anche come un rimprovero a se stesso, e quasi rimpiange di non essere stato più severo. Ma per come sono composte le commissioni di esame secondo Langer sono comunque queste “il nemico principale”, di fronte al quale non si riesce a prendersela con gli altri nemici, "e cioè l’approssimazione e la superficialità degli studenti, in qualcuno anche la competizione (ci sono persino studenti che non lasciano copiare – scrive Langer – e se io dovessi bocciare, sarebbero questi)”.

    Questi la scuola e il mestiere di “insegnante di sinistra” nel 1977/78 secondo Alexander Langer. Nel prossimo articolo la parola verrà data a due studenti che erano suoi allievi ed erano in piazza Indipendenza a Roma il 2 febbraio 1977.