Politik | Reazioni

“Manca la parità di genere”

Il Senato dice sì all’educazione civica nelle scuole. La senatrice Svp Unterberger: “Bene, ma provvedimento incompleto”. Intanto la Stella alpina fiuta l’affare.
Julia Unterberger
Foto: SVP

Dopo quasi 30 anni l’educazione civica torna a essere obbligatoria nelle scuole da settembre 2019. Lo stabilisce la legge approvata in via definitiva dal Senato con 193 sì e 38 astenuti. La materia farà parte della didattica di elementari, medie e superiori per almeno 33 ore all’anno, circa un’ora a settimana, con voti in pagella. Cosa si studierà? La Costituzione, naturalmente, le istituzioni dello Stato italiano e dell’Ue, la storia della bandiera e dell’inno nazionale, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, educazione alla cittadinanza digitale, elementi di diritto, educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile, tutela del patrimonio ambientale, educazione alla legalità, educazione al rispetto del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, educazione alla cittadinanza attiva. Di negativo c’è che la legge non stanzia nuovi fondi per l’insegnamento della materia, un punto che ha incontrato le forti critiche da parte dei docenti di economia e, sul piano politico, del Pd.

 

Si poteva fare di più

 

D’accordo con il ritorno dell’educazione civica nelle scuole - che venne introdotta nel 1958 per volere di Aldo Moro e poi tolta dai programmi a partire dall’anno scolastico 1990/1991 - è anche la senatrice Svp nonché presidente del gruppo per le autonomie Julia Unterberger: “Molte volte la disaffezione verso le Istituzioni - ha dichiarato nel suo intervento in aula - è determinata dalla scarsa conoscenza sul loro funzionamento, per questo è positivo un provvedimento che punta ad accrescerla tra le cittadine e i cittadini di domani. Altrettanto importante sono le norme sull’educazione digitale. La rete è un’opportunità, ma ci sono anche tanti rischi e minacce. I giovani devono imparare a distinguere tra le fonti, a domandarsi se una notizia è plausibile, ad esercitare senso critico quando navigano in rete”. Il rammarico tuttavia è che nel provvedimento non sia stata contemplata anche la storia delle donne e dei loro diritti, “perché è una storia strettamente connessa ai valori della Costituzione, che ha introdotto per la prima volta il suffragio universale e riconosciuto l’uguaglianza di tutti i cittadini”, ha sottolineato la parlamentare che ha presentato a tal proposito un ordine del giorno accolto dal governo. 

Tutto sommato si tratta di un’iniziativa positiva, certifica Unterberger, il gruppo per le autonomie ha perciò votato a favore del ddl, “ma lo facciamo sapendo che, per i giovani, l’esempio vale più delle parole, in particolare quando si tratta di personalità che ricoprono ruoli di responsabilità. E quindi è giusto approvare questi leggi, ma è altrettanto importante che questi valori e precetti siano sempre alla base del comportamento di tutti”.

 

Ripensamenti?

 

La memoria non inganna. Appena un mese fa a Bolzano il consiglio provinciale aveva bocciato, con condimento di critiche da parte della Svp, i punti fondamentali della mozione del Team Köllensperger sull’introduzione dell’educazione civica nelle scuole altoatesine. Il capogruppo della Volkspartei Gert Lanz a pochi giorni dalla discussione in Senato del ddl ha dichiarato di voler attendere il voto a Palazzo Madama prima di intraprendere ulteriori passi in Alto Adige. Oggi, dalle pagine del quotidiano Dolomiten, l’assessore Philipp Achammer dichiara: “Elaborerò una mia proposta di legge e parlerò con tutti i partiti”, pronto a intestarsi una plausibile vittoria politica. Va da sé: ubi maior…