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Politics | Vorausgespuckt

Insospettabili nazionalisti

In margine a una discussione recente, mi sono chiesto quale fisionomia assuma, nel Sudtirolo di oggi, un “vero” nazionalista. Un libro ci aiuta a scoprirlo.

Ho due motivi per parlare di “nazionalismo”. Il primo deriva da quanto occorsomi la settimana che sta morendo, essendo stato accusato su questo sito – pare uno scherzo, ma è successo – di essere un “ewiggestriger Nationalist”. Anche se ritengo assurda e infondata tale accusa, non è inutile, da parte mia, riflettere sul perché simili scorrettezze possano essere impunemente affermate. E dedicherò dunque un paio di righe alla questione. Il secondo motivo deriva dalla eccellente e affollata presentazione della traduzione tedesca di un libro di Maurizio Ferrandi su Ettore Tolomei, uscito per i tipi di Edizioni alphabeta Verlag, avvenuta qualche giorno fa alla biblioteca Teßmann di Bolzano. Guarda caso il volume si chiama proprio “Il nazionalista” (“Der Nationalist”). Ma andiamo con ordine.

Io sono un nazionalista?

Secondo quanto affermato da un mio interlocutore polemico, io sarei dunque un nazionalista perché, secondo lui, un nazionalista è chiunque qualifichi il dubbio riguardante l'appartenenza del Sudtirolo all'Italia come espressione di cretinismo (ho in effetti parlato di “cretinismo patriottico”). Ora, per me si possono esprimere dubbi quasi su tutto, ma sarebbe auspicabile che al dubbio seguissero proposte plausibili. Esempio: io posso dubitare del fatto che la terra sia una sfera che si muove intorno al sole, ma se dovessi suggerire che in realtà si tratta di una superficie piatta e immobile, offrendo dimostrazioni totalmente sganciate dalla realtà, credo che meriterei di essere visto come un “cretino”. Chi afferma che il Sudtirolo potrebbe essere un'entità geo-politica indipendente dalla presente configurazione statuale può quindi senza dubbio liberamente farlo, però ha quantomeno il dovere di spiegarci a) il modo per ottenere tale obiettivo e b) quali conseguenze avrebbe la sua realizzazione. Limitarsi ad avanzare la richiesta (come perlopiù fanno i nostri indipendentisti) è a mio avviso un'espressione di “cretinismo”, o se vogliamo di “infantilismo”, ed è del tutto assurdo ritenere che chi legittimamente chiede (come continuo a fare) che vengano finalmente offerte delle delucidazioni in proposito sia qualificato come “nazionalista”. In maniera ancora più esplicita: se domani venisse fuori qualcuno in grado di dimostrarmi (cioè con argomenti plausibili, ripeto) che se l'Italia si sgretolasse in cento pezzi e non esistesse più come “nazione” la situazione generale sarebbe desiderabile e migliore per tutti, io applaudirei e lavorerei alacremente per vederla andare in pezzi.

Il vero nazionalista? Un secessionista

Spiegato (spero) perché io non possa di certo essere visto come un nazionalista, vengo a parlare brevemente del libro di Ferrandi. A mio avviso si tratta di una pubblicazione assai importante perché questa nuova versione, per di più bilingue, aggiunge qualcosa rispetto alla sua prima uscita, che è di molti anni fa (del 1986, per l'esattezza). Quando apparve la versione italiana, intervistai Ferrandi per il settimanale ff e rimando chi volesse cogliere il nocciolo del suo ragionamento a quel testo. Qui mi limito all'essenziale, con la brutalità di uno slogan: il vero nazionalista – come lo è stato Tolomei – è chi interpreta la nazione come qualcosa di puro e vuole espellere da ogni suo angolo qualsiasi elemento non all'altezza di soddisfare questa sua idea di purezza. Un vero nazionalista non intende la cultura come un ambiente che alimenta differenze, ma persegue la compattezza, l'omogeneità, l'uniformità. Un vero nazionalista è inoltre contrario a qualsiasi pensiero “autonomistico”, basato sull'accettazione e il riconoscimento delle “zone grige”, ma cercherà sempre di separare in modo netto il puro dall'impuro, il bianco dal nero, e si dimosterà insofferente al bisogno di mediare, di perseguire pazientemente il compromesso, negando che il concetto di identità sia già da sempre (e per sempre) scavato al suo interno da quello di varietà. Insomma: nel Sudtirolo di oggi (cioè in una terra che ha faticosamente raggiunto un equilibrio e una composizione più che accettabile della sua intrinseca pluralità) il vero nazionalista è chi si traveste da anti-nazionalista e scorge posizioni nazionaliste persino in chi è fautore del modello autonomistico del quale disponiamo. In sintesi: a ben vedere, qui, il vero nazionalista assomiglia parecchio a un secessionista.

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Massimo Mollica Fri, 06/10/2022 - 21:26

Trovo questo articolo pieno di affermazioni che condivido, e per questo mi piace,
Detto questo, se la storia è maestra di vita, è però deleterio continuarla a fissare. Ci si ritrova in un mondo privo di politica e di visioni. O peggio dentro una guerra. Quindi che futuro vogliamo? Personalmente io credo mel Progresso e nell' Autonomia, entrambe un contesto cosmopolita.

Fri, 06/10/2022 - 21:26 Permalink
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Am Pere Mon, 06/13/2022 - 14:25

Ich gehöre der deutschsprachigen Gruppe in Südtirol an (muss das heute überhaupt noch unterschieden werden?), bin in Südtirol geboren, habe hier meinen Lebensmittelpunkt, sprich Familie, Beruf, Häuschen usw.
Die Diskussion derjenigen, die eine Loslösung von Italien fordern, verfolge ich seit langem, seit Jahren auch im Internet (z.B. https://www.brennerbasisdemokratie.eu).
Es konnte mir jedoch noch keiner meiner Gesprächsteilnehmer fundiert erklären wie dies vollzogen werden soll. Wer entscheidet diesen Schritt, eine Mehrheit nach einem getätigten Referendum?
Nächste Frage, zurück zu Österreich oder als eigenständiger Staat? Es sollte uns dann aber schon klar sein, dass eine sog. Mehrheit morgen zur Minderheit wird (v.a. Italiener). Aber die wichtigste Frage überhaupt möchte ich - bevor irgendwelche Gruppierungen mit ihrem Separationswunsch überhaupt starten - im Vorfeld beantwortet bekommen. Wie soll eine FRIEDLICHE Loslösung vollzogen werden?
Das letzte was wir gebrauchen können, sind Kriege wie wir sie vor 20 Jahren im Balkan und heute in der Ukraine haben. Aus diesem Grund lade ich alle Befürworter einer Loslösung ein, dezidiert diese Separationsmechanismen zu beschreiben und v.a. deren FRIEDLICHE Umsetzung.
Vielen Dank!

Mon, 06/13/2022 - 14:25 Permalink
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Gabriele Di Luca Mon, 06/13/2022 - 21:05

In reply to by Harald Knoflach

Io conosco quasi a memoria il manifesto di bbd (e notoriamente ho persino contribuito a varare alcune linee di pensiero che lo sostengono), eppure no, spiace dirlo, ma sul COME attingere concretamente quel processo di nation-building che dovrebbe portare alla tanto agognata secessione, purtroppo su quel punto lì neppure bbd è di aiuto. Peggio: chi si muove all'interno di bbd (cioè tutti quelli che ci scrivono, commentano, ecc.) vive in una dimensione sociale e territoriale che non è rappresentativa del Sudtirolo, ma solo di una sua piccola e periferica (e direi anche totalmente elitaria) parte.

Mon, 06/13/2022 - 21:05 Permalink
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Johannes A. Tue, 06/14/2022 - 11:03

In reply to by Gabriele Di Luca

Il processo sarebbe in realtà molto semplice: Via libera dell'Italia per un referendum con l'opzione di (a) rimanere in Italia con la statuta attuale o (b) indipendenza dall'italia e creazione di uno Stato indipendente che rimane comunque nell'UE. Simile ai referendum in Scozia e in Québèc.
Il nuovo Stato "Alto Adige/Südtirol" sarebbe paragonabile ad altri Stati tipo Lussemburgo, Cipro o Malta, che hanno una simile dimensione territoriale. Anche Da un punto di vista finanziario il nuovo Stato non avrebbe nessun problema a restare in piedi, in quanto già oggi è la regione più ricca d'Italia con un residuo fiscale positivo.

Il vero ostacolo sono gli Italiani del Sudtirolo, contrari a questa creazione perché, per motivi comprensibili, ci tengono a far parte dell'Italia, proprio perché, legittimamente, si sentono italiani e vogliono far parte della nazione Italia. Questo non è il caso per la maggioranza degli Sudtirolesi che non si sentono "italiani" in senso etnico.
Un altro ostacolo è l'Italia che per un motivo di prestige e nazinalismo non vorrebe perdere la sua regione più ricca. Qui l'Italia (e gli Italiani) si distingue da altri stati molto più liberali, come la Gran Bretagna o il Canada, che hanno già amesso un referendum per la Scozia e il Québèc.

Quindi è possibile farlo, ma, comprensibilmente, gli Italiani dell'Alto Adige e lo Stato Italiano, contrariamente ad altri Stati più liberali come UK e Canada, sono contrari a questo processo. Purtroppo su questi temi si nota ancora molto la differenza tra Sudtirolesi ed Alto Atesini, e quindi è sbagliato di parlare di "autonomia territoriale", "scuola bilingue" o abolire la proporzionale. I due gruppi continuano ad avere un identità, storia, lingua e cultura molto diversa tra loro. Non si creerà quindi probabilmente mai una comunità Sudtirolesi ma rimaranno le due comunità esistenti: Sudtirolesi e Ladini, abitanti storici, da una parte e dall'altra Italiani in maggior parte immigrati negli anni 30-60 in una regione non "italiana".

Tue, 06/14/2022 - 11:03 Permalink
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Harald Knoflach Tue, 06/14/2022 - 23:27

In reply to by Ceterum Censeo

Ich muss zugeben, dass ich die genaue Rechtslage in den meisten Ländern diesbezüglich nicht kenne. Spontan fallen mir aber zwei Beispiele ein:
Schottland hat mit Zustimmung des UK ein Sezessionsreferendum abgehalten.
In Liechtenstein steht das demokratische Sezessionsrecht im Artikel 4 der Verfassung - im Gegensatz zu vielen anderen Staaten die ein anachronistischen und undemokratisches "eins und unteilbar" (Spanien, Italien usw.) in der Verfassung haben.

Tue, 06/14/2022 - 23:27 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 12:54

In reply to by Ceterum Censeo

Ich würde natürlich ein Sezessionsrecht festschreiben. Unter anderem auch deshalb, weil ein festgeschriebenes Sezessionsrecht der beste Garant dafür ist, dass es zu keinen Sezessionen kommt. Wobei eine Sezession für mich nicht notwendigerweise etwas Schlechtes sein muss. In einer Demokratie des 21. Jahrhunderts sollte es einfach um "gewollt" und "nicht gewollt" gehen - Ewigkeitsklauseln haben da einfach nichts zu suchen.

Thu, 06/16/2022 - 12:54 Permalink
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Ludwig Thoma Wed, 06/15/2022 - 06:37

In reply to by Harald Knoflach

Ja das wär in der Tat anakronistisch. In einer Südtiroler Verfassung sollte das nicht vorkommen. Der Vinschgau sollte sich abspalten können wenn sich eine einfache Mehrheit der Vinschger dafür ausspricht. So sollten sich auch Wiesen-Pfitsch, Welsberg-Taisten, Natz-Schabs, Kastelbell-Tschars usw. loslösen können, wenn im jeweils kleineren Ortsteil eine einfache Mehrheit dafür ist. Aber auch das Unterdorf vom Oberdorf, die Erweiterungszone aus den 80gern von jener der 90ger, ja einzelnen Wohneinheiten in Reihenhäusern und Mehrfamilienhäusern dürfte der Status einer Republik und EU Beitrittskandidat nicht aberkannt werden.

Wed, 06/15/2022 - 06:37 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 13:03

In reply to by Ludwig Thoma

Ich hören den ironischen Unterton, aber ich bin vollkommen dieser Meinung. Zum einen, weil ich keinen Grund sehe, warum man die Zugehörigkeit zu Staaten nicht demokratisch zur Disposition stellen und stattdessen auf ewig an meist durch Blut erkauften Gebilden festhalten muss. Zum zweiten, weil ich Beharrungszwang in einem modernen Rechtsstaat selten als probates Mittel sehe (das Scheidungsrecht macht sowohl auf individueller, als auch auf gesellschaftlicher Ebene Sinn). Und zum dritten, weil ein festgeschriebenes Sezessionsrecht der beste Garant dafür ist, dass es zu gar keinen diesbezüglichen Konflikten kommt und die Wahrscheinlichkeit von Sezessionsbestrebungen gesenkt wird. Obiges Beispiel mit den Reihenhäusern ist daher ein rein hypothetisches.

Thu, 06/16/2022 - 13:03 Permalink
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Sigmund Kripp Tue, 06/14/2022 - 19:58

In reply to by Johannes A.

@Johannes A. : Sie schreiben "Il vero ostacolo sono gli Italiani del Sudtirolo".
Haben Sie sie denn gefragt, ob das so ist?

Besteht Südtirol nur aus "Deutschen" und "Italienern" und "Ladinern"? Oder leben nicht ca. 80.000 Menschen in Familien, deren Elternteile diesen beiden/drei Sprachgruppen angehören?

Tue, 06/14/2022 - 19:58 Permalink
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Am Pere Wed, 06/15/2022 - 08:24

In reply to by Johannes A.

Definire il gruppo etnico italiano come ostacolo ad un'eventuale separazione dalla Repubblica Italiana, è dimostrazione che l'atteggiamento dei separatisti punta ad escludere determinati gruppi - e dovrebbe essere proprio il contrario!
Con ciò Johannes A. è stato definitivamente smascherato, rivelandosi partecipe del "gruppo elitario" citato nella discussione che punta sul benestare di "tutti". E abbiamo capito che il presunto bene non è proprio di tutti, allora meglio che tutto rimanga come sia.

Wed, 06/15/2022 - 08:24 Permalink
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Johannes A. Wed, 06/15/2022 - 08:56

In reply to by Am Pere

Il gruppo etnico Italiano è contrario alla separazione dell'Italia, non è una critica ma è un mero fatto. Ho detto che è legittimo che siano contrari gli italiani, proprio in quanto "italiani". Ho quindi concluso che esiste ancora una separazione netta tra i gruppi linguistici e che questa separazione rimarrà nello status attuale, in quanto è necessario per i Sudtirolesi tedeschi di mantenere la loro cultura e identità per sopravvivere in uno stato straniero.

Ripeto: Un Referendum non è realistico finché l'italia non cambia idea e diventa come altri stati liberali tipo Canada o UK. Conoscendo l'Italia, che è uno dei paesi più conservatori in Europa, questo non avverà nel medio termine!

Wed, 06/15/2022 - 08:56 Permalink
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Am Pere Wed, 06/15/2022 - 08:35

In reply to by Harald Knoflach

Ich bedanke mich herzlich bei allen Diskussionsteilnehmern, die bestätigen, dass für einen derartigen Abspaltungsprozess keine bestehende Rechtsgrundlage vorhanden ist. Somit wäre ein solcher Prozess contra legem und würde somit jene Repressalien von Seiten der Staatsmacht heraufbeschwören, die in Leid und Elend enden.
Die Tatsache, dass ein Separationsbefürworter die Rechtslage in europäischen Ländern offensichtlich nicht kennt, dafür aber ein "Manifest" voller Forderungen erstellt, ist erschreckend. Sich dazu noch als elitären Kreis zu betrachten, grenzt an Größenwahn.
Ich kann nur alle Parteien einladen die martialisch, offensiv und ausschließenden Worthülsen beiseite zu legen und eine inklusiven Prozess zu beginnen, der ALLEN Südtirolern ein Leben in Frieden, Freiheit und Demokratie beschert. Dazu muss jedoch v.a. die selbsternannte elitäre Gruppe ein weitaus größeres Maß an Toleranz offenbaren und die demokratischen Mechanismen, die einen Entscheidungsprozess charakterisieren, akzeptieren.

Wed, 06/15/2022 - 08:35 Permalink
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Manfred Gasser Wed, 06/15/2022 - 10:14

In reply to by Am Pere

Nur eine kleine Anmerkung zum ersten Absatz.
Wenn die Menschen sich immer an die vorhandenen Rechtsgrundlagen gehalten hätte, gäbe es kein freies Land in Afrika, kein unabhängiges Indien, kein vereintes Deutschland, keinen Krieg in der Ukraine.
Rechtsgrundlagen können also geändert werden, und das ist somit ein schwaches Argument, gegen oder für etwas zu sein. egal ob Unabhängigkeit, Schwangerschaftsabbruch oder Todesstrafe.

Wed, 06/15/2022 - 10:14 Permalink
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Am Pere Wed, 06/15/2022 - 14:08

In reply to by Manfred Gasser

Eine noch kleinere Anmerkung meinerseits.
Möchten Sie damit zur Revolution aufrufen oder wie soll Ihre Aussage gemeint sein? In jeder Gesellschaft gibt es Regeln und an diese sollte man sich halten. Klar, der Diebstahl eines Apfels wird unterschiedlich zu einer Loslösung von einem Staat gehandhabt, das nennt sich Verhältnismäßigkeit.
Änderungen, die auch im gegebenen Fall notwendig erscheinen, sollen über einen demokratischen, politischen und friedlichen Konsens herbeigeführt werden. Subversive Tendenzen lehne ich persönlich ab, Menschen die es mit Recht und Gesetz nicht so genau nehmen ebenso.

Wed, 06/15/2022 - 14:08 Permalink
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Salto User
Manfred Gasser Wed, 06/15/2022 - 15:40

In reply to by Am Pere

Keine Revolution. Aber jeder sollte daran denken, dass Gesetze und gesellschaftliche Regeln nicht für immer geschrieben sind, und dass deren Nichtbeachtung positiv wie negativ sein. Positiv, wenn man friedlich, durch Überzeugungsarbeit, durch passiven Widerstand, diese zu ändern versucht. Negativ, wenn man sie zum Schaden der grossen Mehrheit, für den eigenen Vorteil ignoriert und bricht.

Wed, 06/15/2022 - 15:40 Permalink
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Am Pere Wed, 06/15/2022 - 17:34

In reply to by Manfred Gasser

Gut. Dann nehmen Sie Ihr Herz in die Hand, laufen zum italienischen Staat und überzeugen ihn ein Referendum zuzulassen. Ein bisschen rumschreiben nützt nichts, das machen Ihre Freunde von BBD schon.
Ich mache das nicht, denn ich bin - grundlegend - mit der aktuellen Situation zufrieden. Besser geht immer, aber nur wenn wir weiterhin in Frieden leben; und diesen Weg geht die bestehende Politik Südtirols, sicher mehr schlecht als recht, das gebe ich zu.
Also müssten alle Befürworter einer Loslösung sich politisch engagieren, was sie aber ebenso nicht machen. Dafür schreiben sie aber Manifeste und Mutmaßungen, die von einem Experten, wie Herr Klotz einer ist, in einem Absatz widerlegt werden.
Da vertraue ich doch lieber der althergebrachten Politik...

Wed, 06/15/2022 - 17:34 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 14:49

In reply to by Am Pere

"Ich bedanke mich herzlich bei allen Diskussionsteilnehmern, ..."
Das was wir machen, ist der Versuch eines gesellschaftlichen und politischen Prozesses. Wir sind keine Idioten, die nicht wissen, dass die italienische Verfassung eine Sezession nicht vorsieht und dass die umgehende Abhaltung eines entsprechenden Referendums kontraproduktiv bis gefährlich wäre. Es ist ein wenig mühsam, sich immer wieder gegen angedichtete Behauptungen zur Wehr setzen zu müssen, ohne über die substanziellen Inhalte zu diskutieren. Aber was soll's.
Wir müssen also die rechtliche Ebene von der politisch-gesellschaftlichen unterscheiden, auch weil sich unterschiedliche Rechte nicht selten auch widersprechen (Beispiel Schächtung: Tierschutz vs. Religionsfreiheit) und es eine juristische und politische Frage ist, wie ich das dann interpretiere und hierarchisiere. Politische Prozesse können zweierlei bewirken: Sie können eine gängige Interpretation von Recht verschieben oder in seltenen, extremen Fällen sogar gegen geltendes Recht agieren (Beispiel Entkolonialisierung usw.). Zum zweiten können sie über den Weg der Legislative geltendes Recht ändern. Diese Prozesse halte ich vor allem dann für wichtig, wenn es um Grundsatzfragen geht und wenn objektiv undemokratische Regelungen (wie Ewigkeits- und Unteilbarkeitsklauseln) sogar verfassungsrechtlich festgeschrieben sind.
Aus diesem Grund unterschreibe ich den Inhalt des letzten Absatzes zu 100% und man wird in all meinen Kommentaren - anders als in diesem Absatz behauptet - nichts finden, was diesem Befund zuwiderläuft.
P.S.: In unserem Manifest gibt es übrigens nur eine einzige Forderung und die steht in Punkt 7. Und dieser Punkt ist lustigerweise nahezu deckungsgleich mit dem, was im obigen letzten Absatz steht:
"Die Loslösung vom italienischen Nationalstaat hat im Zusammenwirken der Sprachgemeinschaften und der gesellschaftlichen Schichten im Lande zu erfolgen. Eine vorbereitende Phase der Konsensbildung wird angestrebt und gefördert; ein unabhängiges Südtirol ist für in jenem Maße gerechtfertigt, wie es verspricht, Grundlage für ein besseres Zusammenwirken und ein besseres Zusammenleben zwischen den Menschen zu sein."

Thu, 06/16/2022 - 14:49 Permalink
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Am Pere Tue, 06/14/2022 - 10:57

In reply to by Harald Knoflach

Ich muss vorausschicken, dass mich das "Du" von einem Menschen, den ich nicht kenne, der mir aber eine Loslösung von Italien nahelegen will, die ich persönlich nach wie vor als Gefahr für die Existenz meiner Familie betrachte, ein ziemlich mulmiges Gefühl bereitet. Seriosität ist für mich etwas anderes, aber kommen wir zum Thema.
Gut, Selbstbestimmung, also die Bevölkerung entscheidet. Warum geschieht dies nie? Es wird immer davon gesprochen, aber es kommt nie zu einem Referendum. Meine Annahme ist, dass die Befürworter wissen, dass sie in einer eklatanten Minderheit sind und deshalb das Referendum scheuen. Bitte um Ihr Statement, Herr Knoflach.
Wie wird Italien auf mögliche Loslösungsbestrebungen agieren? Ich schätze, dass der Staat dies nicht so einfach hinnehmen wird, Repressalien sind somit vorprogrammiert und die Macht eines Staates kann uns auch hart treffen. Ist es uns das wert, leben wir nicht gut (genug) in Italien? Bitte ebenso um Statement, Herr Knoflach.
Meiner Betrachtungsweise nach würde man sich vom Regen in die Traufe begeben, denn Italien ist demokratisch organisiert (die Parteien wechseln sich an der Regierung ab), Südtirol hingegen ist de facto eine Ein-Parteien-Regierung. Italiener wären morgen eine Minderheit, dies ist meines Erachtens eines der größten Probleme. Bitte ebenfalls um Statement.
Gesetzt den Fall dies alles würde gelingen, wie stellt sich Herr Knoflach die Zukunft vor? Ist Südtirol Teil der EU, haben wir den Euro, sind wir Mitglied der NATO? Wer kümmert sich um Verteidigung, um Außenbeziehungen, um innere Sicherheit, welche Botschaft muss ich aufsuchen wenn ich in Australien ein Problem habe? Wie organisieren wir unsere Verteidigung? Etliche Gesetze müssten neu verfasst werden (Steuer, Zivilrecht, Strafrecht, Prozessrecht), wer macht das? Hier bitte um ausreichendes Statement, danke.
Das Wichtigste überhaupt wäre eine Verfassung, wo ist diese? Ich erwarte mir von den Befürwortern einer Loslösung, dass diese mit einem konkreten Projekt vorgehen, nicht nur mit Phantastereien (ich bitte um Erlaubnis diesen Terminus zu gebrauchen). Ich bitte Sie um Darlegung einer Verfassung, diese kann auch öffentlich diskutiert werden.
Fazit, bis dato ist es noch keinem Abspaltungsbefürworter gelungen mir zu erklären wie dieser Prozess friedlich, d.h. unter Beibehaltung unser aktuellen Rechte, der Freiheit in der wir leben, vollzogen werden kann. Dies wäre überhaupt das wichtigste, das von den Befürwortern geliefert werden sollte.
Danke für Ihre Antworten.

Tue, 06/14/2022 - 10:57 Permalink
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Johannes A. Tue, 06/14/2022 - 13:16

In reply to by Am Pere

Ich antworte Ihnen mal Punkt für Punkt
1) Es ist nicht klar, welche Seite gewinnen würde, vor allem die deutschsprachige Bevölkerung würde jedoch massiv für einen eigenen Staat stimmen, auch innerhalb der SVP ist seit jeher klar, dass die Autonomie nur ein Kompromiss ist, ein eigener Staat aber die beste Lösung wäre. Umgekehrt ist wohl wahr: Die Gegner eines Referendums fürchten zu verlieren, weshalb es auch keines gibt
2) Italien könnte wie Kanada und UK in Quebèc und Schottland ein demokratisches Referendum gewähren, wenn es ein liberaler Staat wäre. Selbstverständlich will niemand einen Krieg anzetteln sondern die beste Lösung wäre, wenn Italien wie Kanada einsieht, dass es ein friedliches Referendum geben kann
3) Südtirol kann Teil der EU bleiben, den Euro behalten. Gesetzte könnten vorerst übernommen werden und dann angepasst. Genauso wie andere Kleinstaaten wie Luxemburg oder Malta kann sich auch Südtirol um Verteidigung, Botschaften, Außenbeziehungen, innere Sicherheit kümmern. Als Teil der NATO sind wir von freundlichen Staaten umgeben. Polizei kann übernommen werden bzw. schnell neu aufgebaut werden.
4) Eine Verfassung kann im Rahmen einer verfassungsgebenden Versammlung erstellt werden. Eine Verfassung kann jedoch nur nach einem Referendum erstellt werden.
5) Der Prozess wird friedlich, wenn Italien das zulässt und keine Repressionen vornimmt. Die Referenden in Québèc und Schottland sollte Vorbilder sein.
6) Die Italiener wären in Südtirol eine Minderheit, allerdings sind das die Südtiroler auch jetzt und das sehen Sie anscheinend nicht als Problem. Die Südtiroler sind 0,5%, die Italiener wären mit 25% hingegen stark genug.
7) Wieso sie eine demokratische Abstimmung als Gefahr sehen, bleibt offen. Ebenso liegt Italien im Demokratieindex nur auf Platz 22. Südtirol hat eine Volkspartei, die praktisch eine Große Koalition darstellt, die notwendig ist, um die Anliegen gegenüber dem zentralistischen Staat einheitlich vorzubringen. Gäbe es in Südtirol abwechselnde und streitenden Parteien, wäre es für den Zentralstaat einfacher, die Forderungen zu ignorieren (divide et impera).
8) Leben wir gut genug in Italien? Wir leben gut, aber sicher nicht WEIL sondern TROTZ der Zugehörigkeit zu einem Staat der (i) Überschuldet ist (ii) Rückständig in vielen Bereichen wie Justiz, Schule, Familienmodelle (in Italien arbeitet die Frau sehr viel seltener als in nordischen Ländern), LGBTQ, Migranten etc. iii) wirtschaftliche Entwicklung stagniert seit Jahrzehnten und iv) ständig populistische Parteien wie Salvini und Meloni wählt Allgemein ist die italienische Politik sehr viel populistischer und sexistischer als z.B. in Deutschland. Mafia, Jugendarbeitslosigkeit, hohe Steuern etc. tun ihr übriges.

Tue, 06/14/2022 - 13:16 Permalink
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Am Pere Tue, 06/14/2022 - 16:42

In reply to by Johannes A.

Danke für die ziemlich detaillierten Antworten. Bitte erlauben Sie folgende Replik, die selbstverständlich meine Sicht der Dinge darstellt:
1) ich zweifle an Ihrem Standpunkt, bin jedoch sofort gewillt mein Einverständnis zu einem Referendum zu geben. Dies können die Loslösungsbefürworter gleich morgen starten, dann bleiben Ihre Zeilen kein Lippenbekenntnis.
2) mit "könnte", "wäre" und "wenn" sehe ich nicht ein meine Familie und mich in ein Risiko zu stürzen um morgen das italienische Militär vor meinem Haus zu haben. Da müssten die Befürworter schon bessere Argumente bringen. Italien wird sicher nicht tatenlos zusehen wie sich eine Provinz selbstständig macht.
3) wenn ich mir unsere politischen Vertreter ansehe, die mit einem Vollpfosten wie Di Maio ein Jubiläum feiern, schäme ich mich bereits jetzt, sollte Südtirol Teil einer EU, einer NATO und sonstiger Bündnisse sein. NATO bedeutet nicht nur passiver Beitritt, sondern aktives Vorgehen im Bündnis, man müsste ein Heer aufbauen - Südtirol hat aktuell nur Dorfpolizisten.
4) Wer erstellt die Verfassung bzw. wer bildet diese verfassungsgebende Versammlung? Sie und BBD? Da sollten doch bereits jetzt einzelne Details klargestellt werden, z.B. Südtirols Beziehungen zu Kirche, Immigration, Stellung der Italiener, Zentralregierung oder Föderation usw.
5) siehe 2).
6) offensichtlich ist es für gewisse Südtiroler ein Problem. Vor allem für solche, die eine derartige Ablehnung gegenüber dem italienischen Staat haben, sodass sie eine Abspaltung befürworten. Wir haben jedoch bereits Generationen von Gemischtsprachigen (ich bin einer davon), siehe betrachten dieses Thema definitiv anders.
7) ich befürworte eine demokratische Abstimmung, siehe 1). Die Frage war warum es noch nie dazu gekommen ist. De facto regiert die SVP nahezu alleine, siehe dazu auch Bezirksgemeinschaften und Gemeindestuben. Ob unter solchen Umständen ein Wechsel zu einem Ein-Parteien-Staat Vorteile bringt, lasse ich nach wie vor dahingestellt, Ihre Argumente konnten mich nicht überzeugen.
8) Wir leben in Frieden und Freiheit. Das ist bereits viel, wenn man die europäische Geschichte gut betrachtet. Klar, Italien ist kein Vorzeigestaat, aber ist Österreich ein solcher? Überall wird es tüchtigere Zonen geben (Bayern/Sachsen usw.), darum geht es aber nicht. Es geht darum, dass wir Generationen sind, die ohne Krieg aufgewachsen sind und hoffentlich ohne einen solchen sterben. Dies hat für mich oberste Priorität, v.a. wenn mir ein Loslösungsbefürworter erzählen will, dass die Separatisten in der Mehrheit sind. Das ist nämlich absoluter Blödsinn, aber lassen wir das Referendum entscheiden, das Sie nach diesem Gespräch mit Sicherheit anregen.
Auch Südtirol darf nicht stolz auf seine Politiker/Populisten sein, denn wer behauptet, dass STF/F/Enzian//TeamK/Grüne Sachpolitik betreiben, glaubt auch, dass die Erde eine Scheibe ist.
Fazit: auch Ihre Argumente überzeugen mich nicht, dass eine Loslösung friedlich vonstatten gehen würde, denn Sie verwenden bei diesem Thema übertrieben oft die Möglichkeitsform. Danke trotzdem für die Unterhaltung.

Tue, 06/14/2022 - 16:42 Permalink
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Johannes A. Tue, 06/14/2022 - 18:41

In reply to by Am Pere

Nur zur Info: Wenn Italien nicht bereit ist, ein friedliches Referendum durchzuführen, würde ich das auch nicht durchziehen. Mit Gewalt geht es nicht. Das zeigt jedoch, wie Rückständig und nationalistisch Italien im Vergleich zu anderen Staaten wie Kanada ist.
Wenn sie gemischtsprachig sind, sollten sie erst recht für ein unabhängiges Südtirol sein, da dann die ethnische Komponente wohl wegfallen würde. Die SVP regiert deshalb alleine, weil es in einem fremden Staat notwendig ist, als Minderheit geschlossen aufzutreten. Deshalb haben wir eine Autonomie gegen den Willen Roms und der lokalen italienischen Bevölkerung erkämpfen können.

So wird es wohl aber bei einer Autonomie bleiben, das bedeutet aber auch, dass es nicht zu einer Annäherung der Sprachgruppen im Rahmen einer zweisprachigen Schule oder Abschaffung Proporz etc. kommen wird, da die deutschsprachige Bevölkerung geschützt werden muss, da sie in einem fremden Staat verbleibt. Das müssen auch die Gegner einer Unabhängigkeit akzeptieren.

Tue, 06/14/2022 - 18:41 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 15:45

In reply to by Am Pere

3) Island ist NATO-Mitglied, verfügt aber über kein Heer.
4) Die Frage "Italiener", "Deutsche", "Ladiner" stellt sich in unserem Modell nicht, da die Vielfalt die Norm und - nicht wie jetzt innerhalb Italiens - die Ausnahme ist. Zudem gibt es einen zweistelligen Prozentsatz von Menschen im Land, die sich ohnehin nicht in so antiquierte Schachteln pressen lassen. Also keine Schachteln.
6) Die Ablehnung richtet sich nicht explizit gegen den italienischen Staat, sondern gegen das anachronistische System, wie viele Staaten organisiert sind. Würde ich die Südtiroler Situation in Österreich oder Deutschland vorfinden, würde ich genau gleich denken. Wir haben uns in den letzten Jahrzehnten gesellschaftlich so enorm weiterentwickelt (Stichwort Frauenrechte, Mitbestimmung, LGBT usw. usw.). Aber unser Gemeinwesen organisieren wir strikt nach (erfundenen) Kategorien vom Ende des 19. Jahrhunderts. Das ist idiotisch.

Thu, 06/16/2022 - 15:45 Permalink
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Manfred Klotz Tue, 06/14/2022 - 18:59

In reply to by Johannes A.

Mit Verlaub, Ihre Antworten sind absolut oberflächlich und geben in keiner Weise Auskunft WIE ein Freistaat Südtirol überleben soll. Sie klammern die wirklich wichtigen Aspekte, also die Zeit nach der potentiellen Loslösung vollkommen aus. Und genau das ist das Problem. Das "könnte" bei der EU bleiben ist doch Mumpitz. Der EU-Beitritt dauert bis zu 15 Jahre. Das entscheidet doch nicht Südtirol allein.
Genauso Mumpitz ist Ihr dauernder Verweis auf ein Referendum. Es ist in der Verfassung nicht vorgesehen Referenden über die Abspaltung von Teilen des Staates zuzulassen und wegen Südtirol kann man auch nicht verlangen, dass die Verfassung geändert wird. Diese Änderung würde auch nicht durchgehen. In keinem Staat übrigens. Das was Sie schreiben ist also reine Makulatur.
Ich bin genauso skeptisch wie Leser Am Pere, nicht zuletzt deshlab, weil die Betreiber der Loslösung eben tatsächlich Gegebenheiten ausklammern, die sich nicht ausklammern lassen. Das ganze mit der kolportierten undemokratischen Haltung Italiens abzutun ist ein schwaches Argument.

Tue, 06/14/2022 - 18:59 Permalink
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Am Pere Wed, 06/15/2022 - 14:20

In reply to by Johannes A.

Ich finde die Diskussion sehr produktiv und versuche es mal, auch ein wenig überspitzt, auf den Punkt zu bringen.
Gut, Italien ist eine Bananenrepublik (was ich als ital. Staatsbürger offen zugebe)! Es ist aber derart unwahrscheinlich, dass Italien einer Abspaltung Südtirols zustimmt, mit oder ohne Referendum.
Also, was machen wir? Heugabeln raus und sich am Berg prügeln oder gar erschießen, Strommasten sprengen, Finanzpolizisten in den Fluss werfen? Hatten wir alles schon, hat auch nicht funktioniert. Meiner Meinung nach können wir die Situation nur durch einen friedlichen und demokratischen Entscheidungsprozess verbessern, der alle Südtiroler (egal welcher sprachlichen Zugehörigkeit usw.) einbindet - dieser nennt sich Demokratie.
Haben wir schon, aber einzelne sind nicht zufrieden? Ist bedauerlich, aber das ist nun mal Demokratie. Ich bin mit der Urbanistikpolitik meiner Heimatgemeinde auch nicht zufrieden - ich kann versuchen die Verwaltung abzuwählen, gegen sie Stimmung zu machen usw. Wenn jedoch die Mehrheit an den Typen festhält, muss ich mich fügen.
Und mit dem haben die Loslösungsbefürworter ihre Schwierigkeiten, verständlich. Aber was wollen sie dagegen tun? Ein bisschen bloggen ist mE zu wenig. Wenn diese Frage noch beantwortet wird, dann ist für mich die Diskussion allumfassend. Danke

Wed, 06/15/2022 - 14:20 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 15:53

In reply to by Am Pere

"Und mit dem haben die Loslösungsbefürworter ihre Schwierigkeiten, verständlich."
Wieder falsch. Mit dem hab ich überhaupt kein Problem. Im Gegenteil: Es muss so sein. Vollste Zustimmung, zu dem was da geschrieben steht. Wir versuchen das, was sie bezüglich der Urbanistik in ihrer Gemeinde versuchen.

Thu, 06/16/2022 - 15:53 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 15:58

In reply to by Manfred Klotz

Korrekt. Das hat nicht so sehr mit dem - in der Tat - undemokratischen Grundsatz der italienischen Verfassung zu tun, sondern mit dem Problem, dass noch viel zu viele Staaten in Europa nach Kategorien und Grundsätzen aus dem späten 19. Jahrhundert organisiert sind. Zum Glück gibt es einige, die anders ticken und ich hoffe, es werden mehr. Wir haben so viele Fortschritte in den letzten Jahrzehnten gemacht - aber unser Gemeinwesen organisieren wir nach einer - von vornherein zum Scheitern verurteilten - Logik aus dem 19. Jahrhundert. Die moderne Mobilität und Vernetzung hat das Scheitern dieser Logik halt beschleunigt. Früher - wo noch nicht alles so mobil und vernetzt war - ließ sich die nationale Logik noch einigermaßen aufrecht erhalten - aber eben auch nur mit undemokratischer Gewalt, wie Ewigkeits- und Einigkeitsklauseln belegen.

Thu, 06/16/2022 - 15:58 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 15:50

In reply to by Manfred Klotz

"Das "könnte" bei der EU bleiben ist doch Mumpitz. Der EU-Beitritt dauert bis zu 15 Jahre."
Das ist einzig und allein eine Frage des politischen Willens. Der Grund, warum Neubeitritte Jahre bis Jahrzehnte dauern ist, weil Regelungen und Wirtschaft an EU-Gesetze und die Konvergenzkriterien angepasst werden müssen usw. Im Falle Südtirols ist ja alles bereits umgesetzt.
Diesbezüglich könnte Schottland wiederum interessant werden. Beim Sezessionsreferendum stand die EU noch auf Seiten Londons. Das dürfte sich nach dem BREXIT aber geändert haben, und ich wage zu behaupten, dass die EU Schottland - sollte sich dieses aus dem UK herauslösen - mehr oder weniger umgehend wieder in die EU aufnehmen würde.

Thu, 06/16/2022 - 15:50 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 15:38

In reply to by Am Pere

"Ich muss vorausschicken, dass mich das "Du" von einem Menschen, den ich nicht kenne, ..."
Evtl. weil "Sehr geehrter Herr oder Frau Am Pere" etwas komisch klingt. Aber meinetwegen.
1. Geehrte/-r Herr/Frau Am Pere, der Grund warum es zu keinem Referendum kommt ist aus meiner Sicht, weil es ein ziemlicher Schwachsinn wäre, zum jetzigen Zeitpunkt ein solches abzuhalten, da wir noch so sehr im ethnischen und nationalistischen Denken der vergangenen zwei Jahrhunderte verhaftet sind (wie die meisten der Kommentare in diesem Forum zeigen), sodass zunächst ein inklusiver, demokratischer (deliberativer) Prozess etabliert werden muss, innerhalb dessen der Status Quo objektiv und ohne Scheuklappen hinterfragt werden kann und wo definiert wird, was unsere gemeinsamen Ziele sind.
2. Die Tatsache, dass Italien als Demokratie (wie viele andere Staaten auch) wahrscheinlich repressiv, wenn nicht mit Gewalt auf eine demokratische Willensbekundung (sollte diese überhaupt positiv für eine Sezession ausfallen) reagieren würde, ist ein Grund mehr, warum das kein Gemeinwesen ist, in dem ich leben möchte. Deshalb ist der Prozess so wichtig. Im UK gab es - wenn ich mich richtig erinnere- anlässlich des schottischen Unabhängigkeitsreferendums eine Diskussion um den Treaty of Union von 1707 und ob die Unabhängigkeit Schottlands überhaupt rechtlich möglich sei. Mein einigte sich dann politisch und ließ das Referendum einfach zu - ungeachtet dessen, dass man sich von den Acts of Union rechtlich nicht zurückziehen kann und somit die im Treaty festgehaltene Ewigkeitsklausel gültig wäre (That the Two Kingdoms of Scotland and England shall upon the first day of May next ensuing the date hereof and forever after be United into One Kingdom by the Name of Great Britain ...).
3. Hier wird Ursache und Wirkung verwechselt: Der einzige Grund, warum Südtirol - eine mittlerweile doch ziemlich bröckelnde (keine absolute Mehrheit) - Ein-Parteien-Macht hat, ist die Zugehörigkeit zu Italien. Das ist der einzige Grund für eine "Einheitspartei der deutschen und ladinischen Sprachgruppe". Gäbe es die Zugehörigkeit zu Italien nicht, hätte wir mit an Sicherheit grenzender Wahrscheinlichkeit eine ähnliche Parteienlandschaft wie andere Provinzen/Regionen/Bundesländer/Kantone, die sich ideologisch und nicht ethnisch definiert. Italienischsprechende Südtiroler/-innen wären zwar eine numerische Minderheit, aber keine Minderheit im Sinne, wie es jetzt die deutsch- und ladinischsprachigen sind, weil sich ein unabhängiges Südtirol wiederum mit an Sicherheit grenzender Wahrscheinlichkeit nicht als einsprachig deutscher Nationalstaat definieren würde, sondern die kulturelle und sprachliche Vielfalt in seinem Quellcode (ähnlich der Schweiz, wo es auch keine frankophone, italienische oder rätoromanische Minderheit im nationalen Sinne und auch so gut wie keine "ethnischen" Parteien gibt) festschreiben würde. Jedenfalls wäre dies eine Voraussetzung, dass ich einer Unabhängigkeit zustimmen würde. Wäre das nicht gegeben, würde das Punkt 7 unseres Manifestes widersprechen.
4. Die Zukunft ist dem demokratischen Willen der Bevölkerung unterworfen. Wenn es nach mir ginge, wären wir Teil der EU und hätten den Euro (ich denke, dass dies über 90% der Südtiroler/-innen teilen würden). Verteidigung und Außenbeziehungen sind im europäischen Kontext zu betrachten, da ich langfristig an eine diesbezügliche Entwicklung innerhalb der EU glaube. Für die innere Sicherheit gibt es eine einheitliche Exekutive (und nicht wie jetzt Militärpolizei, Staatspolizei, Finanz usw. usw.). Wenn man in Australien ein Problem hat, kann man als EU-Bürger bereits jetzt jede beliebige Botschaft eines EU-Landes aufsuchen. Bereits jetzt reisen 7 Millionen EU-Bürger jährlich in Länder, in denen ihr Land nicht mit einer Botschaft vertreten ist. Ist kein Problem. Gesetze: Wir wären ja auch nicht das erste Land, dass in die Unabhängigkeit ginge. Da gibt es Übergangsregelungen, Regelungen die auslaufen, Regelungen, die übernommen und Gesetze, die durch die demokratische Legislative und ihren Apparat neu geschaffen werden.
5. Für die Verfassung hielte ich eine verfassungsgebende Versammlung für den richtigen Weg. Aber da gibt es einige andere Wege auch. Wie gesagt - das wird nicht zum ersten Mal gemacht. Allein in Europa wurden in den letzten 40 Jahren zig - meist Kleinstaaten - gegründet. Aber wie gesagt - bis dorthin braucht es einen inklusiven demokratischen Prozess.

Thu, 06/16/2022 - 15:38 Permalink
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Am Pere Thu, 06/16/2022 - 16:49

In reply to by Harald Knoflach

Bitte erlauben Sie hierzu eine Replik:
1) Südtirol ist sich nicht einig. Es gibt Österreich-Romantiker, Sezessionisten (Sie?) und Befürworter für einen Verbleib bei Italien mit Stärkung unserer Kompetenzen (mich!). Meiner Auffassung nach wehren Sie sich gegen eine, nennen wir es Volksumfrage, da die zu erwartenden Befürworter einer Sezession extrem wenige sein dürften.
2) Südtirol mit einer ehemaligen Imperialmacht zu vergleichen ist müßig. Meines Wissens sind Sie gebürtiger Österreicher; wenn Ihnen die Art des Gemeinwesens, das in Norditalien gepflegt wird nicht gefällt, warum leben Sie dann hier?
3) Mit Verlaub, Sie wissen nicht wovon Sie reden, da Sie keinen italienischen Nachnamen tragen und in Ihrer Kindheit (und auch heute noch, aber weniger) nicht als "Scheiß-Walscher" betitelt wurden. Auch hier hinkt der Vergleich mit der Schweiz, welche eine ganz andere Geschichte vorzuweisen hat als Südtirol. Ich bin der Sohn eines Landarbeiters aus Kalabrien, dessen Vater - vom Faschismus getrieben - von dort ausgewandert ist und die Familie später nachgezogen ist. Die Tatsache, dass irgendwelche Typen ihre abstrusen Gedanken in ein "Manifest" kleistern und von Sezession labern ohne je den A... hergehalten zu haben, macht mir mehr Angst als dass die SVP die neuen Entwicklungen verschläft. Bitte um Vergebung für die Ausdrucksweise, aber Leute, die von etwas sprechen von dem sie keine Ahnung haben, machen mich fuchsteufelswild.
4) Auch hier, das ist alles nur loses Geschwätz. NATO klammern Sie (bewusst?) aus. Botschaft ok, aber andere Länder handhaben das sicher anders. Kürzlich war ich in Nigeria, dort gibt es keine EU-Botschaften, Katar ebenso. Bzgl. Gesetz: man erkennt wie ahnungslos Sie sind. Wenn Ihnen die italienische Gesetzgebung zuwider ist, warum plädieren Sie für Übergangsregelungen? Welcher Apparat, für etliche Zuständigkeiten ist Südtirol nur sekundär befähigt, diese müssten alle neu geschaffen werden. Ein Blick ins Autonomiestatut würde hier nicht schaden.
5) eine Verfassung ist das "Wesen" eines demokratischen Staates, sie haben hierzu keine klaren Ideen und verweisen stets auf andere Realitäten ohne diese zu nennen. Und auch wenn, es zählt nur eine Realität, nämlich jene von Südtirol, die Sie - mit Verlaub - unzureichend kennen.
Kurzum: ich halte weder etwas von BBD noch von anderen Sezessionisten, die keinen klaren Plan haben, dafür aber meine Familie und mich in ein potentielles Unglück stürzen wollen. Offensichtlich haben auch Sie mit meiner Person und meinen Argumenten ein Problem, deshalb belassen wir es dabei. Ich wünsche Ihnen noch viel Erfahrungswerte in Südtirol und "atmen" Sie weiterhin Südtiroler Luft - Sie müssen noch viel lernen.

Thu, 06/16/2022 - 16:49 Permalink
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Karl Egger Thu, 06/16/2022 - 17:17

In reply to by Am Pere

Das was Ihnen in Ihrer Kindheit widerfahren ist scheint bei Ihnen ja eine bleibende Frustration ausgelöst zu haben.
Ich wünsche Ihnen alles Gute und drücke ganz fest die Daumen, dass Ihnen die „Unità e Indivisibilità“ Ihres geschätzten Vaterlandes immer erhalten bleiben möge.

Thu, 06/16/2022 - 17:17 Permalink
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Am Pere Thu, 06/16/2022 - 18:29

In reply to by Karl Egger

Offensichtlich haben Sie nicht den ganzen Text gelesen und ich lasse mich von keinem Sezessionsanhänger beleidigen - ich gehöre der deutschen Sprachgruppe an wie Sie.
Das ist das was ich meine, mit Separatisten ist es unmöglich einen konstruktiven Dialog zu führen, sie verfallen darin Menschen, die eine andere Meinung vertreten, als Vaterlandsverräter abzustempeln. Und diese Menschen möchten, dass ich das Leben meiner Familie aufs Spiel setze um danach, nach der blutig endenden Abspaltung, von ihnen regiert zu werden.
Nein danke!

Thu, 06/16/2022 - 18:29 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 20:32

In reply to by Am Pere

"Das ist das was ich meine, mit Separatisten ist es unmöglich einen konstruktiven Dialog zu führen"
In keinem meiner Kommentare gibt es - in Gegensatz zu ihren - ad-personam-Argumente oder tituliere ich jemanden als ahnungslos. Selbst auf Beleidigungen reagiere ich mit einer sachlichen Antwort. Ich denke, das könnte man durchaus als konstruktive Dialogführung bezeichnen. Lass mich aber gerne eines besseren belehren.

Thu, 06/16/2022 - 20:32 Permalink
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Gabriele Di Luca Thu, 06/16/2022 - 20:20

In reply to by Karl Egger

@ Karl Egger, Non so se si rivolge a me, comunque non ho capito bene in cosa consisterebbe la mia frustrazione. Credo di scorgere una frustrazione ben più grande in chi auspica - previo lamento ed espressione di disagio - una secessione che non ha la MINIMA IDEA di saper e poter realizzare. Sull'unità e indivisibilità della "Patria", invece, le garantisco che non me ne importa nulla, anche perché tutto quello che sembra unito e indivisibile, in realtà, cadrà comunque a pezzi (per chi ci viveva dentro anche la Cacania sembrava una unità indivisibile, invece guardi com'è finita...).

Thu, 06/16/2022 - 20:20 Permalink
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Harald Knoflach Thu, 06/16/2022 - 20:56

In reply to by Am Pere

1) Korrekt. Und auch innerhalb der Sprachgruppen herrscht keine Einigkeit. Ich kenne persönlich deutschsprachige, italienischsprachige und ladinischsprachige Sezessionisten wie auch vehemente Gegner einer solchen in allen Sprachgruppen. Ich glaube auch, dass die Befürworter einer Sezession in der klaren Minderheit sind.
2) Ok. Das "if you don't like it, go home"-Argument. Ich bin nicht der Meinung, dass man - wenn man Kritik übt - in einer Demokratie sein Recht verwirkt, hier zu sein. Ich verstehe aber, dass manche ein Problem damit haben, wenn diese "Sch....-Ausländer" jetzt uns auch noch vorschreiben wollen, wie wir zu leben haben. Im Ernst: mich stört diese Art und dieses Verständnis allgemein (und es ist sogar vorherrschend in Europa). Das ist nicht italienspezifisch, ich halte das für einen generellen Missstand - so wie manche irgendwelche Urbanistikvorschriften. Und deshalb begehre ich dagegen auf.
3) Jede Geschichte fängt irgendwann einmal an. Das hat Geschichte so an sich. Und - auch wenn sie mir meine Meinung nicht zugestehen wollen bzw. diese als ahnungslos diskreditieren, glaube ich weiterhin, dass es die SVP in dieser Form nicht gäbe, wäre Südtirol nicht bei Italien - das war aber ihre Eingangsbefürchtung. Und nochmals: Wenn wir nur eine Umkehrung der gegenwärtigen Mehr- und Minderheitsverhältnisse in der Logik des Nationalstaates machen, dann bin ich eindeutig gegen Sezession. Aber mir scheint, dass Sie mir nicht zugestehen wollen, eine differenzierte Haltung zu haben.
4) Ich ignoriere die Beleidung und halte fest: NATO fällt für mich unter den Begriff "Verteidigung". Island ist übrigens auch NATO-Mitglied und hat nicht einmal ein Heer. Ad Übergangsregelungen: Bitte verstehen Sie, dass ich versuche, Dinge differenziert und nicht schwarz-weiß zu sehen. Nur weil ich für Sezession bin, heißt das doch nicht, dass alles in Italien schlecht und Blödsinn ist. Im Gegenteil: wir jammern auf hohem Niveau - weltweit gesehen. Und derartige Prozesse brauchen Zeit. Das ist doch irgendwie ein no-brainer. Siehe den leidigen Brexit: Übergangsregelungen usw. Brexit ist übrigens ein gutes Beispiel für eine schlechten "Sezessionsprozess", wenn man so will. Dennoch ist die demokratische Entscheidung zu akzeptieren. Und der Vorteil von Demokratie ist, dass Regelungen immer zur Disposition stehen und verändert werden können.
5) Ich persönlich habe recht klare Vorstellungen, welchen Tenor eine Verfassung haben sollte. Zudem sind Verfassungen weltweit nicht so wahnsinnig unterschiedlich. Da kann man sehr wohl mit anderen Realitäten vergleichen, obschon ich mir ein Gemeinwesen wünschen würde, das sich maßgeblich vom derzeit vorherrschenden unterscheidet.

Thu, 06/16/2022 - 20:56 Permalink
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Peter Duregger Tue, 06/14/2022 - 08:43

Vielleicht sollten wir ganz einfach Wörter wie Nation, Cretin u.ä. aus unserem Wortschatz streichen. Aus solchen Begriffen lassen sich leicht Ismen ableiten und dann ist der Weg zu Gewalt und Entgrenzung nicht mehr weit...

Tue, 06/14/2022 - 08:43 Permalink