Mussolini è ancora cittadino di Trento
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Questo articolo è uscito su Il T quotidiano. Lo ripubblichiamo come parte della collaborazione tra il giornale di Trento e SALTO.
Si poteva pensare che in una città medaglia d’oro per la resistenza revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini fosse un atto semplice, veloce e indolore. E invece non è così: un pezzo delle minoranze, il centrodestra composto da FdI, Lega e Forza Italia, assieme a Generazione Trento, ha deciso di astenersi o non votare, facendo mancare così parte dei voti necessari alla revoca della onorificenza. Così oggi Benito Mussolini è ancora cittadino onorario di Trento. “Pensavano di danneggiare la maggioranza, ma ci hanno fatto una brutta figura - commenta una consigliera che ha votato per revocare l’onorificenza - Onestamente non so chi ne esce peggio”. Forse a farne le spese è stata tutta la città, costretta ora a fare i conti con una doppia onta: Benito Mussolini ancora cittadino onorario e un Consiglio comunale che non è stato capace di correggere questo errore. Le motivazioni che hanno portato 12 consiglieri a non votare a favore sono state disparate, ma tutti, così facendo, hanno deciso di non revocare l’onorificenza a Benito Mussolini.
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Voto a porte chiuse
Il regolamento del Consiglio comunale ha un articolo apposito per la revoca della cittadinanza onoraria: il 124. Prevede che il voto e la discussione si tengano a porte chiuse. Prevede inoltre che servano i quattro quinti dell’aula, ossia 32 voti favorevoli. La maggioranza ne aveva 25, erano quindi fondamentali anche parte dei 15 voti delle minoranze.
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Le posizioni
La discussione era a porte chiuse, ma chi è stato presente ha detto che gli interventi hanno ricalcato quelli di una settimana prima in conferenza dei capigruppo. È stato quello del Pd, Luca Filosi, primo firmatario della delibera, a spiegare che il fatto è emerso durante un lavoro di archivio degli uffici e che era ora di rimuovere questa macchia. Una proposta a cui ha aderito tutta la maggioranza, ma non solo. Giulia Bortolotti di Onda ha dichiarato il suo voto favorevole, sostenendo che non sia solo materia per i libri di storia, ma che azioni simboliche come questa hanno un senso anche nel presente, specie se in tempi di crescenti autoritarismi. Posizione simile a quella di Andrea Demarchi di Prima Trento che ha enfatizzato come i simboli siano importanti, come il fascismo di Mussolini sia agli antipodi rispetto ai valori dell’autonomia e quindi che avrebbe votato a favore.
Il resto delle opposizioni, invece, si è detto contrario o quantomeno non favorevole. Per Fratelli d’Italia ha preso parola la capogruppo Ilaria Goio ripetendo quanto sostenuto in capigruppo, ossia che le onoreficenze si perdono in punto di morte, e quindi che non c’era ragione di votare questa delibera. Posizione ricalcata per certi versi da Claudio Geat di Generazione Trento, ed ex esponente del Pd, che ha sostenuto come fosse necessario rivedere il regolamento. Devid Moranduzzo per la Lega ha detto infine che il percorso della delibera avrebbe dovuto essere aperto alle minoranze e che il Consiglio dovrebbe lavorare sui temi pratici e sui bisogni dei cittadini. Dichiarazioni che lasciavano intendere che non si sarebbe raggiunto l’alto numero di voti necessari.
Infatti la delibera ha ricevuto 28 voti favorevoli, 2 astensioni e 10 non voti e non è passata. Oltre ai 25 voti della maggioranza, a favore hanno votato Giulia Bortolotti e Alessia Tarter di Onda e Andrea Demarchi di Prima Trento. Verosimilmente le due astensioni sono di Claudio Geat e Martina Margoni di Generazione Trento e i 10 “non voto” del centrodestra composto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
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“Amarezza e delusione”
I commenti arrivano alla fine della seduta. “Prendiamo atto con grande amarezza e profonda delusione che ben 12 consiglieri, sfruttando il voto segreto e la seduta a porte chiuse, hanno scelto di non partecipare o astenersi dal voto – scrive la maggioranza assieme a Onda e Prima Trento in una nota congiunta – Ci chiediamo, in fondo, se questa posizione debba essere letta come l’incapacità di prendere le distanze da una certa narrazione del fascismo che resiste ancora oggi”. “Si trincerano dietro il regolamento ma, alla fine, hanno scelto Mussolini – aggiunge Filosi – Vedremo se riproporla. La storia ci dice che provandoci e riprovandoci ce la si fa”. “Su questioni così importanti non si può fare piccola politica, bisogna prendere posizioni chiare – aggiunge Giulia Bortolotti – Mi è tornato in mente Gramsci quando diceva ”odio gli indifferenti“, non ci si può astenere su una scelta del genere. Resto allibita dalle altre minoranze che hanno fatto quadrato attorno a Fratelli d’Italia”.
Chiamato in causa il partito di destra replica. “La nostra valutazione parte da un dato sostanziale. Le cittadinanze onorarie, come le onorificenze, sono riconoscimenti legati alla persona che li riceve e, con la morte dell’interessato, esauriscono la loro funzione – scrive Ilaria Goio – Il vero nodo non è la possibilità tecnica: è l’utilità concreta del provvedimento. Le istituzioni devono adottare decisioni che producano effetti reali per la comunità, non atti privi di conseguenze pratiche”. “Se ci fosse stata una reale volontà di condivisione, avreste cercato un punto di convergenza con tutte le forze politiche, comprese le opposizioni, prima di presentarla. Invece avete scelto la strada dell’imposizione” ha aggiunto il capogruppo della Lega Devid Moranduzzo. Il risultato è che, a quasi ottant’anni dalla fine del fascismo, Trento non è riuscita a cancellare formalmente quel riconoscimento. E la partita, più che chiusa, sembra solo rimandata.
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“Segnale di povertà politica”
Dieter Steger (SVP) definisce il mancato ritiro della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini da parte del Consiglio comunale di Trento un grave segnale politico e “una prova di povertà politica”. Secondo l’Obmann della SVP, una parte della politica italiana fatica ancora a prendere le distanze in modo netto e credibile dal proprio passato fascista. Per Steger, su un tema del genere non dovrebbero contare né gli schieramenti né le tattiche di partito, perché il rifiuto del fascismo deve essere una questione di coscienza e di fedeltà ai valori democratici della Repubblica italiana. Esprime quindi piena solidarietà ai promotori della proposta di revoca e li invita a non arrendersi, sostenendo che la loro battaglia sia “dalla parte giusta della storia”.
La SVP guarda con stupore alle critiche della Süd-Tiroler Freiheit sul caso trentino. Pur riconoscendo che Sven Knoll e il suo partito hanno ragione a parlare di “segnale fatale”, ricordano anche il recente corteo di CasaPound a Bolzano, osservando polemicamente che in quell’occasione, quando si trattava di esporsi contro il fascismo, dai banchi della Süd-Tiroler Freiheit non si sarebbe visto lo stesso impegno.
Foto: Seehauserfoto -
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