Politik | Geschichte

Dal dogma al dialogo. E ritorno?

All’Eurac una stele ricorda il passato fascista dell’edificio e la sua trasformazione in luogo di ricerca e dialogo. Gli storici Obermair e Heiss riflettono su memoria, democrazia e sulle nuove parole d'ordine delle retoriche autoritarie.
Eurac
Foto: SALTO
  • Con un “Aperitivo con la storia”, l’Eurac ha inaugurato ieri, 4 febbraio, una stele per commemorare gli ottant’anni dalla fine del nazifascismo e la trasformazione dell’edificio da un luogo che, invece dell’autoritarismo, celebra ora democrazia e pluralismo. Per lo storico Hannes Obermair, promotore dell’iniziativa, era fondamentale ricordare a ricercatori, studenti e scienziati che entrano nella sede dell’accademia europea non solo quanta strada sia stata fatta da una singola costruzione, ma anche l’importanza che oggi essa riveste come luogo di difesa della democrazia.

    “Penso che sia davvero opportuno rendere visibile questo intreccio edilizio, perché fa parte di un paesaggio della memoria critica a Bolzano”, dice a SALTO al termine della breve cerimonia. “È inoltre importante che l’Eurac stessa mostri di sapere dove si trova e di essere consapevole che questo comporta anche un mandato e una responsabilità”. Una responsabilità, ricorda Obermair, che l’Eurac vive quotidianamente, ma che con questo gesto rende visibile all’esterno: “Il suo impegno democratico e la consapevolezza del luogo in cui opera, visibile a tutte e tutti”.

    La semplice stele, posta a sinistra dell’ingresso, ricorda come l’edificio, che fino al 1943 ha ospitato l’organizzazione fascista delle Giovani Italiane, sia stato trasformato in un luogo di “scienza e ricerca, di scambi internazionali, dialogo aperto e di discussione basata sull’evidenza”. Nella sua breve presentazione, Obermair ha mostrato, tra le immagini della Bolzano plasmata dall’architettura fascista, anche alcune pagine di giornale dell’epoca che esaltavano il volto “maschio, romano e fascista” della città - parole che oggi richiamano alla mente la retorica di Roberto Vannacci, appena fuoriuscito dalla Lega per fondare il nuovo partito della vera Destra, Futuro Nazionale.

  • Lo storico Hannes Obermair: "Questo nuovo partito di stampo neofascista attorno al generale Vannacci lo considererei innanzitutto un sintomo." Foto: Salto
  • “Questo nuovo partito di stampo neofascista attorno al generale Vannacci lo considererei innanzitutto un sintomo”, dice lo storico. “Ciò che colpisce è questa mascolinità tossica, direttamente riconducibile al fascismo italiano. Qui non c'è spazio per ambiguità: la continuità è totale”. Sul suo futuro è meno sicuro: “Rimarrà una formazione di nicchia, per orientamenti estremi, e difficilmente avrà successo, almeno a mio avviso. Ma è comunque l’espressione e l’indizio di una disponibilità verso una politica autoritaria, se non totalitaria. 

    Anche lo storico Hans Heiss, presente alla cerimonia, vede Vannacci come una figura troppo accentratrice per raccogliere consensi duraturi, ma quello che resta pericoloso è il contesto. ”Non sono molto preoccupato, perché credo che il generale Vannacci sia troppo egocentrico per guidare una mobilitazione in modo efficace. Lo considero una meteora: forse arriverà in Parlamento nel 2027, ma poi scomparirà. Molto più pericoloso mi sembra l’intero sottobosco politico che si sta formando al di sotto dei partiti: è lì che vedo la vera minaccia. Il movimento Vannacci indica che qualcosa si sta sviluppando a livello di scena politica, ma lui personalmente lo ritengo troppo egocentrico, troppo protagonista".

  • Remigrazione parola chiave del neofascismo europeo

    Ciò che preoccupa entrambi gli storici è l’uso sempre più disinvolto del concetto di remigrazione. “Le parole d’ordine sono chiare: sovranità, remigrazione, e il collegamento con i gruppi dell’estrema destra europea è immediato”, dice Obermair. 

    “Questo desiderio di purezza etnica, di una sorta di ‘bonifica etnica’, è profondamente fascista e nazionalsocialista. Nasconde una grande paura che cerca di riavvolgere la storia, di annullarla. Può funzionare solo attraverso una grande menzogna storica, perché migrazione, cambiamento e mescolanza sono elementi centrali del patrimonio genetico di tutte e tutti noi. È una grande finzione che però porta alla radicalizzazione, offre un punto di fuga per paure, ansie e rabbia. In sostanza, parla a una rabbia bianca”.

    Per Heiss è molto pericoloso normalizzare l’uso stesso del concetto: “Il termine remigrazione è un eufemismo per deportazione, questo va detto con grande chiarezza. Si dice: lasciamo che le persone ‘remigrino’, diamo loro la possibilità di tornare nei Paesi d’origine, magari passando per l’Albania. Questa è la filosofia di fondo ed è estremamente pericolosa. È un concetto strisciante e, proprio per questo, altamente esplosivo”.

    I partiti di destra, conclude Heiss, non riusciranno a mettersi d’accordo su come attuarla, se in modo violento o per via legislativa. Sul fatto che anche l’estrema destra sudtirolese stia facendo della remigrazione un cavallo di battaglia, Obermair non vede nulla di nuovo: “È una vecchia storia: extrema se tanguntur - gli estremi si toccano”. Il 28 febbraio il Comitato Remigrazione e Riconquista invita a una manifestazione nazionale a Bolzano  in piazza Vittoria - nata come centro della città ‘maschia e fascista’ - tutta la cittadinanza, “sia di lingua italiana sia di lingua tedesca”.