Antikörper gegen Gewalt
-
Ich habe mir Zeit genommen, vor diesem ersten k&v im neuen Jahr. Zeit für mich und meine Lieben, Zeit zum Energie Tanken und Feiern in meinen eigenen vier Wänden. Außerdem wollte ich nicht gleich mit der Tür ins Haus fallen.
Dabei ist gerade das Haus der zentrale Punkt. Für mich Privilegierte ist es ein Zufluchtsort und wohl auch für den italienischen Minister Nordio, der vor wenigen Monaten Frauen dazu aufgefordert hat, sich zu Hause, in der Kirche oder in der Apotheke zu verstecken, wenn sie männliche Gewalt erfahren.
Das Zuhause, in dem jede dritte Frau Gewalt erfährt
Welches Zuhause er wohl meint? Das Zuhause, das sich viele kaum leisten können? Das Haus, in dem über 90 % der Vergewaltigungen von Minderjährigen stattfinden? Das Zuhause, in dem jede dritte Frau Gewalt erfährt? Das Zuhause, in dem 93 % der Femizide von einem Familienmitglied begangen wurden? Oder das Zuhause, in dem immer mehr Morde an älteren und kranken Frauen oder an Frauen und Menschen mit Behinderungen begangen werden?
Letztere Morde, vor allem an kranken älteren Frauen, werden leichthin als Akt der Barmherzigkeit oder sogar Selbstlosigkeit (der Täter) gerechtfertigt, auch wenn die Getötete in keinster Weise den Wunsch geäußert hatte, zu sterben. Und zwar findet diese Rechtfertigung nicht „nur“ durch Medien und Gesellschaft statt, sondern wird sogar vom Präsidenten Mattarella höchstpersönlich getragen. Hat er doch am Jahresende einen Ehemann begnadigt, der seine kranke Frau getötet hatte. Ich lese das als Freischein für diese Art von Femizid, sozusagen von höchster Stelle.
Möge 2026 uns positiv überraschen und mit Antikörpern gegen Gewalt impfen, denn Zuflucht suchen in der eigenen Wohnung, in der Kirche oder in der Apotheke ist nicht wirklich eine Lösung.
-
Weitere Artikel zum Thema
Gesellschaft | kalašnikov&valerianaVerhütung, Sexualkunde, Beratung
Gesellschaft | kalašnikov&valerianaEducate your sons
Gesellschaft | FemizideSchutzimpfung gegen Gewalt
Die Apotheke (falls offen)…
Die Apotheke (falls offen) ist keine schlechte Idee. Die Kirche nicht…
Ho letto con interesse l…
Ho letto con interesse l’articolo di Christine Clignon, „Antikörper gegen Gewalt“, e non posso che concordare sull’urgenza di sviluppare degli „anticorpi“ civili contro ogni forma di prevaricazione. Tuttavia, proprio come in medicina, anche nell’analisi sociale la precisione della diagnosi è fondamentale: sbagliare la posologia dei dati rischia di produrre una narrazione tanto suggestiva quanto clinicamente imprecisa.
Permettetemi quindi di offrire un piccolo contributo di „rigore statistico“ per affinare questi anticorpi.
Il fascino indiscreto del „30%“
L’articolo afferma che la casa sarebbe il luogo dove „ogni terza donna subisce violenza“. È un numero che colpisce allo stomaco, ma che purtroppo soffre di una certa ipermetropia statistica.
Secondo i dati ISTAT, il celebre 31,5% si riferisce a donne che hanno subito una qualche forma di violenza (fisica o sessuale) almeno una volta nel corso dell’intera vita (dai 16 ai 70 anni), includendo episodi avvenuti in strada, sul posto di lavoro o da parte di sconosciuti. Se stringiamo il campo alla violenza subita dal partner attuale – quella che definiremmo propriamente „violenza in casa“ – la statistica ISTAT scende drasticamente al 5,2%. Una cifra comunque inaccettabile, certo, ma numericamente molto diversa dal „una su tre“ che viene comunemente (e impropriamente) brandito.
Fonte: https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il…
La violenza non è un monologo: la reciprocità
L’articolo sposa la tesi della violenza come fenomeno esclusivamente unidirezionale (uomo prevaricatore vs donna vittima). La scienza però ci dice che la realtà domestica è spesso più complessa e meno „di genere“ di quanto si pensi.
Il progetto PASK (Partner Abuse State of Knowledge), la più grande rassegna sistematica al mondo sulla violenza domestica, ha rivelato che nel 57,9% dei casi analizzati la violenza è bidirezionale. In molti conflitti domestici, cioè, entrambi i partner agiscono violenza l’uno verso l’altro. Negare questa reciprocità non aiuta le donne, ma impedisce di capire le dinamiche della „Violenza Situazionale di Coppia“ (come definita dal sociologo Michael P. Johnson), che è ben diversa dal „Terrorismo Intimo“ patriarcale e richiede strumenti d’intervento differenti.
Fonte: https://domesticviolenceresearch.org/
La „psicologia“ dei numeri
Infine, la violenza psicologica. È interessante notare come certi criteri statistici includano in questa categoria anche „l’essere umiliate“ o il ricevere critiche insistenti. Se applicassimo questi standard con lo stesso rigore a entrambi i sessi, probabilmente scopriremmo che la „casa“ è un campo di battaglia dove i rintocchi delle campane suonano da entrambe le parti.
Senza nulla togliere alla gravità dei casi di femminicidio e di abuso grave, che vanno perseguiti con la massima severità, una narrazione che gonfia i dati o omette la natura spesso reciproca della conflittualità rischia di trasformare la prevenzione in una crociata ideologica.
Gli anticorpi più efficaci, in fondo, sono quelli della verità scientifica.
Wir könnten uns - als…
Wir könnten uns - als Gesellschaft -
darauf einigen, flächendeckend einzufordern:
Ein Schulfach, zum Thema Gewalt einzuführen – verpflichtend für alle, wie Mathe. Dort würden SchülerInnen lernen: Wo sind meine Grenzen, wie kann ich die kommunizieren? Wo sind die Grenzen des Gegenübers? Was ist Gewalt, wo fängt sie an? Was ist geschlechtsspezifische Gewalt, Homophobie, Rassismus? Wie kann ich einschreiten?
- genauso brauchts Erwachsenenbildung, zum Thema Gewalt!