Sport | L'intervista

Il bomber bolzanino più forte di sempre

Stefan Schwoch ha segnato 135 gol in serie B e detiene tuttora il primato del giocatore più prolifico. "Una volta per un altoatesino, senza il Südtirol, arrivare a fare il professionista era molto più complicato".
Stefan Schwoch
Foto: FC Venezia
  • E’ il bomber per eccellenza. Stefan Schwoch, 56 anni il prossimo ottobre, nato e cresciuto a Bolzano, detiene infatti il record di gol segnati in serie B: ben 135. L’attaccante nato e cresciuto a Bolzano prima di girare l’Italia giocando in diverse formazioni (su tutte Venezia, Napoli, Torino e Vicenza, con cui ha chiuso la carriera e città dove abita oggi e in cui svolge l’attività di consulente finanziario) vanta 14 presenze in A con il Venezia e ben 380 complessive in B. Fino all’ anno scorso è stato commentatore DAZN.  Ha mosso i primi passi all’Imperial, per passare poi al settore giovanile del Trento all’età di 14 anni. In regione ha giocato poi in Interregionale (l’attuale serie D) con Passirio e Benacense.

  • Foto: Stefan Schwoch
  • SALTO: Quando giocava lei era più facile per un bolzanino rispetto ad adesso arrivare al calcio che conta?

    Stefan Schwoch: Direi di no. Ai miei tempi non c’era il Südtirol, l’unica squadra professionistica era il Trento. Adesso i settori giovanili della provincia vengono seguiti maggiormente e la crescita del Südtirol ha contribuito a favorire l’approdo di qualche giocatore locale ad alti livelli. 

    Quanti sacrifici ha fatto per arrivare a fare del calcio la sua professione?

    Quelli più importanti li ho fatti dai 15 anni in poi, quando i ragazzi della mia età iniziano a uscire la sera, la discoteca il pomeriggio: ma quando tu vuoi fare una carriera da professionista non puoi, devi andare a casa. Anche se a me tutto questo non è mai pesato particolarmente e in ogni caso i sacrifici sono stati ampiamente ampiamente ripagati da quello che ho fatto.

     

    Se ho giocato poco in A è di sicuro anche per colpa mia, ma il fatto di essere capitato negli anni dove  giocavano i migliori attaccanti del mondo, da Inzaghi a Del Piero a Totti, non mi ha aiutato

     

    Se non avesse sfondato con il calcio cosa avrebbe fatto nella vita?

    A 14 anni non avevo ancora deciso cosa fare in alternativa: io volevo fare il calciatore e fortunatamente l’ho fatto. Magari avrei fatto l’idraulico come mio fratello o sarei andato a lavorare in un’assicurazione come mia sorella.

    È il miglior marcatore di tutti i tempi di serie B con 135 gol all’attivo: cosa le è mancato per giocare in serie A in maniera continuativa?

    Qualcosa ci ho messo del mio, di sicuro, e poi sono capitato negli anni dove in serie A giocavano i migliori attaccanti del mondo, da Inzaghi a Del Piero a Totti. Era un campionato dal punto di vista qualitativo nettamente superiore a quello di adesso. Inoltre qualche errore l’ha commesso chi non mi ha consentito di giocare in A, in primis i direttori sportivi: se ho fatto tanti gol in B delle opportunità dovevo averle.

  • Stefan Schwoch con la maglia del Vicenza Foto: SW
  • Chi è l’allenatore che le ha dato di più?

    In primis Walter Novellino: sono stato con lui a Ravenna, ho vinto il campionato a Venezia e a Napoli, ed è quello con cui ho avuto più soddisfazioni. Poi Andrea Mandorlini, che mi ha dato molto per il tipo di gioco che attuava. In generale però da tutti ho avuto modo di rubare e di apprendere qualcosa.

    Qual è stato il momento più bello quello più brutto della carriera?

    I più belli quando vinci i campionati, come con il Venezia, con il Napoli, con il Torino (tutti e tre valsi la promozione in A). Giocare davanti a 80 mila persone a Napoli è una cosa incredibile, ma anche la sfilata sul Canal Grande me la ricorderò per sempre. La delusione più grande non aver vinto il campionato a Vicenza: ci tenevo tantissimo.

     

    Per caratteristiche e con le dovute proporzioni, Dries Mertens (attualmente al Galatasaray) potrebbe essere lo Stefan Schwoch dei nostri tempi

     

    Il compagno più forte con cui ha giocato e quello con cui ha più legato

    Oddo, che ha vinto un Mondiale, Matuzalem, che ha fatto la Champions, ma anche Stellone, uno che aveva qualità importanti che non è però riuscito a sfruttare appieno. Ho legato tantissimo con Zauli, ma più di tutti, dato che ci sentiamo ancora oggi e siamo veramente amici, con Michele Marcolini.

    Chi è lo Stefan Schwoch dei giorni nostri?

    Non ho e non avevo un fisico prestante, pur non essendo alto però giocavo da punta centrale. E’ difficile fare un nome, anche se, per caratteristiche e con le dovute proporzioni, Dries Mertens (attualmente al Galatasaray): prima punta che attacca la profondità, bravo con i piedi, anche se calciava molto meglio di me.

    Un pensiero alla Nazionale l’ha mai fatto?

    No, bisognava giocare in serie A per fare un pensiero alla Nazionale, adesso ci arrivano anche troppo presto. In questi ultimi anni ho visto esordire in Nazionale gente che non aveva una presenza in serie A e ci sarà un motivo perché non siamo andati per due volte di fila ai Mondiali.

    Appese le scarpe al chiodo iniziò la carriera da ds al Vicenza.

    Esperienza che volevo fare, l’ho iniziata in un momento e nel modo sbagliato però perché non avevo potere decisionale, e allora non avrei dovuto accettare. Dopo qualche anno la società ha avuto dei problemi e la mia avventura è terminata. 

    Un suo ritorno nel mondo del calcio è possibile?

    Lo escludo perché il lavoro di consulente finanziario mi porta via troppo tempo. Mi sarebbe piaciuto rimanerci però.

    Il Südtirol ce la farà a rimanere in serie B?

    Mi auguro che possa salvarsi, anche perché è la squadra della città dove sono nato. Dopo la prima stagione dove si è sfiorata la serie A, si è tornati ad una dimensione più adeguata anche se ritengo che con i mezzi economici che ci sono in Alto Adige si possa arrivare a fare la massima serie: ci sono società che ci sono arrivate con mezzi inferiori, tipo il Chievo. E rimanere in serie B anche il prossimo anno significherebbe molto a livello giovanile, dove ci sarebbe qualche opportunità in più per ambire ad approdare al calcio professionistico.