"La ricerca ha un valore in sé"
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SALTO: Professoressa Ferlaino, come è arrivata ad occuparsi di fisica quantistica?
FRANCESCA FERLAINO: Il mio percorso non è stato lineare. Ho frequentato le scuole francesi a Napoli, dove fisica e matematica erano molto presenti già alle elementari e alle medie – come ho visto succede qui in Austria. Ho poi un ricordo preciso di una gita scolastica in Francia, quando avevo dodici anni, in cui visitammo una centrale nucleare. L’idea che da un atomo potesse sprigionare così tanta energia e che questa energia potesse poi aiutarci a riscaldare le nostre case era un’immagine potentissima che mi ha sempre accompagnato. Fu una sorta di rivelazione: un oggetto così piccolo poteva avere un impatto enorme sul mondo reale.
Poi sono passata al liceo classico e l’interesse per la scienza si è un po’ affievolito, ma quel seme era rimasto. Mi iscrissi a fisica alla Federico II di Napoli, con grande sorpresa dei miei genitori.
"È stato fondamentale il lavoro di gruppo, lo studio condiviso..."
Non nascondo che i primi due anni furono durissimi. Non capivo niente e studiavo dalla mattina alla sera. Fu decisivo l'aiuto dei miei compagni di studio - anche loro poi finiti tutti in ambito accademico, a Mainz, Singapore, Roma... Questo dice molto dell’importanza di avere un gruppo di studio o di lavoro che ti porta avanti.
Poi, al terzo anno, arrivò la fisica quantistica: lì tutto divenne improvvisamente molto semplice e diventai io quella che spiegava agli altri. Da quel momento non ho più avuto dubbi.
E ha trovato adesso un modo semplice per spiegare la fisica quantistica?
Utilizzo concetti diversi, non so ancora quale veramente funziona! Proviamo così: la fisica quantistica studia sistemi molto piccoli - atomi e fotoni, le unità fondamentali della materia e della luce - e molto molto fredde. Quando si scende a temperature estremamente basse, vicino allo zero assoluto, le proprietà quantistiche diventano visibili e gli atomi iniziano ad avere delle proprietà come se fossero delle onde: non sono più localizzati in un punto specifico dello spazio, ma possono essere un po' ovunque. È come un’onda nel mare. E tante onde che si sommano costituiscono una macro-onda, che è quello che studio io: si chiama il condensato di Bose-Einstein, uno stato in cui gli atomi “si mettono d’accordo” e iniziano a comportarsi come un’unica entità collettiva.
"...Come se improvvisamente gli atomi suonassero in perfetta sincronia..."
È come se fosse un’orchestra e, ad alte temperature, ogni atomo suona uno strumento diverso, senza direttore: il risultato è solo rumore. Ma quando si entra nelle proprietà quantistiche, è come se improvvisamente tutti gli atomi suonassero la stessa nota, in perfetta sincronia. Questo passaggio è molto evidente negli esperimenti: si passa da un comportamento caotico a uno estremamente ordinato. È affascinante perché ci permette di osservare direttamente fenomeni quantistici su scala macroscopica, come se avessimo una lente di ingrandimento sulla materia.
Le chiederanno spesso a cosa serve tutto questo…
Preferisco rispondere parlando del valore della ricerca fondamentale. La ricerca ha un valore in sé, indipendente dall’applicazione immediata. La bellezza è nel percorso stesso della conoscenza. Le applicazioni poi arrivano sempre, spesso in modi imprevedibili. Le equazioni di Einstein hanno portato al laser. Tutti noi utilizziamo quotidianamente tecnologie basate sulla fisica quantistica quando usiamo il GPS.
"La bellezza è nel percorso stesso della conoscenza"
Ma non è questo il punto: dobbiamo dimenticarci un attimo dell'uso immediato e capire il valore della ricerca fondamentale. Mi piace pensarla come motore di una visione di futuro che poi verrà. L'importante sono questi mattoni di conoscenza che io, le generazioni che mi hanno preceduto e quelle che verranno, impileremo insieme.
Il premio di Scienziata dell’Anno che ha appena ricevuto riconosce il lavoro fatto anche nella comunicazione scientifica. Perché oggi questo aspetto è così importante?
Viviamo un momento molto, molto, molto difficile per il pensiero umano - non solo quello scientifico - con due tendenze preoccupanti. Da un lato c’è una tendenza a ragionare in modo binario – giusto/sbagliato, vero/falso – che impoverisce la complessità del pensiero umano.
“Fatti e opinioni non sono la stessa cosa"
Dall’altro, si tende a mettere opinioni e fatti sullo stesso piano. No, non sono la stessa cosa. La scienza si basa su osservazioni, dati, misure. Non siamo politici, dobbiamo distinguere chiaramente fatti e osservazioni dalle opinioni: il nostro compito è separare ciò che è dimostrabile da ciò che è opinabile.
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Chi è la Scienziata dell'Anno 2025
Francesca Ferlaino, 48 anni, è nata a Napoli e ha studiato fisica a Napoli, Trieste e Firenze specializzandosi in gas quantistici ultra-freddi. Dal 2006 è ricercatrice all’Università di Innsbruck, dove dal 2014 è docente di fisica sperimentale e dirige l’Istituto di Ottica Quantistica e Informazione Quantistica (IQOQI) dell'Accademia delle Scienze Austriaca.
Vincitrice di tre grant del prestigioso European Research Council e di numerosi premi internazionali, è anche fondatrice della rete Atom*innen per le donne nella fisica. È stata appena eletta Scienziata dell’anno 2025 dal Klub der Bildungs- und Wissenschaftsjournalist:innen.
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Il 2025 è stato un anno particolarmente importante per la comunicazione nel suo campo …
Sì, è stato l’anno internazionale della Fisica Quantistica e in Austria, come in molti altri paesi, ci siamo messi al servizio del pubblico, aprendo le porte dei nostri istituti, organizzando conferenze e attività nelle scuole. In un momento geopolitico in cui la fisica quantistica è considerata una tecnologia strategica per i prossimi decenni, era importante mostrare che tutto nasce dalla ricerca universitaria, dalle idee, dal lavoro quotidiano nei laboratori.
"La fisica quantistica è considerata strategica in questo momento geopolitico"
Un progetto interessante che facciamo da molti anni è dell’Euregio. Con il Trento–Innsbruck Technology Tour studenti di fisica da tutta Europa visitano i laboratori di Trento e Innsbruck, seguono lezioni, incontrano ricercatori. È un’esperienza immersiva che mostra come la scienza sia anche collaborazione, mobilità, scambio continuo.
Come vede oggi il rapporto tra Europa e Stati Uniti nella ricerca scientifica?
I colleghi americani risentono molto di un’influenza che, diciamo così, non è quella della scienza. Molti hanno avuto tagli a progetti specifici ma, visto il suo impatto geopolitico, la fisica quantistica sta ricevendo finanziamenti molto importanti negli Stati Uniti - diversamente da altri campi di ricerca che sono stati molto umiliati dai recenti cambiamenti. I docenti americani sono però preoccupati dalla diminuzione di studenti stranieri, soprattutto asiatici, nelle loro università.
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Lei ha anche fondato Atom*innen, la rete di donne nella fisica. Come nasce questo progetto?
Atom*innen nasce con un duplice obiettivo. Da un lato, rendere visibili i dati, diventare un punto di riferimento per chiunque voglia capire dove siamo e cosa è cambiato davvero. Dall’altro, creare una comunità.
Dopo anni di dibattiti sulla parità di genere, di misure correttive, di articoli e prese di posizione pubbliche, volevo capire - partendo da dati e numeri chiari - se qualcosa fosse davvero cambiato. Guardando i dati emerge un quadro stabile in Europa, ma non in crescita: la percentuale di ragazze che si iscrivono al primo anno di fisica è ferma da circa dieci anni attorno al 30% (in Austria siamo intorno al 24%, in Italia al 36% - quindi leggermente sopra la media europea). Ma man mano che si procede nella carriera accademica, dalla laurea triennale alla magistrale, fino al dottorato, le percentuali diminuiscono.
Il dato più significativo riguarda poi il vertice della carriera: tra i professori ordinari di fisica, in molti paesi europei la percentuale di donne si allinea sul 10%. Questo significa che, se entro in un comitato di dieci persone, mi ritrovo da sola. È evidente che questo non rispecchia né la composizione della società né il bacino di talenti disponibili.
"Atom*innen mette in rete donne che lavorano nella fisica quantistica creando una massa critica per combattere l'isolamento"
E quando si scende sotto il 30%, non si è solo una minoranza: si è una minoranza senza massa critica e il rischio è l’isolamento. La piattaforma lavora per trasformare l’isolamento in senso di appartenenza. Localmente, paese per paese, siamo poche. Ma se iniziamo a pensarci in modo globale, a livello europeo – e in prospettiva internazionale – diventiamo molte. Grazie al sostegno dell’Accademia Austriaca delle Scienze, l'Istituo che dirigo ha un gender officer che si occupa specificamente di Atom*innen. Questo ci permette non solo di raccogliere e monitorare dati, ma anche di organizzare attività concrete: eventi durante conferenze scientifiche, iniziative di orientamento nelle scuole, collaborazione con le principali società di fisica europee – dalla francese alla tedesca, dalla spagnola ad altre ancora.
Dopo quasi vent’anni a Innsbruck, si sente ormai un po' tirolese?
Mi considero una persona abbastanza camaleontica: dove mi metti sto bene, basta che mi porti dietro il mio laboratorio; qui sto da Dio. Certo, Napoli e Innsbruck sono completamente diverse, Napoli è caotica nel senso buono, ha il mare e una storia profonda, ma io ho imparato ad amare le montagne. Adoro sciare e qui lo faccio quasi ogni settimana, e ora pratico altri sport di montagna. Il Tirolo, sia del Nord che del Sud, è un posto fantastico dove vivere. Ma la squadra del cuore resta il Napoli (il padre è l’ex presidente della squadra partenopea, n.d.r.) – ammetto che seguo più lo sci austriaco che la squadra di calcio di Innsbruck.
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Die Auszeichnung
"Der Klub der Bildungs- und WissenschaftsjournalistInnen verleiht die Auszeichnung „WissenschafterIn des Jahres“ nicht nur für exzellente Forschung, sondern vor allem auch für das Bemühen von Forschenden, ihre Arbeit einer breiten Öffentlichkeit verständlich zu machen. Damit leisten sie nicht nur einen wichtigen Beitrag zur Bildung, sondern sie steigern auch das Bewusstsein für die Bedeutung der heimischen Wissenschaft im Allgemeinen".
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