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La riforma vede il traguardo

Riforma dello Statuto d'Autonomia, via libera definitivo della Camera con 237 sì – e l'astensione del Partito Democratico. Ora il testo torna al Senato per l'approvazione finale. Ma su Vienna continua lo scontro SVP-Urzì.
Abgeordnetenkammer
Foto: Camera dei Deputati
  • La riforma costituzionale dello Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige compie un altro passo avanti. Oggi pomeriggio l’Aula della Camera ha approvato il disegno di legge costituzionale con 237 voti favorevoli e 92 astensioni, senza voti contrari. Il provvedimento dovrà ora tornare al Senato per l’ultima lettura prevista dall’iter delle leggi costituzionali. Il voto viene salutato da Volkspartei e centrodestra come un passaggio politico rilevante, che avvicina il traguardo finale della riforma. Restano però ancora alcuni passaggi formali e politici, a partire – secondo il partito di raccolta sudtirolese – dallo scambio di note tra Roma e Vienna, prima dell’approvazione definitiva a Palazzo Madama.

  • Urzì kingmaker

    Per Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia), relatore di maggioranza del testo, il voto della Camera conferma la solidità dell’impianto della riforma. In una nota, il deputato ha sottolineato che il provvedimento ha ottenuto un consenso più ampio della sola maggioranza richiesta, parlando di una riforma capace di tenere insieme “le diverse espressioni del territorio” e, “per la prima volta”, anche alcune richieste specifiche della componente italiana. Tra i punti rivendicati da Urzì ci sono la riduzione da quattro a due anni della residenza necessaria per votare, l’introduzione della residenza storica, clausole di garanzia sull’equilibrio tra gruppi linguistici nelle Giunte provinciali e l’abolizione del divieto che impediva, in alcuni casi, a un solo consigliere del gruppo linguistico italiano o ladino di fare l'assessore comunale. Il parlamentare di FdI ha inoltre collegato la riforma a un obiettivo più ampio: ridurre i conflitti davanti alla Corte costituzionale e chiarire meglio il quadro delle competenze tra autonomia e Stato.

  • La SVP critica i dem

    Toni soddisfatti anche dalla SVP, che parla di riforma “sul rettilineo finale”. I deputati Dieter Steger, Renate Gebhard e Manfred Schullian definiscono il voto di Montecitorio un “ulteriore passo decisivo” e sottolineano che il calendario starebbe procedendo più velocemente del previsto. Secondo Steger, se i prossimi passaggi andranno a buon fine, il percorso potrebbe chiudersi entro l’estate. Nel comunicato diffuso dopo il voto, la SVP richiama anche l’origine politica del percorso, facendo riferimento all’impulso dato nel 2022 dal Presidente della Provincia Arno Kompatscher. Il partito insiste su un punto: la riforma non riguarderebbe soltanto il ripristino di competenze considerate erose nel tempo, ma anche la previsione di una clausola di salvaguardia per “proteggere il livello di autonomia raggiunto”.

    Steger mette però l’accento anche sui passaggi politici ancora aperti. Tra questi, appunto, lo scambio di note con l’Austria, considerato dalla SVP un elemento politicamente rilevante. Nello stesso passaggio, il partito prende le distanze dalle dichiarazioni di Urzì sul percorso ormai chiuso, ricordando l’impegno assunto secondo la SVP dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presenza dell’allora cancelliere austriaco Karl Nehammer.

  • La deputata della SVP Renate Gebhard: stoccata al PD per l'astensione in aula sulla riforma dell'Autonomia. Foto: Othmar Seehauser
  • Nel comunicato c'è spazio anche per una stoccata finale al Partito Democratico. La SVP critica infatti la scelta dell’astensione da parte dei deputati dem, ricordando che in precedenza il PD aveva votato a favore della riforma. Per Gebhard, in una votazione che richiede una maggioranza assoluta, l’astensione (che vale come un voto contrario) finisce di fatto per pesare come una presa di distanza politica, tanto più significativa su un tema presentato da anni come centrale per la tutela dell’autonomia. Ora la palla passa al Senato, chiamato a dare l’ultima parola sulla riforma.