Una casa per tutti
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L’editoriale di Alberto Winterle del Turris Babel No.139 Wohnen ist Leben - SOCIAL HOUSING - Abitare è vita
Im Rahmen des Monatsthemas von SALTO change im Februar „Leistbares Wohnen und neue gemeinschaftliche Lebensmodelle“ ist am Wochenende bereits eine deutsche Übersetzung von der Redaktion veröffentlich. Hier nun das italienische Original.
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Con la nostra rivista, strutturata in numeri monografici, affrontiamo molti temi legati all’architettura e alla trasformazione del paesaggio. Alla base di tutto però, vi è una questione non solo architettonica e urbanistica, ma prevalentemente etica e politica su cui porre l’attenzione: le comunità devono avere come priorità l’obiettivo di offrire la possibilità a tutti di avere una casa, dove anche la qualità architettonica deve essere rivendicata come diritto.
Il „diritto alla casa“, infatti, non è solamente un fondamentale diritto naturale ma esprime un primario bisogno dell’uomo. Fin dalla nostra comparsa sulla terra, il nostro stesso istinto ha manifestato la necessità di individuare uno spazio protetto dove potersi riparare e sentirsi al sicuro. Se però in altre epoche era possibile attraverso un’iniziativa autonoma, individuare un luogo dove insediarsi, trovando in loco gli strumenti e materiali per costruire la propria casa, risulta ovvio che in una società evoluta, dove i singoli individui sono diventati comunità, vi siano limiti e norme che regolano l’iniziativa sia privata che pubblica. -
La domanda di abitazioni, intesa come necessità di un bene primario, ha però nel tempo trasformato quello che doveva essere un valore d’uso in un modello di consumo. Il godimento del bene casa, oggi, non è più un obiettivo condiviso ultimo, ma si apre a un mercato di investimento immobiliare che attiva un settore di produzione di beni finali. È il mercato che stimola a „investire sul mattone“, offrendo certamente sviluppo economico e sociale, perseguendo tuttavia la massima redditività dell’investimento, che senza una politica di controllo dei prezzi, altera di fatto la capacità di accesso alla casa. Tali dinamiche escludono così interi settori della popolazione che non hanno i mezzi necessari per stare al passo del mercato e assicurarsi una casa di proprietà solamente con le proprie risorse, e faticano anche ad accedere agli alloggi in affitto, condizionati anch’essi dalle logiche del mercato. Nel manifestarsi di tale disuguaglianza, solo la riaffermazione del primato della politica può colmare quel vuoto e quella distanza tra cittadini che hanno, o dovrebbero avere, gli stessi diritti e possibilità. Si tratta di un principio chiaramente espresso nell’articolo tre della nostra Costituzione che evidenzia: „è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…“.
È quindi compito dell’iniziativa pubblica individuare i possibili strumenti per attuare politiche non solo di individuazione dei luoghi da sviluppare attraverso la programmazione urbanistica, ma anche dei mezzi per costruire strutture capaci di dare risposte ai propri cittadini.le risposte individuate nel passato non sono oggi più sufficienti
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Vi sono stati nella recente storia del nostro paese alcuni momenti particolari in cui sono state attuate importanti iniziative e piani nazionali, penso ad esempio al famoso Piano InaCasa che nel primo dopoguerra, nel 1949, ha agevolato la costruzione di case per lavoratori dipendenti grazie a un fondo definito con un prelievo forzoso proveniente direttamente dagli stessi lavoratori. Ma le risposte individuate nel passato non sono oggi più sufficienti. Non corrispondono più alla complessa situazione economica e sociale attuale e sicuramente del prossimo futuro. La società sta cambiando, le famiglie sono composte da diverse combinazioni affettive, si registra un progressivo invecchiamento della popolazione ed un sensibile calo demografico. Mutano velocemente anche le nostre necessità, abbiamo visto in questi ultimi anni quanto un’emergenza sanitaria può influire nella percezione delle nostre priorità e dei nostri bisogni. Inoltre, va evidenziato che anche in un contesto economico privilegiato, come quello della provincia di Bolzano, possono nascere nuove condizioni di povertà. Infatti, proprio a causa dell’alta redditività del bene casa, l’economia turistica crea ulteriori disequilibri, impedendo agli abitanti e lavoratori di trovare un qualsiasi appartamento a costi accessibili. Si innescano in questo modo, all’interno dei nostri territori, delle migrazioni obbligate dalle località più note ai luoghi economicamente meno appetibili, costringendo gli ex-abitanti delle località turistiche a percorrere ogni giorno distanze sempre maggiori per raggiungere il proprio posto di lavoro.
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È quindi necessario affrontare in modo strutturale il complesso tema del diritto alla casa. Si devono attuare politiche innovative e individuare visioni inedite capaci di sperimentare nuovi modelli di housing sociale. L’obbiettivo non è solo quello di soddisfare le esigenze dei meno abbienti, ma di riprogrammare l’impostazione urbanistica provinciale e riprogettare parti intere di paesi e di città. È tempo di sperimentare nuovi modelli di abitare in cui possono trovare casa più soggetti, prevedendo una mixité funzionale capace di rispecchiare la complessità della società contemporanea. Case per giovani, per famiglie monoparentali, case per lavoratori precari o temporanei, alloggi per studenti, alloggi protetti per anziani, strutture per il ceto medio dove possono essere collocati anche studi privati, laboratori, insomma qualche cosa che rispecchi la complessità e la pluralità di ciò che oggi noi siamo.
Lo spazio abitativo non va però individuato solamente nella singola casa, o nell’alloggio, ma piuttosto nel trasferimento di una varietà di funzioni al quartiere e alle unità di vicinato, dove si possano aprire nuove possibilità per connettere efficacemente lo spazio dell’abitazione a quello del lavoro, della cultura, dell’istruzione e formazione, del tempo libero, cercando di costruire una diversa sostenibilità ecologica e sociale.è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…
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Risulta evidente che, rispetto all’attuale domanda, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è assolutamente insufficiente. Si tratta di una mancanza „strutturale“ che corrisponde ad un sistema economico e culturale dove la „giustizia sociale“ non è un fatto compiuto. Per questo il nostro primo sguardo si è rivolto verso l’esperienza viennese, dove il 55% del patrimonio edilizio abitativo è di proprietà pubblica. Si tratta forse di un modello difficilmente eguagliabile, perché basato sulla costruzione di strutture da offrire a prezzi calmierati, mentre le politiche del nostro paese tendono invece a erogare contributi finanziari per agevolare l’acquisto, il recupero dell’esistente o la nuova costruzione. Vi sono in realtà in provincia alcune iniziative di singoli comuni o di enti, non a fine di lucro, che si orientano verso la dotazione di un patrimonio da mettere a disposizione di diversi ceti sociali e diverse soglie di reddito, ma sono ancora soluzioni limitate e non sufficientemente diffuse. Per questo abbiamo provato ad indagare il livello più organizzato ed efficiente costituito dall’housing sociale, primo gradino ben strutturato dell’iniziativa pubblica. Per comprendere le dinamiche in atto, abbiamo chiesto ai responsabili dell’IPES che si occupa dell’edilizia sociale in Provincia di Bolzano, di spiegarci quali sono le politiche e le strategie in atto nella nostra realtà territoriale. I progetti, di cui proponiamo alcuni esempi, riguardano sia la realizzazione di nuove costruzioni che anche il restauro e recupero di edifici esistenti, ed inoltre il fondamentale impegno nella riqualificazione energetica e qualitativa del patrimonio edilizio esistente. Registriamo con favore che l’IPES, oltre a gestire l’importante patrimonio di 13.500 alloggi, per i nuovi interventi si pone l’obbiettivo di raggiungere un’alta qualità dei progetti, utilizzando „abitualmente“ lo strumento del concorso di progettazione, per individuare la soluzione più idonea e convincente. Rimane però che per la necessità di standardizzare alcuni processi e alcune caratteristiche formali, per una più funzionale gestione degli immobili, i progetti tendono ad una „normalizzazione“ che smussa alcuni degli aspetti che caratterizzano i progetti scelti come vincitori dei concorsi.
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Rispetto al patrimonio edilizio e alle apprezzabili politiche abitative coordinate dall’IPES, manca però un livello successivo, ovvero un concreto impegno per Ia realizzazione di alloggi di iniziativa pubblica per la classe media, sperimentando nuovi modelli di convivenza e di conseguenza nuovi modelli abitativi anche attraverso una più fertile sperimentazione progettuale.
È necessario affrontare questa „nuova emergenza“, consapevoli dei continui cambiamenti sociali, mettendo in campo le migliori progettualità e le necessarie risorse, consapevoli che il diritto alla casa è allo stesso tempo un diritto sociale e culturale, e poi anche economico. -
TURRIS BABEL è la rivista di architettura della Fondazione Architettura Alto Adige, frutto della collaborazione appassionata e volontaria di giovani architetti. La Redazione si è posta come obiettivo, quello di risvegliare l’interesse per l’architettura non solo tra gli esperti in materia, ma anche tra la popolazione, di rilanciare su tutto il territorio ed a livello nazionale, il dibattito sull’architettura in Alto Adige, di promuovere la divulgazione di una buona progettazione, cosciente delle implicazioni socio-economiche ed ambientali che essa comporta.
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