Umwelt | Nicola Armaroli

La transizione energetica è superata?

Lo abbiamo chiesto a Nicola Armaroli a Key Energy 2026
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Intervista a Nicola Armaroli
Foto: Alperia
  • È davvero possibile che la transizione energetica sia “passata di moda”?

    A partire da questa domanda provocatoria si è sviluppato il dialogo tra Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Anna Carassai, Responsabile Sustainability Controlling & Energy Efficiency Advisory di Alperia durante Key Energy 2026: un confronto diretto, basato sui dati.

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    Secondo Armaroli, la percezione di una transizione in affanno non nasce da un venir meno delle sue ragioni, ma da un cambio di contesto. Dopo una fase iniziale segnata da aspettative molto elevate, il confronto con la realtà tecnica, economica e geopolitica ha reso evidente la complessità del percorso. Una fase che lo scienziato definisce “adolescenziale”: complessa e a tratti faticosa, ma decisiva per costruire un sistema energetico più solido e maturo.

     

  • (c) Alperia

  • La crisi climatica non segue i cicli politici

    Al di là delle oscillazioni del dibattito politico, il motore della transizione resta invariato: la crisi climatica. I dati scientifici mostrano come il riscaldamento globale non sia più un’ipotesi teorica, ma una realtà già in atto, con conseguenze concrete. In questo contesto, la transizione energetica non è una scelta ideologica, ma una necessità.

    “Non la facciamo perché ci piace – ha sottolineato Armaroli – ma perché non abbiamo alternative”.

    Il sistema energetico globale continua, inoltre, a poggiare su una struttura fragile, dipendente dai territori in cui le fonti fossili sono disponibili, che lo espone a rischi economici e strategici. È anche per questo che la transizione non può essere letta come una moda passeggera.

    I numeri dimostrano che siamo sulla strada giusta

    In Italia una quota significativa della domanda elettrica è già coperta da fonti rinnovabili e il fotovoltaico ha registrato nuovi record di produzione. Un trend che si conferma a livello europeo, dove eolico e solare hanno superato la produzione da fonti fossili. Non si tratta di episodi isolati, ma del risultato di investimenti, convenienza economica e rapidità di installazione.

    Perché il fotovoltaico è diventato centrale

    In questo scenario il fotovoltaico si è affermato come uno dei pilastri della transizione grazie a caratteristiche strutturali difficilmente replicabili:

    “Il fotovoltaico é una tecnologia con manutenzione minima e una modularità che non ha eguali”,

    ha spiegato Armaroli, con la possibilità di essere installato praticamente ovunque, dai contesti urbani ai territori più remoti. L’integrazione con i sistemi di accumulo ha ulteriormente rafforzato il suo ruolo, rendendolo una tecnologia chiave per la sicurezza energetica.

    Elettrificazione ed efficienza: il vero cambio di paradigma

    Accanto allo sviluppo delle rinnovabili, Armaroli ha richiamato l’importanza dell’elettrificazione dei consumi finali come vero cambio di paradigma.

    “Elettrificare significa puntare su manifattura, competenze e know‑how: è esattamente ciò su cui l’Europa può giocare la propria partita”.

    La transizione è quindi anche una questione industriale, soprattutto per l’Europa: continuare a dipendere dalle importazioni di combustibili fossili o investire in un sistema elettrico fondato su rinnovabili, che consente di valorizzare le competenze tecnologiche e la manifattura avanzata.

    L’elettrificazione, se accompagnata da reti adeguate e sistemi di accumulo, consente di ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza complessiva del sistema.

    Mobilità elettrica: tra ritardi e percezioni

    Il confronto si è infine spostato sulla mobilità elettrica, spesso al centro di un dibattito polarizzato. In Italia, i numeri delle auto elettriche restano inferiori rispetto ad altri Paesi europei, nonostante una rete di ricarica già avanzata. Secondo Armaroli, una parte delle resistenze nasce da una comunicazione poco efficace:

    “Si parla troppo poco dei benefici concreti, dalla qualità dell’aria alla salute delle persone”.

    La domanda che resta aperta

    Il messaggio conclusivo è chiaro: la transizione energetica non è passata di moda. È entrata in una fase che richiede maggiore realismo, competenze, investimenti e una narrazione capace di tenere insieme dati, tecnologia e impatti sulla vita quotidiana.

    “La vera domanda – ha osservato Armaroli – è se riusciremo a completare questa trasformazione in tempo, prima che le conseguenze della crisi climatica diventino ancora più profonde e difficili da gestire”.