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Politik | Avvenne domani

Come voteremo (forse)

Volonteroso tentativo di far chiarezza nel caos che circonda il prossimo appuntamento con le elezioni parlamentari.

Nel primo articolo di questa serie abbiamo compiuto una rapida cavalcata nella storia delle consultazioni elettorali politiche in Alto Adige dal 1921 i giorni nostri per capire come, nelle varie epoche e sotto i vari regimi, sia stato affrontato il problema di garantire adeguata rappresentanza ai gruppi linguistici che convivono in provincia di Bolzano. Ci siamo fermati quasi ai giorni nostri e cioè alle ultime elezioni, quelle del febbraio 2013, nelle quali, come abbiamo visto, si è votato ancora una volta con il famoso "Porcellum".

Da quel momento in poi è successo un po' di tutto. Per prima cosa, nel 2014, c'è stato un drastico intervento della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità sostanziale di quasi tutto l'impianto del "Porcellum" stesso. Anche da qui è partita una fase di totale revisione dell'intero sistema elettorale. Con la riforma costituzionale elaborata dal governo Renzi, si è deciso innanzitutto di mandare in soffitta il sistema bicamerale, eliminando in pratica il ruolo del Senato. Partendo da questo presupposto, nel 2015,  è stata cambiata anche la legge elettorale per la Camera con il varo del cosiddetto "Italicum". Non entreremo nel dettaglio del sistema previsto da questa legge, anche perché significherebbe abusare inutilmente della pazienza di chi ci legge, dato che, con il referendum costituzionale del novembre 2016 e con un'altra sentenza della Corte di qualche settimana dopo l'intero sistema è stato in buona parte cancellato.

Non del tutto però. La Corte Costituzionale ha bocciato in alcuni punti di rilievo l'Italicum, ma non lo ha abolito del tutto. Restano valide ad esempio, ed è quel che ci interessa ai fini del nostro lavoro, le parti che regolano il meccanismo elettorale nel Trentino Alto Adige.

Quando fu varato l'Italicum l'accordo politico tra SVP e PD produsse una normativa in base alla quale, a differenza dei sistemi previsti in tutto il resto d'Italia, nel collegio di Trento e Bolzano per la Camera fu reintrodotto il sistema che aveva funzionato dal 1993 al 2001, il cosiddetto "Mattarellum", dal nome di Sergio Mattarella che di quella legge elettorale fu il relatore e che oggi è il Capo dello Stato.

Quel sistema prevedeva, come abbiamo visto nel primo articolo di questa serie, la suddivisione del territorio regionale in otto collegi uninominali. Altri tre seggi venivano attribuiti in base ai voti ottenuti nella cosiddetta quota proporzionale, con un complesso sistema di calcolo.

Perché ripetiamo tutto questo?

Perché questo è il sistema con il quale, in Alto Adige e nel Trentino, andremo a votare per la Camera tra qualche mese se i partiti, a Roma, non troveranno un'intesa per varare una nuova legge elettorale.

Questo è anche il sistema che la Südtiroler Volkspartei aveva concordato con gli alleati del PD di introdurre nel nuovo modello di legge sul quale, nella tarda primavera scorsa, pareva esser stata trovata, tra le maggiori forze politiche, un'intesa abbastanza solida. Non tanto, però, da non crollare miseramente proprio a causa della "eccezione" riservata al Trentino Alto Adige e bruscamente abolita con un emendamento presentato dalla forzista Biancofiore.

Da allora la discussione è rimasta in una fase di stallo. Negli ultimi giorni si è ricominciato a parlare dell'ipotesi di metter mano ad una nuova legge e subito gli esponenti della SVP hanno ricordato ai partiti di governo che il loro appoggio, vitale al Senato, dipende dal fatto che venga onorato il patto sulla legge elettorale. Furiose le reazioni delle opposizioni, a Roma come a Bolzano. Il sistema dei collegi uninominali reintrodotto su richiesta SVP nell'Italicum e che ora si vorrebbe trasportare anche nella nuova legge, viene definito antidemocratico, pensato solo per gli interessi del partito di raccolta sudtirolese. Giovedì scorso tutte  le minoranze in Consiglio Provinciale a Bolzano hanno presentato un documento da inoltrare a Roma nel quale chiedono una diversa soluzione. Vorrebbero che la provincia di Bolzano venisse costituita in collegio autonomo nel quale i deputati verrebbero eletti con un sistema proporzionale come avviene per le elezioni del Consiglio Provinciale stesso. La proposta non è passata all'esame consiliare, ma i consiglieri di opposizione hanno già annunciato che la porteranno comunque davanti alle forze politiche nazionali. Dovranno fare i conti con numerose obiezioni, non ultima quella sui pericoli insiti nel fatto di frantumare, dopo settant'anni, il collegio unico regionale.

Questa è la situazione politica al momento in cui stendiamo queste note. Per gli osservatori è assai difficile che le forze politiche trovino, nelle poche settimane che ci separano dal voto, un accordo tale da permettere l'approvazione di una nuova legge. Anche se questo processo fosse avviato, resterebbe da superare il nodo del patto con la SVP, che il PD, partito di maggioranza relativa, si è detto deciso ad onorare.

La Volkspartei, peraltro, si trova nella beata condizione di quelle squadre di calcio che affrontano la partita di ritorno potendo contare, per passare il turno, su due risultati su tre. Anche se i tentativi di varare una nuova legge andassero a vuoto, infatti, le prossime elezioni per la Camera, nel Trentino Alto Adige si svolgeranno proprio con il modello più gradito al partito sudtirolese.

La questione suscita un interesse limitato nell'opinione pubblica, distratta da ben altre emergenze vere o presunte, ma il tema è di interesse tutt'altro che secondario, in quanto l'adozione di questo o di quel sistema elettorale condiziona pesantemente l'atteggiamento dei partiti, la natura stessa delle loro proposte politiche e soprattutto la scelta delle persone che dovranno essere proposte agli elettori come candidati. L'adozione di un sistema proporzionale esalta, tanto per capirci, il ruolo e le capacità propositive dei partiti, mentre, come del resto l'esperienza fatta tra i 94 e il 2001 dimostra, l'adozione dei collegi uninominali impone scelte del tutto diverse. Le singole forze politiche sono sollecitate a trovare intese per formare coalizioni il più vasta possibile. Proprio per questo sono meno appetibili i candidati direttamente espressione di questo o di quel partito e prendono quota i nomi di "outsider" sui quali possano più facilmente convergere i consensi di gruppi di elettori diversi. Non è un caso che la stessa SVP abbia ipotizzato, nel caso fosse chiaro che si torna a votare con i collegi uninominali, di  effettuare primarie di collegio per selezionare i candidati.

C'è infine un'ultima questione che non bisogna dimenticare. Il 2018, in Alto Adige, non sarà anno elettorale solo in grazia delle politiche di primavera. Nel tardo autunno si andrà a votare anche per le provinciali, la cui importanza politica, in sede locale, è assolutamente superiore. Molte delle mosse che i partiti faranno per la prima scadenza elettorale, andranno interpretate, quindi, nell'ottica di una strategia complessiva nella quale l'obiettivo fondamentale è quello di un successo nelle "provinciali". Candidature e alleanze andranno misurate con questo metro. Per un partito come la Südtiroler Volkspartei, ad esempio, può essere sgradevole ma non drammatico perdere uno o due rappresentanti a Roma, ma la partita fondamentale sarà quella da giocare in autunno, attorno al nodo di una maggioranza assoluta da riconquistare o da perdere definitivamente. (2 - fine)