La carenza non sarà più una colpa
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Il nuovo disegno di legge sui debiti scolastici
Egr. dott. Giuseppe Rizza,
credo che a nessuno a cui importi della scuola sia mancato un moto di sincero sconforto nel leggere la sua intervista del 24 gennaio: „La carenza non sarà più una colpa“.
La concezione dell’apprendimento didattico da lei caldeggiata è un concentrato – stessi argomenti, stessa terminologia – di quella „nuova“ pedagogia che da mezzo secolo sta debilitando il vigore dei nostri giovani.
Come faccia a non vedere lo sconquasso che questo „nuovo“ ha prodotto, al punto da richiederne una dose supplettiva, è cosa che mi lascia allibito. Nel nuovo disegno legge sui debiti formativi, lei afferma: „Le carenze non saranno più una colpa“. Le faccio osservare che è da tempo che non lo sono più per gli studenti, visto che ne è stata attribuita per intero la responsabilità agli insegnanti, caposaldo questo che lei non rigetta affatto: „Se è demotivato, uno studente non impara nemmeno se gli facciamo fare cento esercizi in più; il recupero deve ridare fiducia, non solo nozioni“. Ecco svelata la colpa dell’insuccesso formativo, espressa in petulante litania da quasi mezzo secolo: „lezioni poco coinvolgenti basate sul nozionismo acritico che privilegia la memorizzazione e la passività“. Mi meraviglio che non abbia citato Morin – in voga tra i „nuovi“ pedagogisti –: „Meglio una testa ben fatta che una testa ben piena“. In compenso ha menzionato Gardner – anch’esso molto in voga –: „Le intelligenze sono multiple e l’uniformità forzata (tempi identici per tutti; un unico ritmo di marcia) genera dispersione scolastica e diseguaglianza, condizioni gravemente ostative di due importanti doveri costituzionali: garantire a tutti le basi comuni, ossia cittadinanza e alfabetizzazione; permettere a ciascuno la propria crescita personale“.
È difficile capire dove vede lei questa rigidità: non v‚è scuola più malleabile della nostra. L’abbassamento dei valori minimi richiesti, funzionale al successo formativo garantito a tutti, non si è mai fermato. E quanto al diritto di pari opportunità non si contano i piani personalizzati di apprendimento supportanti ogni possibile difficoltà funzionale (Dsa, Bes, ecc.): c‘è chi ironicamente li ha definiti un processo di medicalizzazione della funzione didattica.
Le garantisco dottore che il ritmo di marcia della nostra scuola è già standardizzato sull’ultimo della classe e volevo ricordarle che vi sarebbero anche altri valori previsti dalla Costituzione, i diritti dei dotati e dei meritevoli senza i quali non ci sono né ascensore sociale né equa ed efficiente distribuzione di posti e carriere lavorative.
La nuova riforma non farà che rendere ancora più fragili i giovani. Per un falso istinto protettivo li si priva dello strumento educativo più responsabilizzante e stimolante alla loro crescita: la certezza che senza la conoscenza necessaria non è possibile la promozione ad una classe successiva.
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