Gesellschaft | Il business model

Social: e se li comprassimo?

Il vero problema dei social media attuali è il business model. Se invece di essere fintamente gratuiti ne comprassimo l’uso come compriamo un biglietto del treno o un'applicazione per le fatture, i social seguirebbero altre logiche e sarebbero migliori
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  • Una compagnia ferroviaria vuole guadagnare denaro. Proverà per esempio a venderci un biglietto ferroviario per Roma e cercherà di convincerci all’acquisto offrendoci di farci arrivare in sicurezza, comodamente e in breve tempo. 

    Una ditta di software vuole guadagnare denaro. Proverà per esempio con un programma per la fatturazione. Cercherà di fare un programma che ci permetta di gestire più fatture con maggiore facilità e in un tempo più breve, e proverà a vendercelo. Se il programma è buono, noi lo compreremo

    Accade poi che un’altra ditta di software vuole guadagnare denaro, in questo caso con un applicativo per le relazioni sociali. Potremmo aspettarci che cercherà di sviluppare un’app efficiente, che ci permetta di gestire la comunicazione e le relazioni sociali con soddisfazione e senza perdere tempo, tanto da invogliarci a comprarla. 

    E invece no. Non ci offre di pagarlo con del denaro come siamo abituati a fare da secoli. Nemmeno sviluppa il software in modo che sia efficiente rispetto ai nostri scopi.

    Fa invece altre due cose. Per prima cosa recupera una cosa preistorica: il baratto. Lo scambio è darci il software in cambio dei dati relativi alle nostre abitudini, preferenze, relazioni. E chiama questo baratto “gratis”. Ma poi fa una seconda cosa: si fa pagare per mettere inserzioni nel proprio software. Per farci vedere più inserzioni, il programma non ci fa fare le cose che ci servono in poco tempo. Al contrario, dobbiamo starci davanti più tempo possibile. E qui salta tutto. Per farci stare incollati, ogni mezzo è buono: dal farci arrabbiare gli uni con gli altri sino al gratificarci con frenetici e appaganti filmatini e immagini, che ci offre con abilità da tale da renderci dipendenti. È costretto a tenerci incollati, perché sennò fallirà.

    E nessuno potrà fare un prodotto social migliore per cercare di venderlo, perchè tutti gli altri sembra che già lo diano gratis. Non sono cattivi i social, è questo mercato che li costringe a esserlo. E da questa corsa a inefficacia, polarizzazione e dilatazione dei tempi, derivano le condizioni ideali per tutti i problemi relativi ai social media di cui oggi parliamo: dipendenze (specie dei minori), privacy violata, migliaia di fake accounts comprati e no, guerre ibride, bot account, AI slop, e chi più ne ha più ne metta. Hai voglia fact checking e uso consapevole.

    Questo business model perverso, questo mercato anomalo è l’elefante nella stanza. È tempo di vederlo, e di ripristinare un mercato sano, dove le aziende competono per vendere servizi e persone in carne ed ossa li comprano. Bisogna farlo per le persone, ma anche per le aziende e per i creatori di software, che finalmente, liberi da un mercato che li costringe a costruire social che ci drogano e tirano fuori il peggio di noi, potranno competere invece nel liberare la creatività e inventare davvero strumenti nuovi per farci comunicare meglio.