Chronik | Mafie

Fame di verità e giustizia

Ogni anno il 21 marzo è la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
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(C) Fabio Petrini
Foto: (C) Fabio Petrini
  • La Giornata è giunta alla XXXI edizione e anche a Bolzano si terrà un presidio alle ore 11 in largo Falcone e Borsellino organizzato dall’ANPI mentre a Torino si svolgerà la Commemorazione nazionale  „Fame di verità e giustizia“.

    Sono 1.117 i nomi che verranno scanditi per non dimenticare da quando, durante una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, Carmela, incontrò Luigi Ciotti al quale, stringendogli forte il braccio, disse che suo figlio non si chiamava scorta, come di solito si diceva ricordando la terribile strage di Capaci quando si era soliti affermare che in quella strage era morto il giudice Falcone assieme agli uomini della sua scorta.

    Suo figlio aveva un nome e un cognome, era Antonino Montinaro ucciso a Capaci assieme a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Da quel 21 marzo 1996 scandire i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, ha il valore di farli vivere ancora, per non farli morire mai.

    Si fa memoria, ma anche storia perché ognuno di loro è stato ucciso in determinate circostanze, e per precise ragioni che si possono cogliere meglio se si guarda al contesto storico in cui sono vissuti.

    In quell’elenco ci sono tanti sindacalisti e contadini, e scorrendoli ad uno ad uno si possono ripercorrere le vicende delle lotte contadine che hanno costellato la storia del nostro paese e delle battaglie per il lavoro, la terra, la democrazia. Il movimento antimafia nasce nelle campagne siciliane del secondo dopoguerra quando i contadini organizzati dai sindacati e dai partiti occupano le terre dei feudi chiedendo la riforma agraria e si scontrano con i gabellotti, con gli agrari, con i mafiosi con la polizia.

    Sono lotte memorabili, epiche, che coinvolsero l’intero Mezzogiorno e che videro le donne in prima fila, combattive come non mai. Alcuni nomi sono impressi nella memoria collettiva perché hanno rappresentato momenti cruciali di quelle lotte. 54 sono i nomi di sindacalisti ricordati nelle targhe affisse presso varie sedi della CGIL e vittime innocenti delle mafie.

    Cristina Masera