“La riforma mira a indebolire il CSM”
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SALTO: Avvocata Basile, qual è la ragione più importante che la spinge a votare no?
Voterò NO perché questa riforma altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la qualità della vita democratica.
I sostenitori del Sì parlano della separazione delle carriere come di una svolta necessaria per riequilibrare il sistema, mentre i sostenitori del No temono un indebolimento della magistratura. Quale di questi due rischi le sembra più concreto e perché?
L’indebolimento della magistratura è un pericolo concreto. Già oggi le carriere sono di fatto separate: è consentito un solo passaggio di carriera nei primi dieci anni e cambiando regione. Questa è la prova che la riforma costituzionale mira in realtà a indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura e in particolare l’autonomia e indipendenza dei pubblici ministeri. Nella futura Alta Corte che irrogherà le sanzioni disciplinari, su 15 membri, solo 3 saranno sorteggiati tra i requirenti. Tale sproporzione deve farci riflettere, come pure ci deve far riflettere l’elezione del CSM a sorteggio. Mentre i membri togati saranno sorteggiati tra tutti i magistrati, quelli laici verranno sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento. È un metodo che priva il CSM della sua legittimazione democratica e autorevolezza.
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Verso il referendum
In vista del referendum costituzionale sulla giustizia, SALTO ha posto sei domande sulla riforma a chi lavora nell’ambito del diritto, per esporre le ragioni del sì e del no. Nel prossimo episodio di questa serie di articoli sentiremo il parere dell’avvocato Nicola Canestrini.
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Se la riforma fosse approvata, come cambierebbe il rapporto tra magistratura e politica?
Nella maggior parte dei paesi in cui le carriere sono separate i pubblici ministeri finiscono per essere posti sotto il controllo del governo. È un rischio che non possiamo correre.
Se questa riforma entrasse in vigore domani, cosa cambierebbe nei Tribunali italiani tra un anno? Quali sarebbero le reali conseguenze sulla giustizia?
Sicuramente nessuna conseguenza utile: la giustizia non diverrebbe più rapida né più accessibile. E triplicherebbero i costi di gestione del CSM – già milionari –, mentre quando si tratta di investire per nuovi concorsi, cancellerie, uffici e risorse informatiche non si trovano fondi.
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Silvia Basile
Silvia Basile è un’avvocata bolzanina, attualmente ricopre il ruolo di presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bolzano.
Foto: Andy Odierno/SALTO -
Secondo lei questa consultazione affronta davvero i problemi strutturali della giustizia italiana o rischia di essere una risposta simbolica a un malessere più profondo?
Questa riforma non risolve i veri problemi della giustizia: non riduce la durata dei processi, causata dalla carenza di organico a tutti i livelli. Questa dovrebbe essere la priorità assoluta nell’interesse di cittadine, cittadini e imprese.
Se dovesse convincere un elettore indeciso con un solo argomento, quale userebbe?
La legge è uguale per tutti solo se chi la applica è libero da condizionamenti della politica. Votare NO serve a proteggere la magistratura, perché la magistratura possa proteggere noi.
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Il referendum
La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere (nota come “riforma Nordio”) è una modifica approvata dal Parlamento italiano che ridefinisce profondamente l’ordinamento della magistratura: distingue formalmente i percorsi professionali dei giudici da quelli dei pubblici ministeri, crea due Consigli Superiori della Magistratura separati anziché uno solo e introduce anche un nuovo organismo disciplinare e un sistema di selezione dei membri tramite sorteggio anziché elezione tradizionale. Queste modifiche non sono ancora in vigore perché, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi nelle Camere, devono ora essere confermate o respinte dagli elettori tramite un referendum costituzionale (in programma il 22-23 marzo 2026). I cittadini dovranno decidere se approvarle definitivamente o mantenere l’attuale assetto costituzionale.
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