Wirtschaft | Le indagini

Al setaccio le fondazioni Laura e Arual

In Austria e Liechtenstein continuano le indagini su SIGNA e l'uso delle fondazioni per nascondere „il tesoro“ di Benko. News.at pubblica molti dettagli sui passaggi di denaro. Bertacchi: „Hager? Ora non dice nulla, potrebbe essere chiamato a testimoniare“.
René Benko
Foto: ANSA
  • In Austria la tempesta Signa non si è ancora placata. Ogni due-tre giorni i giornali fanno a gara per dare notizie in esclusiva sulle indagini riguardanti il crollo del castello di carte immobiliare costruito da René Benko. 

    Mentre al Landesgericht di Innsbruck sono arrivate le prime due condanne, i creditori e un’intera armata di avvocati cercano di andare all’assalto delle presunte “casseforti”: tentativo fin qui reso difficilissimo proprio dalla natura delle Privatstiftungen, capaci di trasformarsi in bunker giuridicamente inespugnabili. È su questo punto che si concentrano due articoli di news.at e della Kronenzeitung, uno di fine  ottobre 2025, che ricostruisce la costruzione del “regno delle fondazioni” e la logica di protezione patrimoniale; e uno del 22 gennaio 2026, centrato sulle novità contenute in una recente relazione di 93 pagine del curatore fallimentare tirolese, con dettagli di pagamenti e causali che, se confermati, potrebbero cambiare il profilo dell’intera partita (i due giornalisti che hanno firmato gli articoli sono Reinhart e Fleckl, coloro che hanno scritto il libro Inside Signa). 

     

    “Essendo pendente il processo a carico di Benko dove potrebbe essere chiamato a testimoniare il mio cliente ritiene più opportuno non anticipare alla stampa dichiarazioni sulla Stiftung.”

     

    Un ruolo importante nella vicenda lo riveste la Laura Privatstiftung (laura è il nome della figlia di Benko), della quale l’ex braccio destro altoatesino del tycoon austriaco, Heinz Peter Hager è stato presidente del Vorstand fino al dicembre 2024. Abbiamo chiesto all’avvocato di Hager, Carlo Bertacchi, se il suo cliente volesse rispondere ad alcune domande riguardo alle ultime novità: “Essendo pendente il processo a carico di Benko dove potrebbe essere chiamato a testimoniare il mio cliente ritiene più opportuno non anticipare alla stampa dichiarazioni sulla Stiftung”, ha risposto  il legale.

    Secondo quanto si legge nei due articoli di news.at nel cuore del sistema-Signa ci sarebbero due fondazioni private austriache: la Familie Benko Privatstiftung e la Laura Privatstiftung

    L’elemento rilevante non è soltanto la presenza di queste strutture, ma l’uso che ne viene fatto: Reinhart sostiene che la Familie Benko Privatstiftung abbia agito meno come fondazione “classica” e più come una società intermedia di partecipazioni, tanto da essere utilizzata perfino per agganciare investitori esterni alla Signa Holding. Un costrutto che, sempre secondo news.at, avrebbe “mascherato abilmente” i reali rapporti di proprietà e potere. Perfino co-investitori di peso – viene citato spesso il Signor “Strabag”, bolzanino d’adozione, Hans Peter Haselsteiner – sarebbero rimasti fino al collasso “in larga parte all’oscuro” di quanta forza decisionale fosse effettivamente concentrata in René Benko.

    News.at inserisce qui un giudizio condiviso da molti in Austria: anche ammesso il rispetto formale dei requisiti di legge, difficilmente sarebbe stato nelle intenzioni del legislatore che una Privatstiftung venisse degradata a semplice “Durchlaufgesellschaft”, una società di transito. Il tema è la Zweckentfremdung, lo snaturamento: la fondazione non come istituto patrimoniale, ma come snodo funzionale dentro una catena societaria. E su questi aspetti nei media della Vaterland si discute continuamente.

    Il passaggio più esplosivo del primo articolo riguarda però la strategia di protezione rispetto ai creditori. Secondo Reinhart, ciò che rende davvero efficace la fondazione non è soltanto la sua esistenza, ma quando viene istituita e chi la governa. Il tempismo è decisivo: una Privatstiftung sviluppa la sua piena “funzione scudo” solo se viene costituita in tempo utile; chi la crea a collasso imminente ha già perso parte dei benefici. Ma c‘è una soglia ancora più delicata: la collocazione di persone fidate nelle posizioni chiave – a partire dal Stiftungsvorstand – figure formalmente indipendenti che, nella pratica, fanno ciò che dice il fondatore. Anche la scelta dei beneficiari seguirebbe una logica di fiducia interna: nel caso Benko vengono citati, tra gli altri, la madre e i figli.

    Per rendere più opaca un’architettura già complessa, scrive Reinhart, in Austria esiste una ricetta tipica: introdurre una componente Liechtenstein, tramite fondazioni o “Anstalten”, aggiungendo un’altra giurisdizione e guadagnando tempo e vantaggio strategico in caso di indagini e contenziosi. Secondo il giornale austriaco, René Benko avrebbe fatto ricorso a questo schema transfrontaliero e lo avrebbe fatto anche “ispirandosi” al suo ex partner in Signa, il commerciante di diamanti Beny Steinmetz.

    È in questo contesto che arriva il capitolo più concreto – e più pesante –: l’oro fisico. News.at ricorda che le sue ricerche dell’aprile 2024 avrebbero portato alla luce depositi d’oro in fondazioni liechtensteiniane, arrivati a un valore massimo di oltre 80 milioni di euro. Le fondazioni, sempre secondo la ricostruzione, sarebbero strettamente intrecciate tra loro: a volte con posizioni di beneficiari, a volte tramite transazioni fra veicoli.

  • H.P Hager e René Benko: Il commercialista bolzanino e l'ex tycoon Foto: Rainews.it
  • Costrutto “senza proprietario”?

    Per “provare” il meccanismo, Reinhart cita un esempio: la fondazione liechtensteiniana ARUAL (Laura al contrario). Nell’autunno 2022, quando l’aria per Signa era già diventata “sensibilmente più sottile”, ARUAL avrebbe venduto oro e titoli per milioni. Subito dopo avrebbe trasferito circa 18 milioni di euro verso l’Austria con causale “Vergütung” (compenso). Il denaro sarebbe atterrato su un conto della Laura Privatstiftung e, secondo news.at, risulterebbe fin qui sottratto all’aggressione dei creditori. Il giornale mostra anche uno screenshot di un estratto conto“ in cui risultano anche un versamento di 30.000 euro verso una società immobiliare che ha sede a pochi passi dalla Stazione di Bolzano e uno di 1.700 euro verso una società di consulenza austriaca.

    Il secondo articolo, del 22 gennaio 2026, alza ulteriormente il livello, perché non propone solo una cornice ma introduce una sintesi degli atti contenuti in un documento ”esclusivo“. News.at scrive che tra Natale e Capodanno la ”Causa Benko“ accelera: emergono indagini di investigatori speciali dell’Amt für Betrugsbekämpfung (Ufficio per la lotta alle frodi) e il focus si concentra in particolare sulla fondazione liechtensteiniana Ingbe. La domanda centrale sarebbe se Ingbe fosse davvero un costrutto ”senza proprietario“ (eigentümerlos), come impone la teoria delle fondazioni, oppure se fosse invece sotto controllo del fondatore e quindi ”solo per finta“. Se questa interpretazione dovesse imporsi in procedimento e davanti al giudice, il patrimonio della fondazione – dove ”si sospetta ancora la presenza di centinaia di milioni" – verrebbe attribuito a Benko, con conseguenze fiscali e penali molto pesanti. Eventuali condanne per reati finanziari, poi, non si dissolverebbero automaticamente dentro quelle per reati patrimoniali: per frode finanziaria in Austria sono previsti fino a dieci anni e nel peggiore dei casi l’esposizione complessiva potrebbe arrivare a vent’anni. 

  • Davvero tanti soldi

    Ma il cuore dell’articolo, e la sua novità principale, è il consolidamento del fronte a Vaduz del quale SALTO scrisse qualche mese fa. Secondo quanto si legge su news.at, all’inizio di dicembre 2025 il curatore fallimentare tirolese Andreas Grabenweger deposita, tramite uno studio legale liechtensteiniano, una causa per “aprire” la fondazione e rendere accessibile il patrimonio ai creditori. L’atto sarebbe di 93 pagine e conterrebbe dettagli notevoli: l’obiettivo dichiarato sarebbe portare nel perimetro aggredibile beni che vanno “dalle ville sul Garda al contante e all’oro”.

    Gli avvocati ottengono un primo risultato con una misura cautelare (einstweilige Verfügung), descritta da esperti legali come un formalismo prevedibile, ma con effetti immediati: la capacità operativa dei board della fondazione viene limitata e vengono congelati beni per circa 50 milioni di euro. Poi arrivano i dettagli operativi della causa: news.at sostiene che nelle settimane successive al crollo Signa la fondazione avrebbe disposto una serie di transazioni sospette.

    Viene citato anzitutto un bonifico del 18 gennaio 2024: la Ingbe-Stiftung avrebbe trasferito circa 10 milioni di euro ancora alla Laura Privatstiftung. Il passaggio sarebbe avvenuto attraverso il conto fiduciario di uno studio legale viennese, sul quale in precedenza sarebbero confluiti circa 28 milioni provenienti dalla vendita dell’immobile Signa “Graben 19”. Il dettaglio che rende esplosivo il passaggio è la causale indicata: “il prezzo d’acquisto per un’opera d’arte”, nello specifico “Basquiat – Self Portrait”. Secondo il giornale viennese, il quadro era prima nel patrimonio di una controllata della Laura Privatstiftung.

    Segue una seconda transazione: il 4 marzo 2024 circa 9,34 milioni sarebbero stati trasferiti dal conto fiduciario a un notaio con causale “AMERIA INVEST AG – Teilrückzahlung”, rimborso parziale, nonostante fosse già pendente una richiesta di apertura della procedura d’insolvenza contro Benko. Pochi giorni dopo, il 7 marzo 2024, Ingbe avrebbe tentato un ulteriore trasferimento di 2,5 milioni verso la società lussemburghese LANDGRAF S.A., attribuita alla sfera ARUAL: un versamento che non sarebbe stato eseguito. Infine, il 21 maggio 2024, quanto rimasto sul conto fiduciario viene sequestrato dal Landesgericht für Strafsachen Wien.

    L’ultima parte del pezzo si concentra su un punto che, se confermato, demolirebbe l’idea di fondazioni autonome: secondo news.at e Krone ci sarebbe stata un “intenso e regolare” coinvolgimento di René Benko nelle attività delle fondazioni, sia in Austria sia in Liechtenstein, in particolare nei rapporti con le banche. Contatti e apertura di relazioni tra Laura e Ingbe e gli istituti finanziari sarebbero passati in alcuni casi direttamente da Benko. L’articolo cita un episodio puntuale: il 10 marzo 2021, Benko contatta personalmente un top manager della banca svizzera Julius Bär, parlando delle fondazioni come “unsere family offices”, “i nostri uffici di famiglia

    News.at riporta anche un estratto testuale sulla Laura Privatstiftung: ”Betreffend Laura Privatstiftung…“ e poi l’intenzione di aumentare nel corso di aprile il deposito titoli di ulteriori 50-70 milioni, così che Julius Bär arrivi a gestire tra 80 e 100 milioni; la disponibilità a fornire documenti e informazioni sul gruppo Laura PS; e l’idea di discutere tra marzo e aprile dettagli di un credito quadro e ”ulteriori 100 milioni" di titoli in gestione. Davvero tanti soldi.
    Come detto, stando a quanto riferisce l’avvocato Bertacchi, Heinz Peter Hager, presidente del Vorstand della Laura Privatstiftung fino a dicembre 2024, si attende di essere chiamato a testimoniare nell’eventuale processo.